Nuove carte sulla morte di Fred Hampton

Dal blog https://jacobinitalia.it

Aaron J. Leonard Conor A. Gallagher 6 Aprile 2021

Dai fascicoli dell’Fbi sulla gestione degli infiltrati emergono ulteriori dettagli della sporca guerra dei federali alle Pantere nere

L’uscita di Judas and the Black Messiah ha nuovamente messo sotto i riflettori la polizia di Chicago e la colpevolezza dell’Fbi nell’omicidio di Fred Hampton, il leader emergente del Black Panther Party (Bpp) nel cruciale 1969. Nel nostro precedente articolo abbiamo documentato gli sforzi dell’ufficio specificamente diretti contro Hampton e sottolineato la necessità di maggiori informazioni per comprendere meglio le circostanze che ruotano attorno al suo omicidio.

Da allora, siamo riusciti a mettere le mani sulle 433 pagine dei fascicoli ufficiali dell’Fbi Cointelpro sul Black Panther Party (Bpp) di Chicago. Insieme a queste, l’Fbi, in base a una richiesta di libertà di informazione di Aaron Leonard, ha reso disponibii altre 490 pagine sul dipendente e gestore dell’informatore dell’Fbi e pantera nera William O’Neal, l’agente speciale Roy Martin Mitchell.

Con queste nuove informazioni, due cose vengono messe a fuoco con maggiore nitidezza. In primo luogo, le operazioni di controspionaggio dell’Fbi contro il Bpp di Chicago erano incentrate particolarmente sul sabotaggio della capacità del gruppo di unirsi e lavorare con altre organizzazioni. In secondo luogo, l’informatore William O’Neal, che aveva ottenuto una posizione di leadership nella sezione di Chicago, fu una risorsa molto più cruciale – oltre alla complicità nell’omicidio di Fred Hampton – di quanto si pensasse in precedenza.

Queste scoperte, oltre a rimpolpare la documentazione storica, danno un quadro più chiaro del pensiero che stava a monte delle misure dell’Fbi per distruggere la sinistra. Una più completa comprensione di queste teorie e di questa metodologia è importante per una nuova sinistra che mira a evitare l’opera di distruzione dell’Fbi nel ventunesimo secolo.

Students for a Democratic society

Nel 1969, Students for a Democratic Society (Sds), la più grande organizzazione studentesca radicale degli anni Sessanta, si sciolse, in seguito alle divisioni interne e agli sforzi dell’Fbi per impedire al gruppo di evolversi e andare oltre la sua caratteristica inclusiva per formare un’organizzazione più disciplinata e radicale. Detto questo, non sorprende che i servizi segreti abbiano lavorato seriamente anche per sabotare le relazioni tra Sds, la cui sede nazionale era allora a Chicago, e il Black Panther Party locale.

A tal fine, c’erano due Cointelpro – operazioni ufficiali di provocazione proposte, approvate ed eseguite nella gerarchia dell’Fbi – documentate nei file che riguardavano l’Sds. Il primo schema mirava a minare il rispetto del Bpp nei confronti della Sds. Come ha scritto il capo dell’Fbi di Chicago al direttore del Bureau, «attraverso informatori del Bpp e altri informatori nazionalisti neri fanno circolare il sospetto che l’Sds stia sfruttando il Bpp cercando di usarlo come ‘carne da cannone’ per una rivoluzione bianca».

L’idea era utilizzare le differenze razziali e di classe dei due gruppi l’uno contro l’altro. Ciò emerge nel promemoria «Cointelpro-New left» del 1 maggio 1969: «Bisogna alimentare l’immagine di studenti bianchi che studiano nelle università mentre le Pantere nere stanno andando in prigione o vengono uccise nel ghetto». L’Fbi era ottimista sul successo di questa impresa: «Si ritiene che il Bpp sarà ricettivo alle accuse di sfruttamento dei bianchi e potrebbe reagire con forza, indebolendo o dissolvendo l’alleanza con Sds».

A scanso di ogni rischio, il Bureau scriveva che se quel piano non avesse funzionato, avrebbero anche potuto minare l’Sds, amplificando la già considerevole capacità difensiva degli studenti radicali nei confronti dei Panthers. Se il Bpp accetta quanto sopra, ma non rompe con Sds possono essere incoraggiati a «sfruttare» Sds facendo ulteriori richieste al fine di «dimostrare la loro lealtà». L’aumento della richiesta di fondi e la stampa gratuita dei testi del Bpp potrebbero gravare sulle finanze degli Sds.

Questo Cointelpro fu approvato con l’Fbi che dava istruzioni affinché «alle fonti vengano date versioni diverse in modo che tutto ciò non sembri un piano». Come spiegavano:

Nelle circostanze attuali, Sds sta fornendo un supporto completo, quasi servile al Bpp, il che metterebbe a repentaglio la reputazione di qualsiasi informatore Sds che critichi il Bpp. In caso di esitazione del supporto Sds al Bpp, gli informatori verrebbero utilizzati per incentivare ogni spaccatura in corso.

L’Fbi si stava infilando in una situazione complessa nel 1969, con l’Sds lacerata da un aspro dibattito tra una fazione che sosteneva unilateralmente il Bpp e un’altra incarnata nella Worker-Student Alliance del Partito Progressista Laburista, che si schierò contro il Bpp, sostenendo che «ogni nazionalismo è reazionario».

In quel contesto, ciò che colpisce di questo schema è quanto strettamente corrispondesse a un evento che si verificò effettivamente. Jeremy Varon nel suo libro Bringing the War Home racconta l’ascesa e la caduta del Weather Underground, una scheggia di Sds che finì per scegliere la violenza politica. Varon racconta un caso in cui il Bpp aveva bisogno del supporto logistico di Sds all’indomani dell’uccisione della Pantera nera Jake Winters:

Nel ricordo di [Weatherman Russell] Neufeld, le Pantere avevano voluto che Weatherman stampasse il manifesto commemorativo per Winters; ma ai Weatherman, non avendo fondi a disposizione, non erano stati in grado di fornire quell’aiuto. Così le Pantere, guidate da Hampton, presero d’assalto la sede dei Weatherman e li picchiarono con delle spranghe, recitando motti di Stalin. I Weathermen rimasero sbalorditi dall’irruzione delle Pantere, attribuendola all’immensa pressione a cui erano sottoposti. Neufeld fu bastonato da Hampton e ancora oggi ha una cicatrice sulla testa.

Anche se non possiamo dire con certezza che il piano dell’Fbi ebbe un impatto sulle azioni delle Pantere, è notevole il modo in cui corrisponde agli obiettivi del Bureau delineati nella loro proposta Cointelpro. In questo senso stavano cogliendo le divisioni esistenti tra i due gruppi.

I Weathermen in particolare erano assillati dall’idea del loro «privilegio da bianchi» della classe media ed erano restii a rompere con le Pantere. Da parte loro, queste ultime avevano «fonti» dell’Fbi che suggerivano che la Sds stesse mancando loro di rispetto.

Nation of Islam

Chicago era anche la sede della Nation of Islam (Noi), il cui leader Elijah Muhammad veniva menzionato nel promemoria Cointelpro del marzo 1968, che delineava un programma per minare e distruggere le organizzazioni nazionaliste nere. In quella nota, Muhammad viene indicato come un potenziale «messia» in grado di «elettrizzare il movimento militante nazionalista nero». Tuttavia, rispetto al Bpp di Chicago lo si nomina soprattutto in relazione a un altro obiettivo del Cointelpro denoninato «Black Hate»: «Prevenire la coalizione di gruppi nazionalisti neri militanti».

Nello specifico, in un promemoria del giugno 1969, l’Fbi suggerì di inserire una vignetta sul giornale del Noi Muhammad Speaks. L’obiettivo era quello di «fare appello alla vanità di Elijah Muhammad, il Bpp verrebbe descritto come l’ennesimo gruppo nero che si è venduto o è controllato dai bianchi». Sebbene le vignette non siano incluse nel file rilasciato, un nota descrive nel dettaglio lo schema e suggerisce l’immagine di «un radicale bianco che cavalca una pantera nera».

Nel preparare questa proposta, il Bureau ha dato il permesso all’ufficio di Chicago «di sondare con prudenza CG 6896-R [un codice informatore: CG significa Chicago, 6896 è il numero unico e R sta per informatore razziale] associato alla Nation of Islam (Noi) sulla pubblicazione di Muhammad Speaks e la possibilità di tentare di far utilizzare queste vignette, o un fumetto, da questa pubblicazione per ottenere una diffusione capillare».

L’Fbi rinunciò al piano, non perché avesse cambiato idea, ma per mantenere segreta l’identità del proprio informatore. Come scrissero nel luglio 1969:

Chicago considera decisamente che questa fonte, che occupa una posizione molto delicata e sensibile con la Noi [sebbene non sia un membro], non dovrebbe in alcun modo essere pressata o persuasa a intraprendere o avviare alcuna azione che in qualsiasi modo lo comprometterebbe…

Questa è una voce particolarmente intrigante, che suggerisce che l’Fbi abbia avuto contatti con qualcuno con accesso di alto livello alla Nation of Islam, un gruppo molto sospettoso al quale l’Fbi, composta prevalentemente da bianchi, aveva una capacità minima di avvicinarsi senza essere immediatamente riconosciuti. Chi fosse quella persona, tuttavia, per ora deve rimanere un mistero.

Nel luglio 1970, il Bureau valutò che, data l’acrimonia tra il Bpp e la Noi – un gruppo incline al socialismo rivoluzionario e che sostiene fermamente il separatismo nero – la migliore linea d’azione fosse non fare nulla. Come si legge, «il Bpp e la Noi sono già in disaccordo» e «si dovrebbe consentire che questa tendenza prosegua indisturbata…». Dal punto di vista del Bureau, «se mai fosse diventato di dominio pubblico che l’Ufficio di presidenza partecipava alla creazione di una controversia tra gruppi neri», la cosa si sarebbe rivelata «più imbarazzante».

Pubblicazioni del Bpp

È noto da tempo che l’Fbi avesse fatto circolare un libro da colorare, che si presumeva fosse pubblicato dalle Pantere Nere, con l’obiettivo di far apparire il gruppo assetato di sangue e violento, alienandogli così un più ampio consenso pubblico. Più sottotraccia era il piano dell’Fbi per utilizzare il materiale delle Pantere contro di loro. L’ufficio spedì in forma anonima i biglietti di auguri natalizi del Bpp a «redattori di giornali, funzionari pubblici, uomini d’affari responsabili e sacerdoti». L’obiettivo era quello di rendere i destinatari «consapevoli della natura viziosa del Bpp».

Non è chiaro quale effetto abbia avuto, se ce ne sono stati. Ma l’idea di utilizzare i materiali di un gruppo contro di esso – inviandolo a forze che l’avrebbero percepito come ostile – era un metodo coerente dell’Fbi nel periodo dei lunghi anni Sessanta.

Una proposta del maggio 1970 segnò una svolta per questo metodo: suggeriva di inserire una pagina nel quotidiano Black Panther come se fosse una pagina del giornale che «potrebbe contenere materiale critico nei confronti dei militanti e della politica del Bpp locale, comprese le minacce di espellere i membri [sic] e chiedere il riallineamento della sezione». A tal fine, venne svolta una «indagine preliminare» all’aeroporto O’Hare di Chicago – sostenendo di avere una fonte lì – e fu stabilito che «è possibile accedere alle spedizioni del giornale delle Pantere in condizioni di sicurezza».

L’esito di questo progetto non è noto. Realizzarlo sarebbe stata una grande impresa logistica, per non parlare dell’essere vulnerabili all’esposizione tramite una semplice chiamata all’ufficio di Oakland. Tuttavia, l’obiettivo di scindere il gruppo attraverso l’uso della sua stessa stampa – intercettata in aeroporto – colpisce per la sua audacia.

L’informatore

Le proposte e le azioni di cui sopra facevano parte delle operazioni ufficiali Cointelpro, il che significa che avevano criteri specifici da soddisfare e procedure da seguire prima di poter essere implementate dall’Fbi. Nell’attuazione di tali piani, tuttavia, un elemento del lavoro del Bureau ha avuto a che fare con qualcosa di più basico: l’uso di informatori che hanno guadagnato una posizione di fiducia all’interno dei gruppi ai quali si rivolgevano. Questi informatori non svolgevano solo funzioni di intelligence, servivano anche a raggiungere gli obiettivi dell’Fbi operando internamente all’interno del gruppo finito nel mirino. Nel caso del Bpp di Chicago, nessun informatore è stato più emblematico di questi sforzi di William O’Neal.

Oggi, O’Neal è meglio conosciuto per essere il personaggio di Giuda interpretato da LaKeith Stanfield in Judah and the Black Messiah. O’Neal, tuttavia, non è un personaggio di invenzione, piuttosto è la persona che ha fornito la planimetria per il raid della polizia durante il quale ci sarebbero stati gli omicidi di Fred Hampton e Mark Clark. Tuttavia O’Neal, che era stato reclutato dall’agente speciale dell’Fbi Roy Martin Mitchell, si era unito alle Pantere di Chicago prima dell’ascesa di Hampton alla carica di presidente della sezione e ha continuato a stare nell’organizzazione per un anno dopo gli omicidi di Hampton e Clark. Quindi vale la pena esaminare la sua attività come membro Bpp dell’Illinois allargando lo spettro.

Mentre il Bpp di Chicago cercava di espandersi nel febbraio 1969, l’Fbi riferì che alla sezione si era avvicinata una fazione della banda del West Side Chicago, i Vice Lords, guidati da Edward Pepilo Perry. Perry «si offrì di unirsi al Bpp, rinunciando alla precedente identità di Vicelords [sic]». L’Ufficio di presidenza, tuttavia, desiderava impedire la crescita del Bpp, in particolare la sua fusione con altri gruppi. Per sabotare questa possibilità l’infiltrato fu incaricato di sollevare sospetti sui Vice Lords:

Il Bpp è ben consapevole che la Gang Intelligence Unit del Dipartimento di Polizia di Chicago, guidata dal Capitano William Buckney, ha molte fonti in tali bande, forse anche giovani ufficiali di polizia neri. La fonte (CG 7251-R PROB) [O’Neal] è stata incaricata di giocare su questa paura delle bande giovanili, in quanto nel reclutare membri delle bande il Bpp potrebbe reclutare spie della polizia. In questa particolare occasione la fonte era in conversazione personale con Hampton, nel corso dell’incontro con Perry, e gli ricordava questo pericolo.

Il lavoro di O’Neal sembrò aver raggiunto l’obiettivo, con l’Fbi che in seguito scrisse: «Si ritiene che questa cautela nei confronti di Hampton abbia avuto un ruolo considerevole nella riluttanza del Bpp ad accettare Perry, come normalmente ci si sarebbe potuto aspettare». In altre parole, William O’Neal, l’informatore dell’Fbi, che avrebbe svolto un ruolo fondamentale nell’uccisione dello stesso uomo al quale dava suggerimenti, sta dicendo a Hampton che ha bisogno di diffidare degli informatori.

O’Neal non stava solo minando l’unità, aiutava anche a far arrestare le Pantere. Già nell’aprile 1969, il Bureau riferiva di quanto fosse stato determinante nell’arresto di più Pantere:

[Un] numero di arresti a livello locale per i membri del Bpp è stato effettuato principalmente attraverso le informazioni fornite dalla fonte del Bpp di Chicago, CG 7251-R (PROB) [O’Neal]. Le informazioni sono state rese disponibili all’Ufficio di presidenza in precedenza, sotto la didascalia Bpp; tuttavia, in breve si riferisce all’arresto, il 28 marzo 1969, di cinque membri del Bpp, di ritorno a Chicago da un comizio la sera precedente a Racine, nel Wisconsin, è stata fatta [al] dipartimento di polizia di Chicago (Pd) una descrizione dell’automobile utilizzata per questo viaggio, insieme all’indicazione che diversi di questi membri del Bpp sarebbero stati armati.

Nello stesso momento in cui stava minando il gruppo, O’Neal stava salendo di grado. Nel luglio 1969 non era più capo della sicurezza di Chicago, essendo diventato capo dello staff dell’organizzazione a livelllo statale. A O’Neal era stata offerta la posizione di Capo della sicurezza ma rifiutò «dicendo che il Partito è pieno di informatori e non vuole fare questo lavoro» – una mossa esperta dato quanto alto fosse il livello di sospetto e paranoia sugli infiltrati all’epoca: una paranoia che O’Neal stesso stava cercando di creare.

Roy Mitchell

Il gestore di O’Neal, Roy Mitchell, continuava a ricevere elogi interni all’indomani dell’uccisione di Fred Hampton, anche se è meno chiaro per cosa venisse elogiato. Questa lode si trova in un’informativa al Sac di Chicago Marlin W. Johnson, di J. Edgar Hoover, datata 18 marzo 1970, nella quale vengono elogiati alcuni agenti anonimi nell’ufficio di Chicago. Come scrive Hoover: «Tramite te [Johnson], voglio elogiare quegli agenti dell’Ufficio di Chicago che hanno partecipato in modo così competente a un compito di notevole interesse per l’Ufficio nel settore della sicurezza».

Un certo numero di cose risaltano in questo memo, pubblicato qui per la prima volta. Il primo è l’obliquità del suo contenuto, scritto in modo tale che il lettore non informato non abbia idea di quale fosse il «compito di notevole interesse». Il secondo è il fatto che il nome di Roy Mitchell è scritto a mano in alto, invece di essere digitato nel promemoria stesso. E infine c’è un timbro in fondo alla missiva, «RIMOSSO DAL FILE 67 – NON REGISTRATO». Tutto ciò suggerisce che, a differenza di un precedente encomio a Mitchell subito dopo l’omicidio di Hampton, chi lo dirige è molto attento a ridurre al minimo la traccia cartacea di Mitchell, che stava raccogliendo attenzioni indesiderate per il suo ruolo nell’assassinio.

L’effettiva natura del «compito di notevole interesse» al quale si fa riferimento in questo memo per ora rimane un mistero. Forse una volta che i documenti contenuti nel fascicolo dell’infiltrato William O’Neal saranno resi pubblici, le cose diventeranno più chiare.

Il senso trasversale di quel promemoria è meno presente in un altro encomio diretto ai file di Mitchell – anche se, ancora una volta, il nome di Mitchell è scritto a mano in alto e il timbro sulla rimozione del file appare in basso – per gli agenti di Chicago che hanno lavorato per arrestare Angela Davis: «Voglio elogiare, tramite voi, quegli agenti dell’Ufficio di Chicago che si sono comportati in modo così efficace rispetto alle indagini sulla latitante inclusa nella lista delle dieci più ricercate, Angela Yvonne Davis, oggetto di un caso di fuga illegale per evitare il processo».

Sebbene non ci siano dettagli, ciò che emerge è che il lavoro dell’ufficio a Chicago – incluso quello di Mitchell, che ha fornito informazioni che sarebbero state infine utilizzate dalla polizia di Chicago per assassinare Fred Hampton e Mark Clark – era diventato incredibilmente efficace, come sottolinea il fatto che il vertice dell’Fbi avesse elogiato il suo contributo nel raggiungere obiettivi considerati di rilievo nazionale.

Don’t get fooled again

Ciò che emerge in questo nuovo materiale è il successo dell’Fbi nel cogliere le debolezze della sezione di Chicago, non solo l’accresciuta vulnerabilità derivante dalla dinamica degli attacchi della polizia e dell’autodifesa armata, ma anche da voci e allusioni.

La contesa politica, spesso confusa, all’interno dell’organizzazione fu in definitiva decisiva, il Bpp si sarebbe spaccato nel marzo 1971 in due posizioni ugualmente nefaste, la filosofia riformista della «sopravvivenza in attesa della rivoluzione» di Huey P. Newton e la tendenza di Eldridge Cleaver verso la violenza. Ma le misure adottate dalle forze dell’ordine hanno svolto un ruolo non trascurabile in questi sviluppi.

I successi dell’Fbi sono dovuti in gran parte al fatto che l’ufficio di presidenza avesse piazzato un infiltrato in una posizione di crescente potere, dalla quale poteva informare su chi era al comando, sullo stato di appartenenza, se avesse potuto avere armi o essere altrimenti legalmente vulnerabile, per non parlare del senso delle controversie interne, sia politiche che personali.

Non possiamo tornare a prima dell’omicidio di Fred Hampton e degli sforzi distruttivi contro le Pantere Nere a Chicago da parte dell’Fbi. Ma possiamo capirli, e molto meglio di quanto fosse possibile cinquantuno anni fa. Armata di tale conoscenza, una nuova leva di attivisti di sinistra – che conoscono i pericoli delle voci incendiarie, i danni del settarismo e di quanti incoraggiano individui e organizzazioni, siano essi infiltrati o semplicemente estremisti, a oltrepassare pericolosamente i limiti della legge – può essere meno esposta alle manovre che tanti danni hanno fatto in passato.

* Aaron J. Leonard è uno scrittore e storico. È autore di A Threat of the First Magnitude: Fbi Counterintelligence & Infiltration From the Communist Party to the Revolutionary Union – 1962-1974(Repeater Books, 2018). Conor A. Gallagher è un ricercatore ed educatore di Brooklyn, New York. Ha scrittoHeavy Radicals: The Fbi’s Secret War on America’s Maoists(2015) con Aaron Leonard. Questo articolo è uscito suJacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.

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