Heinz Bierbaum: «L’Alleanza atlantica non è riformabile»

Dal blog https://www.pressenza.com

13.06.2021Gregorio Piccin

Con l’80,4% della produzione globale di armi e sistemi d’armi controllata dalle proprie multinazionali di bandiera l’Occidente è il protagonista indiscusso della corsa agli armamenti; e con pretesti «umanitari», «democratici» e menzogne poi svelate – vedi lo spionaggio Usa ai danni di Angela Merkel – ha sistematicamente destabilizzato Balcani, Mediterraneo e Medio Oriente spalancando più o meno consapevolmente le porte al jihadismo, asfaltando il diritto internazionale ed il multilateralismo.

Nessun ravvedimento o autocritica, nessuna assunzione di responsabilità: domani a Bruxelles si terrà il vertice Nato che chiuderà un anno di consultazione tra gli alleati per la definizione dell’agenda «Nato 2030» per una rivisitata Carta Atlantica.In un clima politicamente corretto (quote rosa per gli/le esperti/e indipendenti, delegazioni parlamentari, giovani e società civile) si prenderanno decisioni per «rendere una forte alleanza ancora più forte» ha preannunciato il segretario generale Jans Stoltenberg.

Tuttavia le pietanze principali servite al vertice sono come sempre preparate nelle cucine del Pentagono e del complesso militare industriale euro-atlantico: nuova guerra fredda contro Cina e Russia, una spruzzata di lotta al terrorismo e ancora esorbitanti investimenti che dovranno essere «incrementati e spesi meglio».Ma c’è chi dice no: oggi e domani la Sinistra europea ed il movimento internazionale No to war – No to Nato saranno nelle strade ed in video conferenza a Bruxelles per il loro contro vertice. Heinz Bierbaum, della Linke e presidente della Sinistra europea nell’ Europarlamento i lavori con lo slogan «No alla Nato, sì alla Pace».

Presidente, Nato e Pace stanno agli antipodi, ma l’Alleanza è qualcosa di riformabile o è un ferro vecchio?

Non credo che l’Alleanza atlantica sia riformabile. È un prodotto delle guerra fredda e non ha una strategia adeguata per i giorni nostri, fa una politica molto aggressiva, soprattutto nei confronti della Russia. Il presidente francese Macron la descrisse come «morte celebrale».

La Nato, rilanciando la nuova guerra fredda di Biden, definisce Cina e Russia delle minacce ma per molti Paesi europei sono ancora partner commerciali di rilievo strategico. A quali interessi risponde questa nuova guerra fredda?

La nuova guerra fredda è l’espressione della lotta degli Stati uniti per la supremazia. Biden non è Trump e fa un’altra politica economica e sociale, ma per quanto riguarda la politica estera non c’è differenza tra Biden e Trump. “America first” è sempre valido. Gli Stati uniti vogliono i Paesi europei e la Ue come fedeli alleati. Credo che sia necessario che gli stati europei e l’Ue perseguano un’altra politica, una politica non subordinata agli interessi degli Stati Uniti, più indipendente e autonoma.

La Ue è in fase di pesante riarmo. Adeguamento alla richiesta Nato di arrivare al 2% del Pil per le spese militari o autonoma espressione di neocolonialismo?

Siamo chiaramente contrari ad un aumento. È necessario il contrario, cioè la riduzione delle spese militari. La pandemia, che ha reso evidenti i deficit del nostro sistema sanitario: è l’occasione per ridurre drasticamente le spese militari a favore del sistema sanitario ed anche dei servizi pubblici in generale. I Paesi europei non devono cedere alla pressione da parte degli Stati uniti e della Nato.

Non devono essere trattati come una colonia. Gli Usa investiranno 711 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni per modernizzare l’arsenale nucleare. Paesi europei come Italia, Germania, Olanda e Belgio partecipano al Nuclear Sharing della Nato ospitando testate nucleari Usa e addestrando i propri piloti al bombardamento atomico. L’orologio dell’Apocalisse segna 100 secondi alla mezzanotte… Siamo in una situazione molto preoccupante. Una Nato con armi nucleari – un incubo. Occorre una nuova iniziativa per il disarmo, in particolare per quanto riguarda le armi nucleari.

Quali sono le alternative all’unilateralismo Ue-Nato? Quali le strade da seguire per aprire una fase di distensione?

L’alternativa a un mondo bipolare o unilaterale è un mondo multipolare. Occorre un nuovo internazionalismo basato sulla cooperazione e non sul confronto. Si devono riconoscere e rispettare le culture diverse. Noi vogliamo un’Unione europea più indipendente. La Nato deve essere sciolta a favore di un nuovo sistema di sicurezza collettiva che includa anche la Russia.

Presente e passato della belligeranza Nato pongono un serio problema di responsabilità di guerra. In Serbia, ma non solo, si continua a morire per l’esposizione all’uranio impoverito rilasciato con i bombardamenti del 1999. Chi pagherà il conto aperto di questa perdurante strage?

I bombardamenti con uranio impoverito sono un crimine di guerra. Gli effetti erano e sono ancora gravissimi – cancro ed altre malattie. Ci sono molte persone che soffrono. Purtroppo questi fatti non sono molto conosciuti. “…Stiamo valutando la proposta che ci è arrivata dall’Italia, in particolare da Rifondazione Comunista per sostenere la nuova fase di processi alla Nato che stanno partendo in Serbia per risarcire vittime e familiari”.

Pubblicato sul Manifesto https://ilmanifesto.it/heinz-bierbaum-lalleanza-atlantica-non-e-riformabile/

Informazioni sull’Autore

Gregorio Piccin

Gregorio Piccin
Inizia la sua militanza pacifista nel 1991, a diciassette anni, all’epoca della prima guerra del Golfo. Nel 1992, appena diciottenne, vede per la prima volta la guerra in faccia a Mostar (Bosnia Erzegovina) seguendo come volontario civile una carovana della campagna Dai Ruote alla Pace.

Colpito dal “mal di Jugoslavia” segue per il Consorzio italiano di Solidarietà vari progetti rivolti alla popolazione colpita dalla guerra nella riva est della città dove ha vissuto a più riprese e in pianta stabile tutte le condizioni dell’assedio Ustascia: assenza di elettricità e acqua corrente. Lavora per l’Unhcr tra Belgrado e Budapest nel quadro di un programma per il rifornimento di combustibili verso campi profughi ed ospedali nel lungo periodo dell’embargo sulla Serbia.

Studia la storia ed acquisisce il metodo materialista dialettico che gli fa comprendere come la guerra stessa sia un articolato e lucroso processo produttivo. Abbandona quindi il campo umanitario per impegnarsi nella lotta aperta al neocolonialismo e a quella che definisce “privatizzazione della guerra”. E’ stato co-redattore della rivista telematica Intermarx e del bollettino di controinformazione Quemada.

Dal 2009 al 2014 è stato assessore all’ambiente, attività produttive e politiche sociali del comune di Tramonti di Sotto (PN) per cui ha seguito interventi di sostenibilità ambientale e rilancio di produzioni locali di qualità. Ha pubblicato vari articoli e saggi sulle riviste Giano, Guerre e Pace, AlternativeEuropa sui temi della corsa agli armamenti, dei nazionalismi, delle multinazionali, della storia della Jugoslavia socialista. Ha collaborato con Il Manifesto e Le Monde Diplomatique e scrive per il quotidiano on-line FriuliSera.

Per l’editore KappaVu ha curato i libri “Se dici guerra…basi militari, tecnologie, profitti” “Frammenti sulla guerra. Industria e neocolonialismo in un mondo multipolare”. Attualmente segue per Rifondazione Comunista le questioni legate alla corsa agli armamenti, all’industria bellica, alla belligeranza permanente. E’ stato carpentiere, pizzaiolo, conducente di scuolabus, operaio edile, gestore di attività ricettive. Le sue passioni sono l’alpinismo, la pesca in apnea, la falegnameria e la fotografia. Crede fermamente che la vera utopia sia pensare, come umanità, di poter sopravvivere all’attuale modo di produrre e consumare. In questo senso si sente un inguaribile anticapitalista. Numero di voci : 53

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