Perché il gas incendierà le bollette italiane ancora a lungo

Dal blog https://www.startmag.it/

di Marco Dell’Aguzzo

Secondo S&P i prezzi dell’energia in Europa continueranno a crescere fino al 2023, soprattutto in Italia, dove è forte la dipendenza dal gas estero. Ecco dati e previsioni

L’agenzia di rating S&P Global Ratings ha pubblicato pochi giorni fa un’analisi nella quale afferma che i prezzi dell’energia in Europa continueranno a crescere anche nel 2022 e nel 2023, mentre diminuirà l’offerta.

MAGGIORE VOLATILITÀ LEGATA AL METEO

“Gli obiettivi ambientali più ambiziosi dell’Europa”, scrivono gli autori dello studio, “accelereranno la chiusura degli impianti di generazione termica e nucleare, che le rinnovabili non riusciranno completamente a rimpiazzare nei prossimi tre anni, portando a una maggiore volatilità di prezzo legata al meteo” (dal quale le fonti come l’eolico e il solare dipendono per il loro output).

LO SCENARIO PER L’ITALIA

S&P Global Ratings sostiene che i prezzi dell’energia in Italia resteranno più alti di quelli di altri mercati nell’Europa occidentale fino al 2025 a causa di una “carenza di offerta strutturale”. Nel periodo 2022-2025 i prezzi supereranno i 60 euro al megawattora, superiori ai 52 €/MWh del 2019. Nel rapporto si cita la mancanza di forniture energetiche domestiche, e quindi la dipendenza dalle importazioni dall’estero, in particolare da quelle di gas naturale.

Ad abbassare i prezzi dell’energia nel nostro paese contribuirà il potenziamento della capacità di interconnessione con i mercati degli altri paesi, che nel 2025 dovrebbe arrivare a 12,7 gigawatt.

LE PAROLE DI CINGOLANI

Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha detto che nel prossimo trimestre (ottobre-dicembre) le bollette dell’elettricità potrebbero aumentare del 40 per cento a causa dei prezzi alti del gas naturale e delle quote di emissione di CO2. L’aumento non riguarda soltanto l’Italia, ma anche altri paesi europei come la Spagna.

In un’intervista al Corriere della Sera, Cingolani ha specificato che gli aumenti dipendono “per l’80% da incrementi nei prezzi del gas e solo per il 20% da CO2”: ovvero le quote di emissione scambiate tra le aziende nel mercato europeo, arrivate a quasi 60 euro a tonnellate.

“Stiamo cioè vedendo”, ha aggiunto il ministro, “che cosa significa essere dipendenti da determinate fonti di energia come quelle fossili”.

IL GAS PER GLI EMIRATI ARABI UNITI

Se per il governo Draghi il gas è una risorsa dalla quale bisogna distaccarsi, per gli Emirati Arabi Uniti sarà al contrario il carburante della crescita economica per i prossimi cinquant’anni. Lo ha detto Ahmed Al Jaber, ministro dell’Industria e amministratore delegato della società petrolifera statale ADNOC durante la conferenza Gastech 2021.

AUTOSUFFICIENZA RINNOVABILE?

Il ministro Cingolani pensa invece che “se ci impegniamo sugli obiettivi che ci siamo dati come Europa e come Italia, e cioè arrivare al 70% di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili entro il 2030, potremo sganciarci dalle forniture di altri Paesi”. E quindi ridurre l’esposizione ai prezzi esteri del gas naturale.

IL RUOLO DELLA RUSSIA DIETRO L’AUMENTO DEI PREZZI

Prezzi che, secondo il capo della società energetica statale russa Gazprom, continueranno a crescere per via dei bassi livelli di stoccaggio del continente, mentre l’autunno e l’inverno si fanno vicini. La Russia è la maggiore fornitrice di gas naturale all’Italia (segue, a distanza, l’Algeria) e in generale all’Europa, ma le esportazioni di Gazprom verso il Vecchio continente sono inferiori alle sue capacità.

La società ha prenotato solo un terzo della capacità di transito messa a disposizione per il mese di ottobre dal gasdotto Yamal-Europe (31,4 milioni di metri cubi su 89), e nessuna capacità di transito extra tramite l’Ucraina (non è la prima volta). Le scelte stanno contribuendo alla salita dei prezzi.

È probabile che, attraverso questa limitazione dei flussi, la Russia stia cercando di convincere l’Europa dell’importanza del Nord Stream 2 per la sua sicurezza energetica. Si tratta del gasdotto sotto il mar Baltico che collega direttamente la Russia alla Germania, senza passare per l’Ucraina. È un progetto controverso e osteggiato – tra gli altri – dagli Stati Uniti, che lo considerano un’arma geopolitica che permetterà a Mosca di rafforzare la sua presa sull’Europa e di indebolire sempre più l’Ucraina, privandola delle tasse di transito del gas e rendendola irrilevante agli occhi di Bruxelles.

Il Nord Stream 2 è completo; manca, per l’avvio delle operazioni, l’approvazione delle autorità tedesche.

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