L’inferno che si prepara in Chiapas

Dal blog https://comune-info.net/l

Luis Hernández Navarro 21 Settembre 2021

Malgrado il peso strategico che il Chiapas e tutta la regione del sud-est rivestano per la Quarta Trasformazione del Messico, l’espressione politica più importante e simbolica, resa sostanziale dai megaprogetti di “sviluppo” avviati, la chiave che ha condotto al successo il presidente Andrés Manuel López Obrador e la coalizione politica progressista che lo sostiene, l’incendio divampa. Il Chiapas, come annunciato in questi giorni dagli zapatisti, è davvero sull’orlo di una qualche guerra dalle conseguenze imprevedibili. Lo spiega nei dettagli, in questa lucida analisi, Luis Hernández Navarro, storico editorialista del quotidiano La Jornada. Gli equilibri politici che mantengono al potere, nei diversi partiti, le stesse famiglie dinastiche da quasi un secolo stanno saltando uno dopo l’altro. Le alleanze fondate sulla corruzione e la spartizione degli interessi vanno in frantumi. Il sistema di dominio creato dopo la ribellione zapatista del 1994 – con l’alleanza tra caciques indigeni, confessioni religiose di taglio pentecostale, paramilitari e narcotrafficanti, tutti inquadrati in una strategia di contro-insurrezione è sempre più vicino al collasso. La violenza minaccia da vicino anche l’autonomia di indigeni e contadini impegnati nella resistenza, così come le lotte degli insegnanti esasperati dall’irresponsabile rifiuto del dialogo da parte dei governi locali malgrado le indicazioni del governo nazionale che le teme. La pazienza di molte comunità aggredite si va esaurendo e sorgono gruppi di autodifesa armati contro le minacce dei narco-paramilitari collusi e protetti dal potere politico locale. Il sud-est messicano annuncia un tempo dell’inferno, pur – a parole – così temuto da tutti, scrive Luis Hernández. Nel 2018 il numero delle persone assassinate in Messico ha superato la cifra record di 33mila, da allora non si è più fermato

foto tratta dal blog del collettivo zapatista Lugano

Il sud-est messicano è fondamentale nel progetto politico-territoriale della Quarta Trasformazione. Lì si situano tre dei suoi grandi megaprogetti: il Tren Maya, il Corredor Transìstmico e la raffineria di Dos Bocas. Inoltre, si concentrano lì molte risorse dei programmi sociali, come Sembrando Vida, tanto che al Chiapas è destinato il 20 per cento di questo strumento per lo “sviluppo”.

Non è esagerato affermare che, per l’obradorismo, quella regione del paese è paragonabile a ciò che il Sonora fu per la fazione vittoriosa della Rivoluzione messicana del 1910-17, il Michoacán per Lázaro Cárdenas, il Bajío per i PANisti o lo Stato di Messico per il Gruppo Atlacomulco ed Enrique Peña Nieto. Non può esserci continuità di un progetto politico indipendentemente dalla sua territorialità. E il sud-est è lo spazio in cui la Quarta Trasformazione promossa da AMLO aspira ad affermarsi definitivamente.

Due indiscusse figure regionali sono state fondamentali per forgiare il sostegno del progetto obradorista in quella zona: a Tabasco, l’avvocato e notaio Payambé López Falconi; e in Chiapas, l’imprenditore Fernando Coello Pedrero.

Don Payambé ha autenticato 20 casse che documentano la frode commessa contro Andrés Manuel López Obrador nelle elezioni statali di Tabasco del 1994. Fu allora che lo stretto rapporto tra i due fu consolidato. Nel 2019, suo figlio Adán Augusto si è insediato come governatore del suo stato e, il 26 agosto scorso, è stato nominato Secretario de Gobernación (in pratica la funzione che in Italia ricopre il Ministero degli Interni). E sua figlia Rosalinda, moglie di Rutilo Escandón, governatore dello Stato del Chiapas, è amministratore generale dell’Audit fiscale federale dell’Amministrazione fiscale (SAT).

Di AMLO, don Fernando Coello Pedrero, morto nel dicembre 2020, diceva: “Da molti anni ho una buona relazione con il signor Presidente, gli voglio molto bene e lo rispetto. Sono stato amico dei suoi genitori e siamo sempre stati amici. L’ho accompagnato sempre come consigliere onorario”. Coello Pedrero era il nonno del senatore Manuel Velasco Coello, ex governatore del Chiapas e figura chiave del Partido Verde.

Il 13 de maggio del 2013 Rosalinda López, allora deputata locale nel Tabasco, ha sposato Rutilio Escandón, presidente del Tribunal Superior de Justicia del Chiapas. Il governatore del Tabasco, Arturo Núñez Jiménez, è stato testimone di nozze della sposa. Quello del Chiapas, Manuel Velasco Coello, lo è stato dello sposo.

L’alleanza ha dato i suoi frutti. Rutilio ha vinto la candidatura a governatore del Chiapas, lasciando dietro di sé figure di grande peso nella politica locale, come il senatore Óscar Eduardo Ramírez, capo del gruppo Comitán, che convenientemente è passato dal Partito dei Verdi a Morena.

La presenza del Gruppo Tabasco nella politica del Chiapas è preponderante. L’influenza dell’amministratore generale della SAT in posizioni chiave del governo locale è molto rilevante.

Con il passare del tempo, il rapporto tra Manuel Velasco e Rutilio Escandón si però deteriorato. Nelle elezioni del 2021, i Verdi hanno vinto in 35 dei 123 Comuni contesi. Morena ha trionfato in soli 25, anche se molti dei suoi candidati in realtà provenivano da esperienze che si autodefiniscono ambientaliste. Peggio: alcuni sindaci eletti attraverso i partiti locali sono più vicini alla famiglia Velasco che al morenismo.

Bande di paramilitari in Chiapas

La situazione si è complicata ancora con quella che sembra essere la candidatura anticipata di Zoé Robledo, direttore dell’IMSS, al governatorato dello Stato, rafforzata dalla sua responsabilità nella campagna di vaccinazione anti-Covid, su nomina del presidente López Obrador. La mossa non è piaciuta affatto ad altri aspiranti come il senatore Ramírez.

Contemporaneamente ai processi citati sopra, è entrato in crisi il sistema regionale di dominio costruito nel sud-est messicano dopo l’insurrezione armata dell’EZLN del gennaio 1994. Stanno facendo acqua le forme di alleanza tra le famiglie chiapaneche che si riciclano (i cognomi delle famiglie che dominano terre e uomini sono gli stessi da oltre un secolo), i caciques indigeni emergenti, le confessioni religiose di taglio pentecostale, i paramilitari e i narcotrafficanti, tutti inquadrati in una strategia di controinsurrezione.

Ovunque scoppiano conflitti violenti. Alcuni non sono estranei ai processi di cooptazione e frammentazione dei tradizionali potentati (caciques) indigeni intrapresi dal Partito dei Verdi. Il modello sta andando a rotoli a Ocosingo (https://bit.ly/3lDI2mW ), Tila ( https://bit.ly/3lEQHW5 ), Chenalhó e Aldama (https://bit.ly/39llEsA ), Simojovel e Pantelhó ( https: // bit.ly/39rlEHr ), Pueblo Nuevo Solitahuacán ( https://bit.ly/2XxEM3P ), Mitontic e un lungo eccetera. La violenza narco-paramilitare cerca di attrarre a sé i popoli in resistenza (spesso senza successo), con il beneplacito del governo dello Stato.

A peggiorare le cose, contro le indicazioni del presidente López Obrador di cercare una soluzione negoziata al conflitto con gli insegnanti della regione, il governo di Rutilio Escandón si è irrigidito. Non gli interessa che gli insegnanti siano il veicolo che esprime il profondo malcontento della società del Chiapas (https://bit.ly/3hKL6ws ). Né si preoccupa nel momento in cui reprime selvaggiamente i normalisti rurali di Mactumactzá ( https://bit.ly/3nNn5IN).

Resta un ridicolo paradosso che la Quarta Trasformazione voglia promuovere il suo progetto di cambiamento con l’appoggio di una classe politica così vicina alla più rancida oligarchia locale.

Nonostante l’importanza che la regione rivesta per il governo federale, il Chiapas è davvero, come segnala l’EZLN, sull’orlo di una guerra civile (https://bit.ly/2XxONyF ). In mezzo alle lotte di potere di cui si è detto, all’inasprimento della violenza narco-paramilitare e alla tenace resistenza di indigeni, contadini e insegnanti contro l’espropriazione e per l’autonomia, il sud-est messicano annuncia il tempo dell’inferno, così temuto da tutti. Chi ne dubita, dia un’occhiata all’esperienza dell’autodifesa indigena El Machete degli abitanti di Pantelhó.

LUGLIO 2021. NASCE IN CHIAPAS IL GRUPPO DI AUTODIFESA INDIGENA DI PANTHELO’

Fonte: La Jornada

Traduzione per Comune-info: marco calabria

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