REPORT-RAI3 inchiesta sul capacity market: le responsabilità si chiariscono su chi e perché si vuole il gas per la transizione

Dal blog https://notedimarcogrondacci.blogspot.com/

mercoledì 17 novembre 2021

In questo post riassumo i passaggi più significativi della inchiesta di Report (QUI) sul meccanismo di incentivi per realizzare impianti che garantiscano la transizione energetica alla generazione elettrica solo da fonti rinnovabili. Questa inchiesta ma soprattutto alcune risposte degli interlocutori intervistati (Ministro Transizione Ecologica, Terna, Enel) svelano come il proliferare di progetti di centrali a gas (come ho spiegato QUI: oltre 16.000 Mwe).

La trasmissione di Report è lunga ma i passaggi decisivi sono quelli che riporto di seguito con un mio commento di approfondimentoCOSA HA DETTO IL RAPPRESENTANTE DI TERNA A REPORT

Domanda della giornalista di Report: “non era meglio incentivare con il capacity market i progetti per fonti rinnovabili?“.

Risposta del responsabile strategie e Sviluppo di Terna (gestore rete trasmissione energia elettrica in Italia): “Il capacity market finanzia tutte le tecnologie, se le rinnovabili non sono finanziate è perchè non ci sono progetti autorizzati e su questo sono i politici che devono valutare e approvare“.

Il capacity ha finanziato solo le fossili nelle prime due aste perché non si è voluto autorizzare gli impianti da fonti rinnovabili

Allora allo stato attuale ci sono in fase di VIA quindi ancora prima della autorizzazione finale: 123 progetti di  impianti da fonti rinnovabili (soprattutto eolico ma non solo) e 39 progetti in sede di procedura di provvedimento autorizzatorio unico (procedura che unisce la VIA e la Autorizzazione Unica di cui all’articolo 12 del DLgs  387/2003 QUI).  Evidentemente le accelerazioni autorizzatorie non valgono per questa tipologia di impianti considerato che come si ricava dal sito del Ministero dell’Ambiente (ma poi occorrerebbe fare una verifica degli impianti sottoposti a VIA di competenza delle singole regioni) per la stragrande maggioranza di questi progetti la procedura è aperta dal 2019-2020! D’altronde come ha dichiarato Elettricità futura – la principale associazione delle imprese elettriche italiane – in uno studio realizzato in collaborazione con Althesys, un processo autorizzativo per questi impianti “ha una durata media di 7 anni di cui quasi 6 anni oltre i limiti di legge” (QUI).

Neppure la centrale a gas spezzina (ad esempio) poteva accedere al capacity market in base al Decreto 29 agosto 2019

Ma c’è di più perché la risposta del responsabile di Terna rimuove che in realtà il Decreto Ministeriale del 28 giugno 2019 che ha istituito il capacity market all’articolo 6 prevede che: “Articolo 6.  Richiesta di partecipazione 6.1 Il soggetto che intende partecipare al Mercato della Capacità è tenuto a presentare la richiesta di partecipazione secondo lo schema allegato alla Disciplina (Allegato 1), sottoscritta dal legale rappresentante munito dei necessari poteri”.

L’allegato 1 prevede che il Dichiarante si impegna: “6. [Unità di produzione Nuove ed in Ripotenziamento per le quali siano state avviate le procedure previste dalla normativa vigente per il rilascio dei titoli abilitativi alla costruzione, al rifacimento o al ripotenziamento degli impianti di energia elettrica], inviare a Terna la documentazione attestante il conseguimento di tutti i titoli abilitativi alla costruzione ed all’esercizio degli impianti, agli interventi di rifacimento e agli interventi di ripotenziamento e il cronoprogramma di cui all’Articolo 8.1. della Disciplina

L’articolo 8.1 della disciplina di attuazione del Decreto prevede tra l’altro che : “b. la documentazione attestante: I. con riferimento alle Unità di Produzione Nuove e alle Unità di Produzione in Ripotenziamento: i. il conseguimento dei titoli abilitativi alla costruzione e all’esercizio degli impianti, agli interventi di rifacimento e agli interventi di ripotenziamento; oppure ii. nel caso in cui i titoli abilitativi di cui alla precedente lettera i non siano stati ancora conseguiti, l’avvio da parte dell’Amministrazione competente delle procedure per il rilascio dei titoli abilitativi alla costruzione, agli interventi di rifacimento e agli interventi di ripotenziamento. iii. Per le Unità di produzione Nuove e le Unità di Produzione in Ripotenziamento per le quali siano stati conseguiti i titoli abilitativi (lettera i), dovrà inoltre essere allegato un cronoprogramma contenente almeno le seguenti informazioni, ove applicabili: • data di sottoscrizione del contratto di acquisto dei principali componenti; • data di consegna dei principali componenti; • data di entrata in esercizio commerciale.

In realtà i titoli abilitativi per la nuova centrale a gas non sussistono ad oggi e quindi non sussistevano ancora di più al momento della prima asta di assegnazione dei MW nel sistema capacity market.

Ne la questione si risolve facendo riferimento alla centrale a carbone esistente anche perché il regolamento attuativo del Decreto 28 giugno 2019 sui requisiti di ammissione al meccanismo capacity market:

–  al punto V lettera a) paragrafo 4.1. articolo 4 per gli impianti esistenti fa riferimento a “V. l’Unità di Produzione Esistente e da Adeguare”. La centrale a carbone esistente non è da adeguare;

–  al punto I lettera a) paragrafo 4.1. articolo 4 si fa riferimento a “I. l’unità di produzione non sia assoggettata a provvedimenti di dismissione approvati dalle competenti autorità”. Come è noto la revisione dell’AIA (DM n°351 del 6 dicembre 2019) afferma esplicitamente che la centrale dovrà essere dismessa entro il 31 dicembre 2021 quindi comunque non c’è nessun adeguamento possibile in corso, vedi lineetta precedente.

COSA HA RISPOSTO A REPORT IL MINISTRO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA

Domanda della giornalista di Report: “Il Decreto del 2019 sul capacity market oggi lo firmerebbe come Ministro?” 

Risposta del Ministro della Transizione Ecologica: “Non penso oggi non avrebbe avuto gran senso

La domanda a mio avviso non è posta bene, il problema non è quel Decreto in quanto tale, il problema è come stato attuato visto che sulla base degli esiti forniti da Terna relativi alla prima asta, dei 36,5 GW assegnati di capacità produttiva sul territorio nazionale solo 1 ha riguardato le fonti rinnovabili. Nelle aste per anno di consegna 2023 (QUI)  dei 43,4 GW totali assegnati solo 1,3 sono andati alle rinnovabili.

Domanda della giornalista di Report: “il capacity market post Cingolani come sarà?

Risposta del Ministro della Transizione Ecologica Cingolani: “Abbiamo inviato agli operatori indirizzi che li impegnano ad essere più inclusivi per le fonti rinnovabili. Abbiamo sospeso l’asta del 2025 e sulla base di come andrà la nuova asta del 2024 rivedremo anche la prossima

Come andrà l’asta del 2024 rischia di essere, purtroppo abbastanza prevedibile visto che il Ministro nella sua risposta rimuove due elementi fondamentali

I nuovi indirizzi ministeriali sulla gestione del capacity market favoriscono ancora le centrali a gas

Prima di tutto da un lato il Ministro ammette che il Decreto del 2019 era sbagliato e non adeguato alla evoluzione degli scenari sui mutamenti climatici emersi in questi anni, dall’altro rimuove che proprio lui ha recentemente rinnovato il contenuto di questo Decreto con un nuovo Provvedimento che prevede la possibilità di ottenere gli incentivi del capacity market anche per gli impianti che non hanno ancora ottenuto la Autorizzazione Integrata Ambientale, guarda caso questo tipo di autorizzazione è richiesta non per gli impianti da fonti rinnovabili ma per quelli da fonti fossili (leggi alla voce centrali a gas)!

I nuovi indirizzi ministeriali sulla gestione del capacity market rimuovono le norme europee che permetterebbero di rivedere questo meccanismo a favore delle fonti fossili

I nuovi indirizzi sulla gestione della prossima asta del capacity market non pongono dei tetti alle fossili ma solo una sorta di auspicio quindi non serviranno ad un tubo. Invece bastava applicare la normativa UE che ha introdotto il capacity market come strumento da attuare da parte degli Stati Membri per gestire la transizione alle fonti rinnovabili.

Il Regolamento UE 2019/943 (QUI), che ha previsto detto meccanismo, all’articolo 24 afferma che la valutazione nazionale delle risorse per garantire, nella fase di transizione alle fonti rinnovabili,  la stabilità del mercato interno della energia elettrica verrà svolta a livello regionale. Non solo ma detto Regolamento non vincola la istituzione dei meccanismi di capacità all’uso delle fonti fossili della generazione termoelettrica e quindi neppure a tetti obbligatori da garantire come si evince dagli articoli 21 (Principi generali per i meccanismi di capacità) e 22 (principi di concezione per i meccanismi di capacità).

Occorre porre una revisione di come è stato gestito questo meccanismo ad oggi. La revisione deve essere posta fin da ora non serve rinviare la revisione del capacity market alle nuove aste del 2024 perché questo vorrebbe dire subire come minimo la nuova centrale a gas o comunque la continuazione fino al 2025 della centrale a carbone.

Si può fare senza incorrere in procedure di infrazioni UE? Si.

La Raccomandazione 18 GIUGNO 2019 – 2019/C 297/12 (QUI)  su attuazione meccanismo del capacity market, relativamente alla parte che riguarda l’Italia, afferma che la proposta di Piano nazionale integrato energia e clima presentata dal Governo italiano dovrà: “… precisare la misura in cui il previsto sviluppo nel settore del gas è compatibile con gli obiettivi di decarbonizzazione dichiarati e con il programmato abbandono graduale degli impianti termoelettrici a carbone”.

Questa precisazione il Governo nazionale non l’ha mai fatta si è limitato a scegliere il gas, punto.

Nella stessa direzione si veda Comunicazione della Commissione UE del 29 luglio 2021 (QUI) fornisce una guida tecnica sulla resilienza ai mutamenti climatici delle infrastrutture che coprono il periodo di programmazione 2021-2027. Ovviamente tra le infrastrutture trattate dalla guida ci sono anche le   infrastrutture di rete quali: infrastrutture energetiche (ad es. reti, centrali elettriche, gasdotti), 

Il Ministro dovrebbe leggersi un recente studio (QUI) dell’Istituto di Affari Internazionali: la struttura stessa del capacity market contiene diversi elementi che condurranno probabilmente a un sovra-approvvigionamento delle risorse, costi eccessivi per i consumatori e un lock-in di risorse inquinanti. Tali fenomeni si pongono altresì come vere e proprie barriere di mercato all’utilizzo di risorse più efficienti quali il demand response e gli accumuli Il capacity market non dovrebbe minare la transizione energetica creando incentivi più forti per produttori di combustibili fossili, i quali risultano non necessari e potenzialmente più dispendiosi di altre soluzioni.

Ecco una soluzione di riforma del capacity market: dare incentivi maggiori agli impianti da fonti rinnovabili disincentivando i produttori a presentare alle aste impianti da fonti fossili.

CONCLUSIONI  

L’asta del 2024 del capacity market sarebbe stata l’occasione per questa revisione invece si vuole trasformarla in una sorta di “terno al lotto” sperando che escano numeri più favorevoli alle fonti rinnovabili ma se il gioco è sfalsato…

D’altronde la risposta più chiara l’ha data il presidente di Enel alla giornalista di Report: “Io faccio tutto quello che è conveniente fare” , appunto!

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