Cronache da un borgo abbandonato

Dal blog https://www.lanuovasavona.it

Santuario tra l’energia elettrica che va e viene e un turismo religioso che non decolla, con tutte le potenzialità di un territorio verde e la tenacia artistica di Imelda Bassanello

Cronache da un borgo abbandonato

Ieri (6/11/2021) ho avuto modo di partecipare ad una riunione di persone di un borgo, il Santuario a cui sono legato anche se non ci abito, ma semplicemente curo un orto in quel luogo.

La riunione era stata indetta niente meno che dal nuovo sindaco di Savona Russo e vi ha partecipato nonostante il freddo e la preparazione un po’ affrettata buona parte dei residenti (circa 80)

L’oggetto era una comunicazione sul tema del post alluvione che qui ha devastato e di cui ancora si colgono segni irrisolti.

Diciamo subito che anche se non ho votato Russo gli riconosco voglia di agire e tempestività.

L’idea che ha dato è di una squadra che si muove, non come succedeva prima del singolo assessore in cerca di gloria personale, infatti erano presenti l’assessore competente oltre ad altri  anche se non pertinenti ed anche alcuni tecnici del comune di competenza. Per la verità, non trascurabile, anche la presenza di videomaker e comunicatori per “memoria”.

Premetto che credo 2/3 anni fa al Priamar ho assistito ad un convegno finanziato dalla stessa giunta del periodo(CDX) oltre ad altri comuni come Livorno e Marsiglia in cui il CNR di Torino  aveva studiato e indagato tutto il territorio savonese valli e montagne comprese, consegnando anche alla giunta un enorme documentazione con mappe e disegni per definire lo stato del territorio nell’assetto idrogeologico presente e modelli di simulazione in 3D di cosa poteva succedere nel futuro prossimo e quindi come “strumento di lavoro” per addetti. 

Oggi pare dimenticato, non usato. Quale sostanza ne è scaturita fuori?

Già dai giornali si sapeva che il sindaco sta per firmare una dichiarazione di emergenza che legalmente gli da modo di mettere in attuazione iniziative per il dopo alluvione per pulire l’alveo del Letimbro e la cosa è stata spiegata prima da Russo e poi con dettagli dai tecnici.

Nota – Dopo 10 gg dall’evento nessun intervento è giuridicamente permesso (inspiegabile per me)

Quindi in cosa consiste?

L’ordinanza permetterà di far “tagliare i tronchi in alcuni punti giudicati critici  del Letimbro proprio per i risultati dell’alluvione” che verranno lasciati lì nell’alveo poiché portarli via costa troppo ed il comune oggi NON  può permetterselo.

Un signore del sindacato dei Piccoli Proprietari ha messo in luce che andavano portati via, poiché se è vero che il taglio è un primo passo in avanti nella sicurezza idrogeologica, i danni principali sono derivati proprio dallo scorrere con l’acqua degli stessi di varie dimensioni che sbattevano contro muri, case e ponti. Alla prima pioggia consistente, auguri a tutti. Per adesso non se ne parla!

Questo è il primo dato concreto, ma emergono altri interessanti aspetti che, chi conosce la burocrazia tecnico-giuridica in Italia non si fa stupire. 

La storia delle competenze che nel corso della riunione è scaturita, anche a fronte di domande precise di alcuni residenti, fra regione, provincia, comune ed infine lo stato centrale è roba per schizofrenici ed è già complicato stabilire dove decide uno o l’altro.

Per esempio sulla strada provinciale da Sv al santuario oggi abbiamo l’onore di ben due semafori: uno risale ormai ad una vecchia frana rattoppata due anni fa, ma non terminata e l’altro aggiuntasi per danni dell’ultima alluvione ad un ponte lesionato più o meno all’altezza della vecchia cartiera savonese. Il che significa due interruzioni ad una carreggiata unica della strada. Seguono canali inesistenti o non manutenuti di scolo acque anche in condizioni di piogge non violente che creano problemi, ecc, ecc. I cittadini residenti hanno individualmente chiarito come ad ogni punto del percorso ci sia una diversa criticità non risolta da tempi immemorabili e di cui chiedevano conto.

La risposta è sempre solo una : non ci sono piccioli per intervenire però ci penseremo e l’assessore col quaderno si è segnato tutto con il sindaco che lo invitava a farlo quando dimenticava.

Quindi cosa abbiamo per la via istituzionale ? Una buona predisposizione d’animo, che indubbiamente anche per un critico come me è motivo di speranza futura, ma un muro di gomma in-aggirabile fra istituzioni che hanno teoricamente gli stessi obiettivi.

La stessa determinazione di emergenza Russo l’ha fatta poiché rivolgersi alla Regione che ha certamente più risorse e possibilità di azione avrebbe richiesto tempi non quantificabili (anche solo per fare la stessa cosa decisa dal comune). Le differenze politiche poi sono un braccio di ferro fisso fra queste istituzioni ed uno dei modi di farsi la guerra con i cittadini in mezzo. Stessa storia con la provincia. Ci attiveremo, ci ragioneremo, approfondiremo, ma per ora ….

Questo è uno spaccato della situazione fra cittadini ed istituzioni che taglia le gambe anche ai “buonisti” più desiderosi  di novità e che hanno votato per questa giunta, poiché è un dato oggettivo permanente in Italia, mentre quella di CDX è stata bocciata perché inconcludente (ed era pure vicina a Toti e dintorni politicamente).

Ci sono speranze quindi? Il detto popolare dice…finche c’è vita….

La politica litigiosa, quella delle manine che a Roma (ma anche sui territori) mette paletti, sposta virgole e aggiunge piccole frasi di stravolgimento del senso dei vari decreti, regolamenti, anche quelli nati con buone intenzioni è all’opera da decenni e riguarda l’intero arco costituzionale, nessuno esente. 

Si è formata un intera classe media discretamente pagata, poco sfruttata istituzionalmente

Dall’altra parte, quella popolare per così dire, cosa abbiamo?

Una serie di individui che agiscono come tali, non come gruppo, senza legami se non la casualità dell’abitare e lo si è visto già anche con lo sgombero delle macerie post-alluvione in cui alcuni hanno dovuto spendere per noleggiare con proprie risorse, mezzi per portare rifiuti alluvionali al punto di raccolta della partecipata incaricata o per riparare con soldi propri danni a case singole (costruite ovvio in ambienti oggi proibiti, ma al tempo accettati anche senza sicurezza).

Al Santuario non c’è un gruppo, un comitato, una associazione che difenda il borgo, regna il mugugno e quando proposto recentemente una scelta, in tal senso, sono spuntate le “esperienze precedenti” poco positive e le divisioni anche fra le persone più combattive.

Quindi fra “aspettiamo che il nuovo sindaco ci pensi e attiviamoci ora” c’è il nulla, l’individualismo puro. Non c’è nessun progetto al momento neppure in corso d’opera!

Che problemi ci sono al borgo del Santuario?

– L’energia elettrica è ballerina e spesso manca, questo fa anche cadere linee internet e comunicazione. Chi può ha acquistato a sue spese generatori di corrente autonomi diesel e si aggiusta. Nessuna competenza o impresa e tanto meno residenti hanno preso in considerazione la possibilità di costruire una comunità energetica attivando progetti, come opportunità di lavoro e miglioramento di vita diventando autonomi e indipendenti anche sfruttando i nuovi incentivi.

– Il turismo religioso che tanto aveva portato frequentazione della chiesa e del borgo è inserito fra i dieci punti mariani più importanti d’Italia. Ma senza nessuna dichiarazione contraria da tempo è lettera morta anche per la pandemia, ma non curata in nessun aspetto dalla curia religiosa stessa, dalle Opere Sociali ( la cui funzione non è proprio del tutto sociale a giudicare dal modo di gestione) , ne dal comune. Anche qui si aspetta che il sindaco abbia tempo e idee da dedicare, ma buona parte della popolazione è in stand-by. Le opere Sociali che gestiscono un patrimonio immobiliare di lasciti nel tempo, hanno affitti di mercato fuori dalla portata di un circolo, un ritrovo, di comunità spontanea, ecc.

– C’è una potenzialità per un territorio verde, pieno di boschi e strade impervie come per esempio fatto a Finale di caratterizzarsi per  l’outdoors addestrando guide, aprendo e segnando percorsi con lavoro di gestione importante, per la manutenzione dello stesso non lasciata al caso.  Una delle poche osterie del borgo ha chiuso dopo trent’anni proprio per la non vivacità presente e la poca frequentazione oggettiva, indipendentemente dal suo buon servizio.

– Per fortuna c’è ancora una scuola materna che è di per sé un luogo di incontro.  I giovani ancora presenti  non hanno un posto di ritrovo.  Alcuni suonano strumenti musicali, ma  per fare un evento pubblico per attirare gente anche proponendosi gratis come musicisti devono spendere circa 1.200 euro in permessi e tasse varie e quindi…. A loro nessuno dà una mano .

– C’è un artista che da decenni è l’unica parte davvero attiva spesso senza compenso se non la dignità offerta dal riscontro delle sue opere, che si muove certamente per se stessa organizzando mostre e incontri, ma senza aiuto se non di pochi amici e certamente non delle istituzioni ma della cui attività ne beneficia l’insieme del borgo.

Imelda Bassanello è una ricchezza comunque la si consideri, ma da sola o con pochi amici organizza per esempio da anni nel Natale una esposizione gratuita su tutta la strada  da Sv al Santuario di sagome in stile naif che è una delle poche iniziative pratiche che movimentano l’aria del borgo. Questa estate ha fatto diverse mostre all’aperto in piazza.

Insomma da una parte una buona volontà di gestione della giunta nuova senza sbocco definitivo che si schianta contro il muro del inesistenza di coordinamento e decisionismo istituzionale fra apparati.

Dall’altra non c’è una risposta adeguata dei residenti che ormai fanno dell’attendismo individuale un icona imperforabile.

Questa è la cronaca di una ordinaria giornata di vita sociale di un posto che si chiama Santuario, ma potrebbe essere di un qualunque borgo di mezza montagna della Liguria (e non solo)

Ognuno ne può trarre le conclusioni che ritiene, alla faccia del rivalutare le zone degradate e scaricare la sovrappopolazione che carica di problemi tutte le grandi città, Savona compresa.

Gianni Gatti

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