I magnati del cibo

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Silvia Ribeiro 07 Dicembre 2022

Era il gennaio del 1994, poco meno di trent’anni fa, quando migliaia di indigeni con il volto coperto dal passamontagna spuntarono d’improvviso dalla Selva Lacandona e diedero vita a un’insurrezione che avrebbe segnato in profondità molti dei movimenti anticapitalisti del mondo intero. Con il grido di Ya Basta! erano insorti contro l’entrata in vigore del NAFTA, l’accordo di libero scambio commerciale tra gli Stati del Nordamerica. Creando un enorme mercato, quell’accordo costringeva alla disperazione interi popoli indigeni e i campesinos impoveriti del continente. Oggi il Tratado México-Estados Unidos-Canadá, T-MEC, erede del NAFTA, è ancora lo strumento chiave per garantire legalmente la soddisfazione dei privilegi e degli interessi privati delle poche società transnazionali che controllano la catena agro-alimentare industriale non solo in Nordamerica ma nel mondo intero.

Non a caso il governo di Washington usa ancora quel trattato per imporre alla popolazione messicana l’importazione di mais transgenico e l’utilizzo del glifosato dei colossi del business agrotossico e delle sementi transgeniche che avvelenano le persone e contaminano i semi nativi, il suolo e l’acqua. Il nuovo Report , intitolato Food Barons 2022, del Gruppo di ricercatori indipendenti Etc, di cui Silvia Ribeiro è direttrice per l’America Latina

Le minacce del governo degli Stati Uniti di avviare una procedura contro il Messico nell’ambito del T-MEC [Tratado México-Estados Unidos-Canadá, l’accordo commerciale che ha sostituito il Tratado de Libre Comercio de Norteamérica – TLCAN, NAFTA in inglese] per garantire che si continui ad importare mais transgenico e ad utilizzare il glifosato sono una difesa del diritto delle multinazionali degli agrotossici e delle sementi transgeniche di avvelenare le persone e contaminare i semi nativi, il suolo e l’acqua. Come stabilito dal Tribunale Permanente dei Popoli – Capitolo Messico, questo tipo di accordo commerciale è stato uno strumento chiave per l’abuso di potere che si è verificato per vari sessenni, “con l’obiettivo di favorire e garantire legalmente la soddisfazione dei privilegi e degli interessi privati di alcune società transnazionali contro i bisogni e le aspirazioni storiche del popolo messicano” (“Sentencia de la audiencia final del Capítulo México del TPP”).

Si tratta di imprese che diventano sempre più potenti attraverso fusioni o acquisizioni e attraverso il controllo di enormi quote di mercato. Il report del gruppo ETC, Food Barons 2022, descrive questo processo con le relative cifre. Mette in luce l’irruzione in tutta la catena agroalimentare di investitori speculativi e giganti tecnologici, che aggravano la minaccia alla salute pubblica e alla sovranità alimentare della catena industriale. Non sono interessati all’agricoltura, al cibo o alla salute, ma solo al profitto.

Venticinque anni fa, il gruppo ETC riferiva che 10 società controllavano il 40% del mercato delle sementi commerciali. Oggi quella percentuale è monopolizzata solo da due società: Bayer (che ha inghiottito Monsanto) e Corteva (fusione di DuPont / Pioneer e Dow). Queste due imprese sono anche quelle che in Messico controllano la maggior parte del mercato delle sementi commerciali di qualsiasi tipo e delle sementi commerciali di mais, circa il 90% del mercato nazionale. Le due imprese che seguono, in ordine di grandezza, nel settore delle sementi sono il Gruppo Syngenta (di proprietà di ChemChina) e BASF. Fra tutte e quattro, controllano più della metà del mercato globale e una parte molto maggiore del mercato messicano.

Sono le stesse imprese che predominano nella vendita di prodotti agrochimici: queste quattro controllano il 62% del mercato globale di agrotossici. Le 10 più grandi, nel loro insieme, monopolizzano quasi completamente il mercato degli agrotossici e dei semi commerciali.

Livelli di alta concentrazione ed enormi quote di mercato si riscontrano anche nel resto della catena agroalimentare industriale, non solo nel settore dei fattori di produzione, ma anche in quelli della genetica animale e vegetale, delle macchine agricole, del commercio e della trasformazione alimentare, dei supermercati. Il documento dell’ETC illustra questi livelli di concentrazione in 11 settori chiave.

I maggiori gestori di investimento a livello globale (BlackRock, Vanguard, State Street) possiedono circa il 25% di molte delle azioni delle principali società della catena agroalimentare, come Corteva (sementi e prodotti agrochimici), ADM (commercio), Tyson (zootecnia e mangimi), Mosaic (fertilizzanti), Pepsico (trasformazione alimentare), Kroger e Walmart (supermercati). Hanno percentuali rilevanti di azioni in tutte le multinazionali della catena agroalimentare.

Un altro fattore riportato nel documento è l’integrazione orizzontale tra imprese, non solo nel proprio settore, ma anche con altri. Questo è importante per capire come funziona la domanda di importazione di mais transgenico in Messico e perché continua a crescere anche se il Messico non ne ha bisogno per soddisfare le sue necessità di cibo. Come spiega Ana de Ita, del Ceccam [Centro de Estudios para el Cambio en el Campo Mexicano – Centro di studi per il cambiamento nel settore agricolo messicano], nei negoziati in vista del TLCAN [Trattato di Libero Commercio dell’America del Nord], il Messico ha liberalizzato il mercato delle importazioni di cereali, che è passato ad essere controllato da società commerciali transnazionali, come ADM, Cargill, Dreyfus e altre che in seguito si sono fuse con loro, nonché da grandi imprese di allevamento industriale di pollame, suini e bovini. Molte di queste imprese che importano mais in Messico dagli Stati Uniti hanno anche contratti con produttori statunitensi. Alcune hanno anche cominciato a produrre bestiame in Messico, chiudendo così l’anello dei loro profitti, poiché controllano l’offerta e la domanda.

Cargill, ad esempio, è la più grande impresa commerciale di cereali e mangimi al mondo, la terza in ordine di grandezza nella zootecnia e ora la nona nel settore delle bevande e dei cibi processati. Vale a dire che produce mais transgenico (a contratto), è la principale venditrice di mangime per il bestiame e acquista mais per l’allevamento di animali e la produzione di cibo spazzatura.

Inoltre, Cargill ha sempre collaborato con aziende sementiere, in particolare Monsanto (ora Bayer) per la produzione di cereali. Anche altre società mettono in atto circuiti di questo tipo o molto simili, ricreando costantemente la presunta domanda di mais da parte del Messico, il che in realtà non è un affare per il Messico, ma per le multinazionali e le grandi imprese zootecniche.

Sono questi gli interessi che il governo degli Stati Uniti difende, a scapito della salute e della sovranità alimentare del Messico.

L’annuncio ufficiale di non consentire l’importazione di mais transgenico per il consumo umano è importante. Il problema è che la maggior parte delle importazioni viene fatta da imprese che, sebbene dichiarino di importarlo come mangime per il bestiame, possono dirottarlo per altri usi. Da parte delle comunità e delle organizzazioni si deve continuare ad opporre resistenza contro tutte le forme di semina e di utilizzo di mais transgenico, contro il glifosato e contro gli altri agrotossici.

Fonte: “Barones de la alimentación defienden su derecho a enfermarnos”, in La Jornada, 3/12/2022.
Traduzione a cura di Camminardomandando.

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