L’illusione del “progressismo” nella “conversione” del PD derenzianizzato

Dal blog https://www.pressenza.com

07.12.22 – Antonio Minaldi

Quello che mi appresto a dire l’ho già scritto in precedenti articoli, ed altri, certamente più conosciuti e prestigiosi di me, lo vanno ripetendo da tempo (vedi per esempio un recente intervento di Giorgio Cremaschi). Ma siccome pare che molti militanti e simpatizzanti della sinistra antagonista e radicale hanno difficoltà ad ingoiare il rospo, forse è il caso di tornare su questioni che per la verità a me paiono scontate.

Tutti i dibattiti e le attenzioni sulla possibilità di un processo di rifondazione del Partito Democratico sono solo tempo perso. La corsa per impossessarsi della segreteria del partito tra la “sinistra” Schlein (ma sinistra di che?) e il destro  – al contrario “accertato” e certificato” (leggi: “autonomia differenziata”) – Bonaccini sono solo giochi di poltrone che non cambiano di una virgola lo stato delle cose.

Il partito Democratico è, nell’agone politico di casa nostra, il più organico sostenitore delle politiche neo liberiste, dell’atlantismo guerrafondaio e della accettazione supina degli ordini dell’Europa delle banche e germano centrica. Su questa linea la coerenza dei nostri (non)amici è superiore a quella delle stesse destre, che quando non stavano al potere, si lasciavano a volte prendere da qualche fregola populista o sovranista, che non cambiava nulla, ma che era pur sempre utile a darsi un tono e a fare un po’ di propaganda tra gli scontenti. 

“D’accordo! – dirà qualcuno – ma di fronte a questo governo fascio-medievale che attacca subdolamente l’aborto e lascia morire in mare i migranti…”. Attenzione a non cadere nella trappola: I diritti civili ed umani sono parte del nostro patrimonio di conquiste e vanno difesi con le unghie e con i  denti. Ma tutto diventa infine inutile e la sconfitta appare certa, se le battaglie civili non si sposano con le lotte contro diseguaglianze e povertà,  che il trionfante neo liberismo sparge ormai a piene mani, non solo in giro per il mondo, ma anche dentro la casa del ricco Occidente. 

Sarà forse un caso che il PD, che si pretende difensore di libertà e democrazia, è l’autore di una legge elettorale che impedisce al cittadino di scegliere il candidato, che sbarra le porte del parlamento a chi non raggiunge un quorum inventato, che da premi di maggioranza ai più forti? E che dire del “compagno” Minniti, padre fondatore del sistema d’accoglienza migranti presso i campi di concentramento, modello “stupri e torture”, che proliferano in terra libica?

Questo tratto, che è al fondo reazionario, è ciò che caratterizza la vera natura del Partito Democratico. Come direbbe Aristotele: E’ parte della sua “essenza” e non è dunque un puro “accidente” (mi si scusi la citazione). Il PD in sostanza, in quanto non riformabile, andrebbe semplicemente rottamato! 

Ma in questo modo non si lascerebbe il campo aperto al dominio delle destre? Non credo! Penso, al contrario, che nel nostro paese ci sia ancora uno spazio sociale, culturale e politico fortemente disponibile a recepire obiettivi e parole d’ordine di una sinistra in netta opposizione alle logiche dominanti e realmente schierata con gli ultimi e con le classi subalterne. Se questo processo tarda ad affermarsi, forse una delle ragioni è proprio la confusione ingannatrice dovuta alla presenza di una forza come il PD, che gioca sulle ambiguità di un “progressismo” vuoto di contenuti alternativi, e che ha rappresentato, secondo il mio modesto parere, una delle maggiori spinte che, generando impotenza nelle sinistre,  ha portato le destre al potere.

A questo proposito, credo che non sia casuale la forte presenza di Podemos in Spagna, e una Francia dove Mélenchon può ancora realisticamente puntare addirittura alla presidenza della Repubblica. Forse una delle ragioni di questi successi è quella di non avere tra i piedi gli equivoci di una finta sinistra di lungo corso.

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