Ecco le mire della Cina sui porti dell’Iran

Dal blog https://www.startmag.it/

4 Gennaio 2023 di Marco Dell’Aguzzo

La Cina ha aperto una linea di navigazione diretta con il porto di Chabahar, in Iran. L’infrastruttura è utile ai disegni geopolitici di Pechino: ecco perché

La Cina approda in Iran per diventare una potenza marittima globale?

L’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim ha fatto sapere che la prima nave portacontainer cinese ha attraccato al porto di Chabahar, nel sud-est dell’Iran, affacciato sul golfo di Oman.

COSA CAMBIA CON LA LINEA DI NAVIGAZIONE DIRETTA

La notizia è importante perché certifica l’apertura della prima linea di navigazione diretta tra la Cina e il porto di Chabahar.

Fino a pochi giorni fa le imbarcazioni cinese dirette in Iran attraccavano infatti a Bandar Abbas, il capoluogo della provincia di Hormozgan, nel sud del paese. Da qui, i loro carichi venivano trasportati a Chabahar, nella provincia del Sistan e Balucistan, a bordo di piccole navi.

La linea di navigazione diretta ha il vantaggio di ridurre i tempi e le spese di spedizione tra la Cina e Chabahar: ci vogliono dieci giorni in meno, e il costo di carico e scarico delle navi si riduce di 400 dollari a container.

L’IMPORTANZA DI CHABAHAR PER L’IRAN

Quello di Chabahar è un porto di grandissima importanza economica e politica per l’Iran perché è il suo unico porto oceanico affacciato sul golfo di Oman. L’accesso al golfo di Oman, e la sua comunicazione con il vicino golfo Persico, è garantito dallo stretto di Hormuz, un “collo di bottiglia” cruciale per il trasporto marittimo, in particolare quello di petrolio.

Per migliorare la sua proiezione marittima e la rilevanza nel commercio internazionale, l’Iran ha messo a punto un piano di investimenti per lo sviluppo del porto. Attualmente l’infrastruttura è composta da due terminal, Shahid Kalantari e Shahid Beheshti, ciascuno dotato di cinque ormeggi.

IL DISEGNO GEOPOLITICO CINESE

Ma Chabahar è rilevantissimo anche per la Cina, innanzitutto per la sua posizione geografica: si trova a circa 120 chilometri a sudovest della provincia pakistana del Belucistan, dove ha sede il grande porto di Gwadar, che ha finanziato con risorse proprie.

Pechino vuole garantirsi un accesso più ampio all’oceano Indiano attraverso una serie di progetti infrastrutturali che mettano in comunicazione i vari chokepoints del commercio marittimo. Il piano punta a realizzare una lunga “collana di perle” che ha tra i suoi gioielli più preziosi il Myanmar (il porto di Kyaukpyu, innanzitutto), il Pakistan (Gwadar) e il Gibuti, nell’Africa orientale.

L’oceano Indiano possiede un’evidente importanza commerciale per la Cina: le sue acque sono ricche di pesci, di giacimenti energetici, di minerali e di sabbia adatta all’edilizia. Ma quest’area ha una rilevanza che va oltre gli aspetti economici, perché è cruciale sia per la sicurezza nazionale cinese, sia per la sua proiezione di potenza all’estero.

TRA “DILEMMA DI MALACCA” E “COLLANA DI PORTI”

L’oceano Indiano è infatti una delle aree di transito più importanti per il commercio marittimo del petrolio, e una grossa parte dell’energia consumata dalla Cina – è la maggiore importatrice di greggio al mondo – passa proprio per di qui. Da decenni Pechino cerca di risolvere il cosiddetto “dilemma di Malacca”, cioè la dipendenza estrema dall’omonimo stretto tra Malesia e Indonesia per l’approvvigionamento petrolifero: se lo stretto dovesse bloccarsi per qualche ragione (per un incidente, oppure per intervento di uno stato rivale), la sicurezza energetica della Cina sarebbe a rischio, con tutte le eventuali conseguenze economiche e sociali.

Il disegno della “collana di porti” risponde sì a uno scopo difensivo, ma anche a uno espansivo: la primazia geopolitica si è storicamente incentrata sul dominio degli snodi critici per le connessioni; il controllo di tanti porti nella regione, poi, è utile anche da un punto di vista militare. Non è un caso se la prima e unica base militare cinese all’estero si trovi proprio nel Gibuti: è stata aperta nel 2017 e serve a monitorare lo stretto di Bab el-Mandeb, tra il mar Rosso e l’oceano Indiano.

IL PORTO DI JASK

La Cina non è interessata solo al porto iraniano di Chabahar ma anche a quello di Jask, sul golfo di Oman e prossimo allo stretto di Hormuz. Il controllo del porto di Jask darebbe a Pechino un vantaggio commerciale e quindi strategico, ma anche militare: nel golfo Persico ha sede, infatti, la quinta flotta della Marina americana.

IL RUOLO DELL’INDIA

Il valore strategico di Chabahar ha catturato l’attenzione anche di una nazione rivale della Cina: l’India. Nuova Delhi è molto focalizzata sulla porzione occidentale dell’oceano Indiano, dove affaccia il Pakistan, suo avversario e alleato di Pechino.

Nel maggio del 2016 l’Iran, l’India e l’Afghanistan hanno firmato un accordo relativo al porto di Chabahar finalizzato ad espandere l’accesso commerciale di Nuova Delhi all’Asia centrale. L’India si è impegnata a installare nel porto e a gestire dei macchinari di carico e scarico dei container, come le gru portuali semoventi.

– Leggi anche: Tutti i piani miliardari di Russia e Iran sul commercio

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