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Storia di Redazione T • 3 sett
Molte app chiedono accesso a microfono e fotocamera, ma pochi utenti sanno davvero cosa stanno accettando.
Oggi il nostro smartphone è sempre acceso, sempre connesso, e quasi sempre vicino a noi. Lo usiamo per comunicare, lavorare, orientarci, comprare e controllare qualsiasi cosa. Ma proprio per questo, è anche un punto debole. Tra i rischi più sottovalutati c’è l’accesso costante al microfono, spesso concesso a decine di applicazioni installate sul telefono.
La domanda è semplice: quante di queste app hanno davvero bisogno di ascoltarci?
Il problema nasce in fase di installazione. Ogni volta che scarichiamo una nuova applicazione, ci viene chiesto se vogliamo concedere determinati permessi, tra cui quello per usare microfono e fotocamera. Molti utenti, per fretta o abitudine, cliccano “Consenti sempre”, senza leggere o capire a fondo cosa stanno approvando. E da quel momento, l’app può registrare audio o immagini anche quando non è aperta.
Questo non significa necessariamente che ci stia spiando, ma è comunque un accesso potenziale che dovrebbe essere valutato con attenzione. Anche perché gli strumenti di ascolto ambientale sono tra i più delicati: consentono di captare voci, rumori, parole, contesti. E se associati a geolocalizzazione e dati biometrici, il rischio di profilazione invisibile diventa concreto.
Come capire se un’app ti ascolta e cosa fare per proteggerti
Il primo controllo da fare è semplice: verificare i permessi concessi alle app già installate. Su Android e iOS, basta entrare nelle impostazioni del telefono e selezionare la voce Privacy o Sicurezza, poi accedere all’elenco delle autorizzazioni per microfono. Qui è possibile vedere quali app possono usare il microfono e con quale frequenza: “Mai”, “Solo durante l’uso”, o “Sempre”.
Se trovi un’app che non dovrebbe avere accesso costante — ad esempio una calcolatrice, un’app meteo o un gioco — revoca immediatamente il permesso. Per ogni app che non ha bisogno del microfono per funzionare, la scelta consigliata è “Solo mentre l’app è in uso”. Questa opzione impedisce al software di attivare la registrazione in background, riducendo drasticamente i rischi.
È bene ricordare che l’uso scorretto dei permessi non sempre è un attacco hacker. Molto più spesso si tratta di tracking pubblicitario, con sistemi automatizzati che analizzano ciò che dici per proporti contenuti, banner o offerte. Ma anche in questo caso, si tratta di una forma di sorveglianza invisibile, non autorizzata consapevolmente.
Il secondo passaggio è quello della prevenzione al momento dell’installazione. Quando scarichi una nuova app, prenditi il tempo per leggere le richieste: se chiede accesso al microfono senza una ragione evidente, non concederlo. Alcune applicazioni si rifiuteranno di funzionare senza quel permesso? Può darsi. Ma in quel caso, valuta se vale davvero la pena utilizzarle.
Infine, un suggerimento importante: disattiva il microfono da alcune impostazioni di sistema quando non necessario. Alcuni smartphone consentono di limitare del tutto l’accesso al microfono da parte di app non essenziali. In alternativa, ci sono anche accessori che coprono fisicamente il microfono o la fotocamera, oppure app specializzate per monitorare l’attività delle altre app.
La responsabilità è tua: attenzione ai consensi automatici
Il rischio maggiore oggi non è un attacco da parte di hacker professionisti, ma la distrazione dell’utente medio. Quando clicchiamo “Accetta” su tutte le richieste, cediamo volontariamente il controllo su ciò che il telefono può fare. E questo vale anche per dispositivi smart, TV, assistenti vocali, smartwatch: ogni “OK” dato in automatico, può aprire una finestra d’ascolto.
Chiariamo: non tutti i sistemi usano queste autorizzazioni in modo scorretto. Ma il punto non è solo “chi lo fa”, è se lo può fare. Per questo bisogna conoscere il funzionamento dei permessi, controllarli regolarmente e imparare a distinguere tra necessità reali e accessi superflui. Una buona igiene digitale parte proprio da qui.
Nel dubbio, è sempre meglio negare un permesso in più, piuttosto che concederne uno che può violare la tua privacy. E se il microfono del telefono dovesse attivarsi in momenti sospetti — ad esempio con l’icona attiva anche senza app aperte — potrebbe essere il segnale che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe.
L’articolo Sei spiato dal microfono del telefono che è in funzione di continuo: la funzione da disattivare proviene da ScreenWorld.it.
Fosse solo il telefono che ascolta. Vivo solo e mi capita di parlare da solo, è un modo per sentire una voce umana. Ebbene, una volta mi risponde Alexa, un’altra Gemini, ma il peggio è quando si mettono d’accordo e finisco in minoranza.
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