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22 Gennaio 2026 Remocontro
A Davos si parlerà poco dei piani per la fine della guerra in Ucraina. Erano previsti nuovi incontri, e un accordo da 800 miliardi di dollari per sicurezza e ricostruzione dopo la fine della guerra. Ma le discussioni si sono gelate in Groenlandia. Fonti ucraine, Zelensky tra oggi e domani.

L’estro della follia
L’amministrazione statunitense lunedì non ha mandato delegati per un incontro proprio sul tema dell’Ucraina. Poi il ‘consiglio di pace’ per la Striscia di Gaza, tra beffa e provocazione. L’Onu privata di Trump in spregio al mondo. Mentre la Russia osserva e rilancio sugli avversari europei la pretese di sicurezza Usa rispetto alla minaccia Nato che fu praticata in Ucraina. Kirill Dmitriev, inviato di Putin che sta negoziando con gli Stati Uniti sull’Ucraina, ha scritto su X: «Il crollo dell’alleanza atlantica. Finalmente qualcosa che valga la pena di discutere a Davos».
La dura e scomoda verità
Particolarmente severo Davide Malacaria, su Piccolenote.it. «UnaEuropa sempre più in ritirata, con la sua classe politica e le sue istituzioni sempre più consegnate all’inanità, come dimostra non solo la vacuità dei suoi politici, ma anche delle istituzioni comunitarie: dall’inutile Parlamento europeo allo spettacolo indegno offerto dalle più alte cariche istituzionali, conferite a figure del tutto inadeguate». Forse troppo, ma molto vicino alla realtà dei fatti. Altra cosa l’Europa quando era una protagonista della politica globale, quando sapeva dire di no alla guerra irachena o sapeva eludere le costrizioni dell’Impero, quando sapeva mediare tra Russia e Usa o tra Israele e Paesi arabi. Vecchia scuola andreottiana su Inside Over.
Sogni di gloria, realtà di ignominia
Europa ‘Volenterosa’ basata essenzialmente sul prolungare la guerra ucraina fino alle ‘midterm Usa’ e assecondare le oscure ambizioni di Netanyahu & soci, sull’Iran e altrove messa fuorigioco in un colpo solo. «Solo tre giorni fa i leader dell’Unione Europea si preparavano a passare la settimana di Davos a esortare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a promettere garanzie di sicurezza per l’Ucraina del dopoguerra. Oggi dubitano che le sue promesse siano affidabili e stanno stracciando i loro documenti programmatici sull’Ucraina». E un cenno di Trump favorisce il sospetto: «Piuttosto che della Groenlandia, occupatevi dell’Ucraina».
Rischio reale della prova di forza
Dettagli da sequire con attenzione. Washington Post: «Il Pentagono ha ordinato a circa 1.500 soldati in servizio attivo di prepararsi per un possibile dispiegamento in Minnesota per far fronte alle proteste». E scopri che si tratta della ‘divisione aviotrasportata dell’esercito, con base in Alaska e specializzata in operazioni in climi freddi, gli Arctic Angels. Tanto sospettabile da costringere due funzionari Usa a sostenere che «l’ordine non è correlato alla recente retorica di Trump sulla necessità di prendere il controllo della Groenlandia». Excusatio non petita…
Sempre sospettosamente ‘per caso’
Secondo il Jerusalem Post a suggerire a Trump, fin dal suo primo mandato, di acquisire la Groenlandia è stato Ronald Lauder, presidente del Congresso ebraico mondiale dal 2007 e amico intimo del presidente. Notizia confortata da un articolo che lo stesso Lauder ha redatto per il New York Post e dagli ingenti investimenti che questi ha fatto nell’isola dopo il suggerimento.