Quale risposta alla situazione globale e nazionale?

Quello che mi pare davvero un punto evidente nello scenario globale fra guerre e mercato è che l’elemento dominante della narrazione è la continua, implacabile distanza fra politica, economia produttiva e società reale .

Il potere statale delle istituzioni, le direttive confindustriali e l’amministrazione locale, regionale e nazionale funzionano come auto a guida autonoma.

Nessuno si preoccupa di interpellare o almeno dialogare con la popolazione sui fatti e le necessità, la democrazia dis-applicata è un metodo certificato e accettato dai media, per capire se la direzione è giusta o meno e scendendo nel particolare, mi pare che anche i partiti istituzionali da tempo dialogano all’interno dei loro eletti, ma molto poco con i loro stessi elettori e ci sarà un perchè alla disaffezione al voto così ampia.

Le imprese se decidono di ristrutturare, di dislocare, di chiudere un sito produttivo lo fanno in base all’analisi interna di convenienza e così spesso escludono gli stessi sindacati che in passato sono serviti a fare da ponte fra gli obiettivi aziendali e le necessità territoriali dei lavoratori.

Tra l’altro dopo che per anni la struttura industriale ovunque in Italia ha creato situazioni nocive e dannose in mille casi estraendo profitto da quel lavoro : dall’amianto di Casale, alla Ferrania di Cairo, alla terra dei fuochi e di Bagnoli con l’Italsider, alla Ilva di Taranto, alla Milteni di Brescia o alla Solvay di Spinetta M.go (ancora oggi attiva e nociva), ecc, ecc

L’agricoltura non è un comparto separato, ma risente di autorizzazioni a inquinare e ad usare acqua ( anche se scarseggia per cambiamento climatico) dal glifosato alle sementi OGM.

Persino i legni da riscaldamento ridotti in pallett presi dalle foreste intorno a Cernobil x accendere riscaldamento ci hanno venduto.

Non parliamo poi delle autorizzazioni ad importare grano inquinato per fare pane e pasta da luoghi dove la tempistica e l’efficienza a produrre non avevano limiti, finivano sulle nostre tavole e ci fanno ammalare .

Lo stesso spregiudicato atteggiamento verso le big farma che hanno via libera grazie ai loro lobbisti ben pagati a Bruxelles a cui sono state consegnate le nostre vite con cure che molti oggi non possono più permettersi e di cui, salvo qualche inchiesta che fa folklore in tv, non c’è conoscenza.

Lo chiarisce la logica del PNIEC sull’energia che ancora oggi la risorsa maggiore in Italia rimane l’industria fossile dove anche le poche installazioni di energia sostenibile sono comunque di proprietà di grandi aziende che applicano prezzi di mercato senza nessun vantaggio per i cittadini.

Ora le leggi repressive giuridicamente e anche solo amministrative peggiorate nel tempo a livello nazionale sono ostaggio di una situazione incontrollata a livello globale, di una compartecipazione colpevole di una sinistra con sogni di potenza militare, di una follia armaiola guidata da Israele e dagli USA, assecondata dalla EU e resa necessaria da un potere che decide e nasconde.

Quella della Unione Europea, che doveva essere un “convivio collettivo”, è ormai una distribuzione di regole e soldi (per lo più a debito) che militarizzano, riconvertono una produttività in crisi con armi, costringono a tagliare lavoro con I.A., a precarizzare la vita tagliando risorse destinate al welfare sociale, eliminando parte dei servizi pubblici, della salute e dell’ambiente dentro un processo a sfondo unico che dipende da finanza e obiettivi economici.

Fin qui ho descritto molto sinteticamente elementi, fatti concreti alla portata di chiunque non viva chiuso in casa e viene da considerare: allora quale soluzione abbiamo?

Lascio a chi ha commenti, proposte o semplici idee da mettere in circolo, l’onere di continuare a provare di concludere un cerchio interrotto. Di azioni e opposizione allo stato delle cose presenti ce ne sono molte, ma confuse e scollegate o minoritarie senza obiettivi comuni.

Può esserlo la semplice solidarietà necessaria alla Palestina?

Però con ormai molti popoli oppressi che hanno bisogni primari, se non torniamo ad interrompere il circuito di questo capitalismo nostrano non c’è neppure una possibilità reale di aiuto extranazionale. Invito a confrontarsi!

Gianni Gatti 11/03/26 – Alessandria

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