E cosa succederà a Cuba?

Dal blog https://www.lafionda.org

Leonardo Padura, aprile 2026

“Cuba è diventata di moda. 

I colleghi giornalisti mi cercano perché io racconti, dall’interno del paese, ciò che loro già sanno che sta succedendo, ma con lo scopo più che prevedibile, che io osi speculare su cosa potrebbe accadere. E, ovviamente, riesco a malapena a dire che sul tavolo ci sono tutti gli scenari, e vanno da quando qualcosa cambia affinché nulla cambi, fino all’altro estremo, che si verifichi una sorta di operazione militare dalle conseguenze imprevedibili.

A Cuba, nel frattempo, il governo mantiene le sue posizioni di principio: preservare la sovranità e il sistema politico, pur disponendo di un dialogo con le controparti americane la cui esistenza, dopo settimane di negazione, è stata finalmente ammessa, senza che il suo sviluppo fosse trasparente. È difficile, tuttavia, immaginare i contenuti di questi scambi tra due posizioni che, per quanto ne pensiamo, sono inconciliabili.

La dirigenza cubana ha iniziato a muoversi anche se non è facile farlo sotto la spada di Damocle. Una delle misure più recenti è stata quella di autorizzare gli emigrati cubani a cavalcare sull’isola quasi tutti i tipi di affari e il volume che desiderano, compresi settori produttivi, infrastrutturali e persino le sfere bancarie e finanziarie. Questa decisione, che riguarda anche gli americani cubani, non prevede che i cittadini del paese abbiano la stessa possibilità imprenditoriale, per ora limitata alle piccole e medie imprese. È come se si presume che quelli all’interno siano così poveri da non poter costruire nemmeno una fabbrica di scarpe. La realtà è che Cuba sta crollando, nei racconti di dolore di coloro che sono rimasti sull’isola in mezzo al disastro. Dall’altra parte del muro, il Segretario di Stato Marco Rubio, artefice dell’offensiva americana contro l’isola, ha dimostrato la sua delusione e da bravo proconsole, ha dichiarato che le riforme cubane non sono sufficienti.

La verità è che Cuba vive oggi uno dei suoi momenti economici e sociali più drammatici, catalizzato da un blocco energetico che ha paralizzato molte attività in molti settori della vita nazionale. Ma è anche vero che la siccità petrolifera è venuta solo a rotolare sulla pendenza critica che già affliggeva il paese con lunghi blackout, deterioramento dei trasporti pubblici, mancanza di input medici, inflazione e conseguente carestia della vita che si riflette nella povertà salariale di buona parte della popolazione.

Cuba: embargo criminale e miopia politica uccidono la solidarietà

Un elemento importante per capire come si vive nel paese la policrisi attuale è cercare di distinguerla da quella vissuta negli anni ’90, il cosiddetto Periodo Speciale che ha seguito il crollo sovietico. All’epoca, la situazione molto drammatica di scarsità di tutto ciò che era immaginabile, aveva una programmazione politica: le carenze furono vissute orizzontalmente, vale a dire colpirono ugualmente quasi tutta la popolazione e così si sostenne il tessuto omogeneo della società cubana. La congiuntura del presente, invece, ha un comportamento verticale: molti sono fottuti, ma un settore già visibile si è arricchito mentre opera con le carenze che lo Stato non è in grado di alleviare.

Per arrivare al punto di ebollizione attuale bisogna comprendere il programma di alcune riforme che Raúl Castro ha sviluppato nel suo mandato, basato sullo sradicamento di buona parte del sistema egualitario con l’eliminazione delle “gratuità indebite” aprendo il divario affinché si iniziassero a generare differenze economiche e sociali che oggi sono diventate palesi.

Trump tradirà cubani e venezuelani?

Con il sollievo che si era verificato durante il disgelo del presidente Barack Obama, la situazione sembrava migliorare, ma il governo cubano non si è mosso dalle sue posizioni. L’arrivo del primo mandato di Trump ha cambiato le prospettive di potenziali miglioramenti, il periodo di Joe Biden non ha inciso e, tra l’altro, è passata la pandemia e l’economia, così dipendente dal turismo, ne ha risentito. 

A quel punto i generosi aiuti venezuelani iniziarono a diminuire perché Caracas stava affrontando le sue crisi. È tornato Trump e ha messo Cuba nel suo mirino, dichiarando la sua politica di massima pressione con l’intenzione di cambiare il suo sistema politico ed economico. Mentre all’interno del paese, senza fretta e con molte pause, venivano applicate misure che si sono rivelate devastanti come la riforma monetaria che ha unificato le monete in corso e ha provocato una perdita di valore del peso cubano, causando un’inflazione galoppante e, pertanto, una perdita di capacità d’acquisto dei cittadini. Tuttavia, non era previsto che potesse verificarsi uno scenario come quello attuale e lo dimostra il ritardo nel cambiamento della matrice energetica del paese puntando sul fotovoltaico, mentre si costruiscono alberghi per turisti che non sono mai arrivati e senza azioni complementari per questo settore, come l’igiene delle città e le infrastrutture.

E ora, sotto pressione, si proclamano cambiamenti e se ne annunciano altri a venire. Ammessa la piccola impresa nazionale come tavola di salvezza per molte forniture, Cuba si apre di più agli investimenti esteri. Il problema è che questi presunti investitori si muovono con la cautela generata dalla mancanza di fiducia in un governo che cambia a proprio piacimento le regole del gioco e spesso paga poco o male i loro debiti, con conti bancari congelatimentre promuove la creazione di altri conti, garantendone (verbalmente) la sicurezza. 

Ai colleghi che chiedono come vanno le cose a Cuba, la cosa più complicata è far capire loro alcune trame profonde di questa realtà. E darò solo un esempio: di fronte a casa mia c’è una cafeteria particular dove solitamente si fermano a mangiare i proprietari dei motorini elettrici che invadono la città, che senza carburante diventano la soluzione per i trasporti pubblici. Quindi, con luce o blackout, si siedono accanto alla moto su cui è stato adattato un megafono che inonda il quartiere con la diffusione a tutto volume dei reggaeton di moda. C’è una crisi, è vero, molti problemi, è la verità, ma per il momento è anche vero che abbiamo Bad Bunny e Babeshito. E ovviamente tanta voglia di vivere”. cfr Leonardo Padura Fuentes.

Padura critica la leadership cubana, a cui ovviamente vanno concesse le attenuanti dovendosi muovere “sotto la spada di Damocle” di un embargo criminale (il famigerato bloqueo) il cui peggioramento non è certo iniziato con Trump, bensì con la Helms Burton Act varata nel 1996, proprio nel momento in cui l’isola cominciava ad uscire dal tunnel del periodo especial dopo il crollo dell’Unione Sovietica, che aveva lasciato i cubani senza interlocutore commerciale per la vendita della canna da zucchero, una delle poche cose che l’isola produce. Con l’Atto (osceno) l’embargo divenne istituzionale, cioè solo il Congresso avrebbe potuto toglierlo, cosa mai avvenuta, neanche durante il secondo mandato di Obama che pure aveva aperto le porte alla speranza. 

Il decreto, oltre a togliere al governo cubano la possibilità di finanziamenti agevolati e rimesse di denaro attraverso banche legate a istituti intermediari statunitensi, permette a società USA, che si dichiarino danneggiate dalle confische di proprietà durante la rivoluzione del 1959, di citare in giudizio imprese straniere che commerciano con Cuba, applicando sanzioni così onerose da costringere i partner commerciali a rincarare i prodotti esportati nell’isola per ammortizzare questi balzelli.

È per questo che merci e alimenti importati a Cuba sono così cari che solo un’élite di locali può permetterseli.

Cuba: embargo criminale e miopia politica uccidono la solidarietà

Quello che ha fatto Trump, oltre a instaurare un blocco navale intorno a Cuba per impedire ogni rifornimento di petrolio dopo la chiusura definitiva del rubinetto venezuelano, e la minaccia di dazi pesantissimi al Messico che era il secondo fornitore del continente, è stato di rendere il bloqueo perpetuo, complice anche la vigliaccheria europea – Spagna a parte – che un tempo faceva quadrato per mantenere rapporti con Cuba senza vessazioni. I cubani indigenti non possono usufruire di agenzie statunitensi come Western Union e Moneygram con cui solitamente si spediscono soldi all’estero a commissione agevolata, e neanche di PayPal, che essendo di proprietà del magnate sudafricano Peter Thiel legato alla Casa Bianca, blocca i pagamenti con causale Cuba, minacciando oltretutto i donatori della rimozione dei loro account.

La colpa che Padura rimprovera però ai vertici del castrismo in questo settore, è il paradosso di aver privilegiato proprio i cubani emigrati in Florida e naturalizzati americani (perlopiù anti-castristi ma ben disposti a trattare con i loro “nemici”) nel fare affari con Cuba attraverso l’export di alimenti (pacchi di comida a prezzi carissimi) e rimesse di denaro gravate da commissioni di usura.

Tre anni fa mi sono occupato di un’inchiesta pubblicata dalla rivista Millennium FQ dove scoprii che Cuballama (una grossa società di spedizioni da Miami) faceva affari d’oro mandando soldi a Cuba e, attraverso la piattaforma di Amazon, ogni sorta di ben di dio – alimenti, vestiti, elettrodomestici, cellulari – aggirando così l’embargo. https://share.google/dJU4F2nKuXw7tCRo2  Sempre dalla Florida, lo stesso fa l’imprenditore immigrato Hugo Cancio con la sua agenzia Katapulk, e il nipote di Castro, Raul Guillermo Rodríguez Castro, detto El Cangrejo, con CubaMax di cui èsocio, il quale per diritto di parentela, sta prendendo il sopravvento sulla concorrenza. Secondo una mia fonte imprenditoriale che ritengo attendibile, Hugo Cancio importa a Cuba auto di lusso del valore di 250.000 USD, destinate soprattutto alla nomenclatura del regime e agli affaristi legati a codesta.

Sandro Castro si sarebbe fatto consegnare una BMW color verde oliva, come la divisa militare cubana.

Cancio è stato anche il middleman che ha consentito il viaggio di Obama a Cuba, spianando il percorso all’ex presidente.

Ed è lo stesso scrittore che punta il dito su nonno Raul nel suo post, che ha annullato il concetto di egualitarismo e di “sacrifici per tutti” promuovendo così “l’eliminazione delle gratuità indebite” avendo già sdoganato la creazione di un’élite di privilegiati a scapito del welfare, con la prospettiva di trattare in seguito la “resa onorevole” con los Conquistadores Yanquis. E ciò oramai è qualcosa più di un pettegolezzo.

Padura mette il dito nella piaga della mancata diversificazione energetica di una classe dirigente la cui miopia politica ha portato a insistere sul petrolio che è costretta a importare poiché quello estratto a Cuba è troppo pesante, quindi non adatto a muovere veicoli e pure insufficiente per il sistema elettrico, a causa di una distribuzione obsoleta che crea interruzioni continue lungo il circuito.

Fotovoltaico e rinnovabili sono sempre rimasti ai margini dell’agenda energetica castrista, pur potendo contare sulla disponibilità cinese e di governi alleati come la Colombia di Petro che sul fotovoltaico ha fondato l’alternativa per staccarsi dalla dipendenza del petrolio.

Le auto elettriche cinesi sono rimaste confinate a un loro impiego nel turismo rental, per cui il triste spettacolo di file senza speranza alle pompe di gasolina vuote (il Venezuela aveva già ridotto da tempo i suoi approvvigionamenti per l’impossibilità di sfruttare appieno le sue enormi riserve) e gli apagones che lasciano al buio per notti intere i cubani, sono un evento che documento da anni insieme alla speculazione dei furbetti che fanno il pieno più volte aggirando il razionamento con la pratica del “succhio”, per poi vendere l’eccesso al mercato nero a 2-3 dollari al litro, oggi diventati 8.

Non è dato ancora sapere a che punto sia la raffinazione dei 730.000 barili di greggio scaricati un mese fa dalla petrolifera russa Anatoly Kolodkin nel porto di Matanzas, e soprattutto come sarà distribuito il prodotto finito, visto che le code alle pompe non diminuiscono e i blackout continuano imperterriti. 

Bisognerebbe chiederlo a Raul “El Cangrejo” il quale, anche se non ancora ufficialmente, sembra aver in mano i destini dell’isola nelle trattative con Rubio e Trump, che avrebbe concesso il passaggio della nave dopo un accordo con Putin. Il nipote di Castro deve anche far muovere il suo jet privato, del valore stimato di 25 milioni di dollari.

Cuba: embargo criminale e miopia politica uccidono la solidarietà

Altro evidente segno di miopia non solo politica ma soprattutto economica che lo scrittore sottolinea, è aver insistito nel costruire mega resorts a fronte di un turismo che dopo la pandemia non si è mai ripreso: le frotte di turisti agognate non si sono viste, mentre il tessuto urbano ha continuato a disgregarsi, senza infrastrutture e con le strade a pezzi, soprattutto intorno alla parte storica, Habana Vieja e Centro Habana, che oggi rigurgitano di monnezza non più rimossa.

Letale è stato aver insistito su monete fittizie come il famigerato Cuc (Peso Cubano Convertibile) che negli anni 90 diedero vita al sistema a doppia valuta, Cuc per i turisti e Cup il peso ordinario per i locali. Ritirato il 1 gennaio 2021 per la sua insostenibilità, fu sostituito dalla tarjeta MLC (Moneda Libremente Convertible) una carta magnética a cui i cubani devono ricorrere per gli acquisti nei negozi statali, ricaricabile attraverso le rimesse di valuta straniera provenienti dall’estero. Tutti espedienti che, venendo progressivamente a mancare le riserve di denaro fresco nella cassaforte dello Stato, con le donazioni in calo, sia per i paletti imposti dell’embargo, sia per le commissioni usuraie delle agenzie di Miami, hanno portato al crollo del peso cubano – oggi al mercado informal il dollaro è cambiato a 525 Cup e l’euro a 600 – a un’inflazione mostruosa, e quindi alla perdita del potere d’acquisto.

Cuba: embargo criminale e miopia politica uccidono la solidarietà

Alimenti e Aseo (prodotti per l’igiene personale) sono reperibili solo nelle tiendas approvvigionate dal consorzio privato dei grossisti MiPymes (Micro Piccole e Medie imprese) che hanno di fatto sostituito i negozi del governo, dove si paga rigorosamente cash a prezzi che la speculazione praticata dagli stessi sul cambio dollaro-peso, ha portato alle stelle. A tal riguardo, segnalo il malcostume di generi alimentari comprati dai grossisti quando il dollaro è più basso, fatti sparire per lunghi periodi, per poi riapparire quando il cambio nei confronti del peso peggiora, colpendo così mortalmente i risparmi dei consumatori.

Cuba: embargo criminale e miopia politica uccidono la solidarietà

Chiudo con il passaggio più interessante, relativo alla crisi del Periodo Speciale degli anni 90, quando il crollo URSS trascinò anche Cuba, a confronto con la catastrofe odierna: “All’epoca, la situazione drammatica aveva una programmazione politica: le carenze furono vissute orizzontalmente, vale a dire colpirono ugualmente quasi tutta la popolazione e così si sostenne il tessuto omogeneo della società cubana.La congiuntura del presente, invece, ha un comportamento verticale: molti sono fottuti, ma un settore già visibile si è arricchito”.Ed è proprio questa “verticalità” il cuore del problema: i privilegi della casta legata alla famiglia Castro, e il gioco sleale dei Mipymes poc’anzi descritti, ribadiscono il principio narrato da George Orwell nel suo romanzo allegorico La Fattoria degli Animali. Se in una società ideale tutti sono uguali, viceversa in un sistema compromesso ci saranno sempre quelli più uguali degli altri.

Il crollo dell’assistenza pubblica e l’egoismo dei ricchi, hanno determinato la fine della solidarietà tra cittadini: oggi a Cuba, la regola è, si salvi chi può e chi rimane indietro, si arrangi!

Ero a Santiago nel 1994, e ho constatato di persona il collante sociale che ha salvato l’isola allora. 

Due anni fa, tornato nello stesso barrio là dove avevo lasciato gente povera, ma pronta ad aiutarsi casa per casa dividendosi quel poco che si trovava in giro e che la sera, comprando un pò di Ron Matusalem nella fabbrica alla fine della strada, faceva fiesta fino alla madrugada, ho trovato solo anziani e disperazione. Ha chiuso anche la fabbrica del pregiato liquore, che ora si produce nella Repubblica Dominicana.

(foto e video© F.Bacchetta foto Padura © Academia Cubana de la Lengua)

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