In che mani è finito il mondo e la nostra piccola Italia

Dal blog https://www.remocontro.it/

  • 06 Marzo 2026 Ennio Remondino

Adesso che la sopravvivenza del mondo è minacciata da quei due criminali planetari del ‘fronte occidentale’ (Trump e Netanyahu se non fosse chiaro), e la pochezza della maggior parte dei loro colleghi al potere nel mondo, gli sconti di tifoseria non valgono più. Di fronte allo spettacolo di due ministri soggetti di presa in giro social nel loro tentativo di sostituire una premier fantasma, ‘destra’ o ‘sinistra’ sfumano e si impone la dignità nazionale offesa. L’Italia in Europa e nel mondo, con la sua politica estera lasciata nelle mani del ministro Tajani. E l’Europa di Von der Leyen che mantiene l’inesistente Luigi Di Maio come suo rappresentante nel Golfo Persico? Perché non la dignità della Spagna invece di obbedienza servile? Per non dire di Stati Uniti e Israele

Abbiamo capito cosa stanno combinando?

Capi di governo killer, sostiene il britannico Economist. «Il 28 febbraio, il presidente americano e il primo ministro israeliano hanno fatto proprio questo, uccidendo l’86enne leader supremo dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei. E poiché Khamenei era malvagio (e sicuramente lo era), qualsiasi tipo di guerra avrebbe senso. Quando si comanda una macchina letale come le forze armate americane, unite in questa operazione con le Forze di Difesa Israeliane, temprate dalla battaglia, si ha la speciale responsabilità di definire ciò che si vuole ottenere. Questo non è solo un requisito etico; è anche pratico. Gli obiettivi della guerra guidano la campagna; definiscono i sacrifici che lo Stato impone al proprio popolo e al nemico; e determinano quando i combattimenti dovrebbero finire».

Per non lasciare Trump primo e solo colpevole, Israele ancora una volta in Libano, il ministro israeliano Bezalel Smotrich, ieri ha promesso che Beirut «assomiglierà a Khan Yunis», cioè Gaza

Crosetto e Tajani supplenti premier

La presidente del Consiglio non si presenta in Aula per riferire sulla crisi mediorientale, preferisce parlare ai microfoni di Rtl. Due ore prima dell’inizio delle comunicazioni del governo sul conflitto in Iran e gli aiuti da inviare ai paesi del Golfo, Giorgia Meloni parla in radio a Rtl e in mezz’ora interviene su tutto lo scibile, dalla guerra in corso al referendum, lasciando i due ministri praticamente da soli tra i banchi del governo alle schermaglie del dibattito parlamentare. Sostenendo che a provocare la «crisi del diritto internazionale» è stata «di un membro del consiglio di sicurezza dell’Onu», leggasi Russia, l’Iran sotto attacco, colpevole per «la sua reazione scomposta». Linea dettata ai due ministri commissariati, e lontana dal Parlamento. «Lo schiaffo dell’intervista lontana dalle aule è senza dubbio per le opposizioni, ma è rivolto anche al resto dell’esecutivo lanciato in mezzo alla mischia».

Con Crosetto che alla fine confessa: «Certo che la guerra è stata al di fuori del diritto internazionale». Posizione personale o quella del governo? E il rispetto degli accordi torna solo per l’eventuale concessione delle basi.

«Non saremo complici». Sánchez sfida Trump

«La posizione della Spagna si riassume in tre parole: no alla guerra». Nel suo messaggio, il premier spagnolo Pedro Sánchez ha deciso di cavalcare esplicitamente lo slogan che il socialista José Luís Rodríguez Zapatero aveva usato per vincere le elezioni del 2003, contro l’impopolare decisione di José María Aznar (del Pp) di infilare la Spagna nell’altra grande guerra in Medio Oriente, quella contro l’Iraq. «La posizione del governo spagnolo è la stessa che abbiamo avuto in Ucraina o a Gaza: no alla violazione del diritto internazionale che ci protegge tutti, specie i più indifesi; no all’idea che il mondo possa risolvere i suoi problemi solo a base di conflitti e bombe; no a ripetere gli errori del passato», ha detto dalla Moncloa. «Alcuni ci accusano di essere ingenui, ma ingenuo è credere che la soluzione sia la violenza, o credere che la democrazia e il rispetto tra le nazioni fioriscano dalle macerie».

Un chiaro riferimento a Donald Trump, senza mai citarlo, valido anche per la collega italiana: «Non saremo complici di una cosa cattiva per il mondo, e quindi contraria ai nostri valori e ai nostri interessi, solo per paura delle rappresaglie di qualcuno».

L’assordante silenzio Ue

E mente il Medio Oriente brucia, letteralmente l’Unione Europea aveva in campo, almeno sulla carta, un suo uomo nella regione: Luigi Di Maio, «Rappresentante Speciale per il Golfo Persico». Con un problema. Al momento in cui scriviamo, Di Maio non risulta aver rilasciato alcuna dichiarazione pubblica sul bombardamento. Nessun comunicato, nessun post sui social, nessuna comparsata televisiva. Un silenzio eloquente. Il 27 febbraio, Di Maio era a Roma all’evento dell’eastwest Coffee per ‘tracciare la rotta delle relazioni UE-Golfo’. E ci aveva rassicurato sull’avanzamento dei negoziati con gli Emirati Arabi Uniti e il lancio di un nuovo accordo strategico con l’Arabia Saudita, descrivendo il Golfo come «un hub di trasformazione strategica globale». Il giorno dopo, l’attacco Israele americano. Europa sena vergogna che rincara

Un precedente imbarazzante

«Dov’è finito Di Maio, lo Special One della Ue per il mondo arabo?» Il 27 febbraio, Di Maio era a Roma all’eastwest Coffee per ‘tracciare la rotta’ delle relazioni UE-Golfo. A rassicurarci sui negoziati Usa-Iran. Il giorno dopo, quello stesso hub è diventato un teatro di guerra. E oggi, di fronte all’attacco più esteso nella storia recente del Medio Oriente, la voce ufficiale dell’UE è venuta dall’Alta rappresentante Kaja Kallas, che per una volta scopre la verità diffusa e ha definito la situazione «pericolosa». Tutti rassicurati da tanta acuta analisi.

Tags: politica estera italiana

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