Dal blog https://www.lindipendente.online/
16 Aprile 2026 Giorgia Audiello
Nonostante gli avvertimenti del Fondo Monetario Internazionale (FMI) sulle conseguenze economiche del riarmo e i rischi di una recessione globale, la Commissione europea ha annunciato ieri in un comunicato di essere pronta a investire 1,07 miliardi di euro in 57 nuovi progetti nell’ambito del Fondo Europeo per la Difesa (EDF), vale a dire lo strumento dell’UE volto a finanziare la cooperazione tra industrie e istituti di ricerca attivi nel settore militare. I 57 progetti sono stati selezionati tra i 410 presentanti all’interno dei bandi EDF per il 2025: di questi 32 riguardano iniziative di sviluppo di tecnologie pronte all’uso a cui saranno destinati 675 milioni di euro; i restanti 25, invece, sono progetti di ricercapiù sperimentali a cui andranno circa 332 milioni di euro.
Secondo la Commissione, gli investimenti «supporteranno il raggiungimento degli obiettivi stabiliti nella Defence Readiness Roadmap 2030», ossia la strategia presentata dall’esecutivo di Bruxelles per rafforzare il sistema di difesa europeo entro il 2030.
In particolare, le iniziative chiave su cui si concentrano gli investimenti per raggiungere gli obiettivi stabiliti dal piano di riarmo europeo sono quattro: la European Drone Defence Initiative, che individua nei droni una lacuna fondamentale in termini di capacità, che deve essere colmata per proteggere ogni cittadino e ogni centimetro quadrato di territorio europeo; l’Eastern Flank Watch, un progetto volto a intensificare la sicurezza del fianco orientale del Vecchio Continente; lo European Air Shield, che riguarda la costruzione di uno scudo aereo per la difesa missilistica e lo European Space Shield, un sistema di protezione dei satelliti europei.
Nell’ambito dell’iniziativa sui droni, il progetto più importante citato dalla Commissione è il progetto AETHER, che lavorerà allo sviluppo di sistemi di propulsione e gestione termica di queste tecnologie. Un altro obiettivo del Fondo Europeo per la Difesa è quello di sostenere le start up e le piccole e medie imprese (PMI) e per questo, la Commissione ha fatto sapere che alcuni dei progetti lanceranno piccoli «bandi interni» per finanziare nuove idee con contributi fino a 60.000 euro per azienda. «Più del 21 per cento dei finanziamenti totali andranno alle PMI, consentendo così di entrare nel mercato anche a realtà che non hanno precedenti esperienza nel settore della difesa», si legge nel comunicato.
Al centro di alcuni dei progetti selezionati da Bruxelles c’è anche l’Italia, in particolare l’azienda Leonardo che partecipa al progetto ANEMOS. Quest’ultimo lavora allo sviluppo di un avanzato sistema di comunicazione militare e scambio di dati tra forze aeree, navali e terrestri. Inoltre, sono coinvolte in altre iniziative anche Fincantieri, Thales Alenia Space, Politecnico di Milano, Istituto Affari Internazionali e Agenzia Spaziale Italiana.
L’annuncio della Commissione europea su nuovi investimenti in riarmo arriva solo pochi giorni dopo che il FMI aveva messo in guardia circa i rischi economici del riarmo e di recessione globale derivante dalla guerra in Medio Oriente. In particolare, il FMI ha evidenziato come l’aumento del deficit per il riarmo «può stimolare l’economia nell’immediato», annullando però i suoi effetti successivamente: il finanziamento del deficit mette infatti «a dura prova la sostenibilità fiscale nel medio termine.
Il debito pubblico aumenta di circa 7 punti percentuali entro tre anni dall’inizio delle politiche di riarmo (in caso di guerra le stime raddoppiano, arrivando a 14 punti percentuali)». Inoltre, considerati i limiti all’emissione di debito, una parte consistente delle spese per il riarmo viene finanziata attraverso la riduzione della spesa sociale, ossia tagliando i fondi destinati a importanti settori della spesa pubblica, quali sanità e istruzione. Il FMI, inoltre, mette nero su bianco che in caso di guerra «l’attività economica diminuisce drasticamente. In media, la produzione nei Paesi in cui si svolgono combattimenti diminuisce di circa il 3% all’inizio e continua a diminuire per anni, raggiungendo perdite cumulative di circa il 7% entro cinque anni».
L’Istituto finanziario con sede a Washington ha posto anche l’accento sulle ripercussioni delle ostilità in Medio Oriente, affermando che se la guerra dovesse continuare per mesi e il rincaro dei prezzi energetici persistere, la crescita economica frenerebbe, generando una recessione globale. In questo contesto, l’Italia sarebbe tra i Paesi europei più esposti ai contraccolpi economici e al rischio di recessione, in quanto più dipendente dal punto di vista energetico, al contrario di nazioni come la Francia, che dispone dell’energia nucleare, o la Spagna che ha puntato sulle energie rinnovabili.
Nonostante le previsioni del FMI e la precaria situazione economica e industriale in cui versa il Vecchio Continente, l’Ue ha deciso di perseverare nella strada del riarmo, preparandosi a un eventuale conflitto bellico e dando priorità assoluta al settore della Difesa.

Giorgia Audiello
Laureata in Economia e gestione dei beni culturali presso l’Università Cattolica di Milano. Si occupa principalmente di geopolitica ed economia con particolare attenzione alle dinamiche internazionali e alle relazioni di potere globali.