Lavoro: cosa c’è nel nuovo decreto “primo maggio” approvato dal governo Meloni

Dal blog https://www.lindipendente.online

29 Aprile 2026 Salvatore Toscano

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo decreto-legge in materia di lavoro, prontamente ribattezzato decreto “primo maggio”. Si tratta di una misura da circa un miliardo di euro, con il quale verranno rinnovati bonus e incentivi per le aziende che assumono giovani e donne, soprattutto se residenti nel Mezzogiorno. C’è una novità: gli incentivi saranno destinati esclusivamente alle aziende che pagano in maniera adeguata i propri dipendenti. Nessun salario minimo: la maggioranza punta sul “salario giusto”, cioè un trattamento economico in linea coi contratti collettivi nazionali. Il decreto servirà dunque a premiare quella che dovrebbe essere una condizione di legalità e normalità lavorativa.

«Nel primo anno ci occupavamo del cuneo, nel 2024 degli incentivi, nel 2025 della sicurezza sul lavoro. Quest’anno ci siamo voluti concentrare sulla qualità del lavoro e sui salari più bassi», dice la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in conferenza stampa. Il decreto rinnova diversi incentivi alle aziende che puntano sul lavoro giovanile e femminile: sono previsti esoneri contributivi fino a 650 euro al mese per le assunzioni di donne; il bonus sale a 800 euro in caso di residenza nel Mezzogiorno, dove nel 2024 è stata istituita una Zona economica speciale (ZES) unica. L’incentivo verrà erogato fino al raggiungimento del limite di spesa, fissato a 26,5 milioni per l’anno in corso. Discorso simile per i giovani under 35, con gli esoneri contributivi fissati a 500 euro mensili (650 se i lavoratori risiedono nel Mezzogiorno). Per il 2026 il governo stanzia 109,7 milioni di euro.

Il tutto con «una novità che noi — dice Giorgia Meloni — consideriamo molto importante, e cioè che a quegli incentivi si può accedere solo ed esclusivamente se si riconosce e si applica ai propri lavoratori quello che noi definiamo il salario giusto». Continua dunque il braccio di ferro con le opposizioni: alla loro richiesta di introdurre il salario minimo, il governo Meloni risponde con il salario giusto, coerente cioè con il contratto collettivo nazionale (CCNL) più rappresentativo per il lavoratore. Nel decreto viene inserito anche un meccanismo per incentivare il rinnovo dei CCNL, a partire dal 2027: nel caso di contratti scaduti e non rinnovati entro 12 mesi scatta un adeguamento automatico sullo stipendio, pari al 30% dell’inflazione. Quindi, con un’inflazione al 10%, si avrebbe un aumento del 3% in busta paga.

Come spiegato dalla leader di Fratelli d’Italia, l’aderenza ai contratti stipulati dai sindacati, in chiave salari giusti, non si limita alla sola retribuzione ma anche a tutti i benefici collaterali, come ad esempio i giorni di ferie. C’è poi il recepimento della direttiva europea sulla trasparenza retributiva. Per accedere agli incentivi governativi, le aziende dovranno indicare negli annunci il contratto applicato ai lavoratori e il relativo salario. «Significa che grazie a queste norme chi sottoscrive dei contratti pirata e chi sottopaga i lavoratori, non avrà diritto a incentivi pubblici sul lavoro», spiega Meloni. Il governo premierà dunque le aziende che rispetteranno il minimo sindacale, senza inventarsi particolari benefici per i lavoratori. Verrà quindi ricompensata, come evento straordinario, una condizione di legalità e normalità lavorativa.

Il decreto prevede poi degli interventi per «combattere quello che è stato definito il “caporalato digitale” che colpisce in particolare i rider», dice Meloni. Vengono potenziati gli obblighi delle piattaforme in termini di pubblicità e trasparenza, in particolar modo sui compensi e sulle attività svolte dai lavoratori. L’obiettivo è costruire una banca dati da mettere a disposizione delle autorità in caso di accertamenti e indagini, monitorando salari e ritmi di lavoro. Vengono poi introdotte delle sanzioni per chi, nello svolgimento dell’impiego, utilizza identità altrui; per i rider è stato disposto l’obbligo di identificazione digitale.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.

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