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16 Maggio 2026 Stefano Baudino
In seguito agli annunci del governo arrivati negli scorsi giorni, due navi specializzate nella bonifica di mine e ordigni subacquei hanno lasciato il porto di Augusta, in Sicilia, alla volta dello Stretto di Hormuz. Si tratta dei cacciamine “Rimini” e “Crotone”, entrambi di stanza a La Spezia ma trasferiti nelle scorse settimane nell’isola, che approderanno inizialmente in una base italiana in Gibuti.
Da lì, secondo quanto affermato dai membri del governo, le navi potranno raggiungere lo Stretto navigando per una trentina di giorni, ma solo quando il conflitto si risolverà. Complessivamente, i militari impegnati saranno circa quattrocento. Nel frattempo, però, la pace non sembra affatto vicina, con i media statunitensi che descrivono gli USA e Israele come sempre più propensi a riaprire il fuoco sull’Iran.
Il movimento, a detta dell’esecutivo, ha una natura precauzionale. «Non siamo qui per chiedere di autorizzare una nuova missione militare – ha affermato Tajani di fronte alle Commissioni Affari Esteri e Difesa riunite di Camera e Senato – l’intento è condividere con il parlamento l’impegno del governo».
L’operatività concreta resta subordinata a una tregua che al momento appare lontana: «La tregua nel Golfo è possibile? Non lo so, non penso – ha dichiarato il ministro della Difesa Guido Crosetto – oggi e questa settimana penso sia meno facile di quanto pensavo una settimana fa». A fornire la scorta saranno la fregata “Raimondo Montecuccoli” e la nave logistica “Atlante”, mentre in supporto potrebbe essere impiegata anche la fregata “Rizzo”, già destinata alla missione Aspides nel Mar Rosso.
La prima tappa del trasferimento è Gibuti, dove l’Italia dispone di una base logistica strategica. Da lì, in caso di cessazione delle ostilità, i due cacciamine potranno raggiungere il Golfo Persico in circa un mese di navigazione.
«Nel momento in cui dovesse aprirsi uno scenario di pace – aveva anticipato Crosetto – alle unità navali dei Paesi alleati servirebbe quasi un mese di navigazione per raggiungere il Golfo. Per questo, in via precauzionale, stiamo predisponendo il posizionamento di due cacciamine in un’area più vicina allo Stretto di Hormuz». Dure le critiche da parte delle opposizioni, che hanno rimproverato all’esecutivo l’aver omesso una condanna dell’attacco statunitense e contestato l’urgenza dell’inizio della missione. Da parte sua, il governo ha ribadito che si tratta di una «pianificazione meramente funzionale» in attesa di sviluppi sul terreno.
In verità, in Medio Oriente soffiano ancora forti venti di guerra. Secondo il New York Times, gli Stati Uniti e Israele starebbero preparando una possibile ripresa delle operazioni militari contro l’Iran già dalla prossima settimana, nonostante il cessate il fuoco.
Tra le opzioni valutate dall’amministrazione Trump figurano in particolare bombardamenti più intensi contro obiettivi militari e infrastrutture iraniane, ma anche missioni delle Forze Speciali atte a recuperare materiale nucleare custodito nel sito di Isfahan. Centinaia di soldati specializzati sarebbero già stati dispiegati in Medio Oriente nei mesi scorsi.
La Cnn ha scritto invece che Israele sarebbe al lavoro per preparare una nuova ondata di raid contro l’Iran, mentre il presidente statunitense Donald Trump avrebbe «esaurito la pazienza» in seguito agli attacchi sferrati contro militari americani e alleati di Washington nelle ultime settimane.

Stefano Baudino
Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.