Italia-Grecia: partita doppia per l’acqua pubblica

Dal blog https://sbilanciamoci.info

Gemma Gasseau e Lydia Karazarifi 28 Maggio 2026

L’accesso alle risorse idriche è un’emergenza democratica e ambientale. A Firenze, un confronto tra le due sponde del Mediterraneo sul ruolo e le prospettive dei movimenti sociali che si oppongono ai processi di privatizzazione e mercificazione dell’acqua, rivendicandone il carattere di bene pubblico.

Le lotte per l’acqua come bene pubblico dipendono in modo cruciale dalla capacità di creare e rivitalizzare le relazioni socio-politiche e le infrastrutture sociali attraverso cui si riproduce l’azione collettiva dei movimenti sociali. È questo uno dei punti chiave emerso nel corso del seminario promosso lo scorso 24 aprile dal gruppo di lavoro sulla politica ambientale del Centro Studi sui Movimenti Sociali della Scuola Normale Superiore. 

Coordinato dalle ricercatrici Gemma Gasseau e Lydia Karazarifi e animato dalla presenza di due tra i maggiori protagonisti dei movimenti per i beni comuni e per l’acqua pubblica in Italia e in Grecia – Tommaso Fattori ed Ekaterini Georgiadou –, l’evento ha ospitato un confronto sulle sfide legate alla governance dell’acqua, a partire da una riflessione sull’articolazione e gli esiti delle mobilitazioni sociali che si sono sviluppate nel corso degli ultimi due decenni (2010-2026) per opporsi ai processi di privatizzazione, accaparramento (water grabbing) e commercializzazione delle risorse idriche.

Fattori ed Ekaterini hanno ricordato innanzitutto come il referendum italiano del 2011 contro la privatizzazione dell’acqua abbia rappresentato un momento storico per lo European Water Movement, agendo da catalizzatore delle lotte per il diritto all’acqua in tutto il continente e favorendo l’emersione e il riconoscimento reciproco delle numerose campagne sul tema. Tra i principali strumenti che hanno permesso di gettare le basi per lo sviluppo di reti di solidarietà transnazionale tra movimenti per l’acqua e iniziative locali, i due relatori hanno richiamato anche l’Iniziativa dei cittadini europei (ECI), che raccolse due milioni di firme, e la campagna per il diritto all’acqua “Right to Water”.

Tommaso Fattori ha inoltre messo in evidenza il carattere prismatico dei movimenti per l’acqua pubblica, che includono una dimensione sociale, relativa all’accesso universale e al riconoscimento dell’acqua come diritto umano, una dimensione ecologica, che riguarda l’acqua come risorsa naturale da rigenerare rispettando i vincoli e gli equilibri ambientali, e una dimensione democratica. In quest’ottica, anche Ekaterini ha sottolineato come l’intensificarsi dei processi di commercializzazione dell’acqua sia legato a doppio filo alla privatizzazione dei processi decisionali, e come la partecipazione attiva alle mobilitazioni per difendere il carattere pubblico dell’acqua sia un presidio fondamentale di rivendicazione ed esercizio democratico dei diritti.

Le mobilitazioni in Italia e in Grecia

Nel confronto tra i casi italiano e greco, Fattori ha specificato che il referendum in Italia contro la privatizzazione dell’acqua svoltosi nel 2011 sia stato il culmine di un processo di mobilitazione durato oltre dieci anni. Le strategie messe in campo sul piano legislativo, inclusa la proposta di legge di iniziativa popolare, perseguivano un duplice obiettivo: influenzare e modificare l’ordinamento, e al contempo costruire alleanze, poiché la campagna per il referendum costituiva un obiettivo concreto condiviso. Sebbene il suo esito – ossia l’affermazione di una volontà politica per l’acqua pubblica – non sia stato mai pienamente attuato e i processi di liberalizzazione siano proseguiti negli anni successivi, in particolare nel contesto delle politiche di austerità dell’Eurozona, quell’iniziativa ha comunque permesso di ostacolare in modo decisivo l’ulteriore espansione della privatizzazione dell’acqua. Senza il referendum, ha ricordato Fattori, la partecipazione di soggetti privati nei gestori del servizio idrico (e di altri servizi pubblici locali) sarebbe oggi obbligatoria per legge. 

In Grecia, Ekaterini ha richiamato come i movimenti per l’acqua siano emersi in difesa del suo carattere pubblico a partire dal periodo dei memoranda del 2010, grazie all’unione di sindacati, associazioni, collettivi informali, organizzazioni ambientaliste, comunità locali, enti di governo locale e cittadini indipendenti. Tra gli attori più rilevanti vi era SoSte to Nero (“Save the Water”), composto dal sindacato di EYATH, il gestore del servizio idrico di Salonicco, insieme a organizzazioni di base (come K136 e i Water Warriors), singoli attivisti, tra cui avvocati, forum locali e altre organizzazioni. 

Nel 2014, tutti questi soggetti promossero a Salonicco una campagna e un referendum informale contro la privatizzazione dell’acqua, con il coinvolgimento di migliaia di volontari e osservatori indipendenti. Per assicurare le operazioni di voto referendario, furono autorizzati l’accesso alle scuole pubbliche e l’utilizzo delle liste elettorali fornite dal Comune. Il grande successo dell’iniziativa – con il 98 per cento dei votanti contrari alla privatizzazione dell’acqua – lasciò in eredità forme di collaborazione tra diversi gruppi e organizzazioni della società civile, favorendo una vasta partecipazione e alimentando la cooperazione internazionale tra i movimenti sociali.

Sebbene il suo risultato non sia stato riconosciuto ufficialmente, il referendum di Salonicco ha alimentato tutte le successive mobilitazioni collettive, a partire dalle battaglie legali presso la Corte Suprema avviate in relazione ai tentativi di privatizzazione dell’acqua e alla sua commercializzazione attraverso l’aumento delle tariffe idriche, le fusioni tra gestori di servizi pubblici e la finanziarizzazione delle azioni delle aziende idriche. Insieme alle sentenze favorevoli della Corte Suprema, tra le più impattanti forme di mobilitazione collettiva per l’acqua pubblica vanno annoverati il grande concerto di piazza Aristotele a Salonicco nel 2023, con decine di migliaia di partecipanti, e gli innumerevoli forum e dibattiti pubblici svoltisi in tutto il Paese per rafforzare la consapevolezza collettiva contro le privatizzazioni.

Nonostante ogni territorio della Grecia abbia le proprie specificità riguardo ai rischi ambientali e alle modalità di mobilitazione legate all’acqua, Ekaterini ha ribadito come le questioni locali vengano generalmente ricondotte a una critica più ampia di un modello di sviluppo economico insostenibile, orientato al profitto e incapace di proteggere le infrastrutture sociali e l’ecosfera. Il lascito delle mobilitazioni sociali dei primi anni ’10 e la loro prosecuzione fino ai nostri giorni testimoniano la forza del messaggio dell’acqua come bene comune, al di là della logica del profitto: “L’acqua è un bene pubblico, non una merce”, ha concluso Ekaterini.

L’orizzonte e le sfide dei movimenti per l’acqua

Guardando al futuro, sono molte le sfide che hanno di fronte i movimenti per l’acqua tra le due sponde del Mediterraneo. In Italia, la siccità è diventato un problema cronico e ricorrente, anche a causa dell’inquinamento delle risorse idriche. Si tratta di un’emergenza che deve essere inquadrata nel contesto della più ampia crisi socio-ecologica che caratterizza le nostre democrazie. In proposito, Fattori ha osservato che le soluzioni proposte per affrontare la scarsità d’acqua tendono a privilegiare grandi infrastrutture idrauliche, come dighe o impianti di desalinizzazione, i cui impatti ambientali e sociali passano in secondo piano.

A tutto ciò si somma il nodo della privatizzazione dei processi decisionali: secondo Fattori, le multiutilities – cioè le aziende che gestiscono più servizi locali di pubblica utilità – e le società per azioni che gestiscono i servizi idrici rappresentano un chiaro esempio di questa dinamica e sono strettamente connesse alla finanziarizzazione dell’acqua. Ad esempio, la recente creazione di una multiutility in Toscana è stata al centro dell’agenda politica ed economica regionale ed è stata contestata dalla società civile attraverso la promozione di un referendum a Empoli.

Il referendum non ha raggiunto il quorum, ma la maggioranza dei votanti, pari a circa il 29% della popolazione, si è espressa contro la creazione della multiutility: un risultato che secondo Tommaso Fattori equivale a una vittoria politica, sebbene non legislativa, in piena continuità con la volontà popolare espressa nel referendum nazionale del 2011.

In Grecia, i rischi di water grabbing generati dalla “policrisi” – economica, politica e ambientale – hanno dato origine a nuove alleanze a diversi livelli e in diversi luoghi tra i movimenti dell’acqua e i movimenti mobilitati per la tutela di altri beni comuni, mentre sono emerse nuove criticità legate all’appropriazione dell’acqua sulla base di specifiche dinamiche. Tra queste vi sono la commercializzazione dell’acqua, i tentativi di privatizzazione, il deterioramento della qualità dei servizi idrici e le future politiche di fusione delle società di gestione e di aumento delle tariffe.

Inoltre, ha affermato Ekaterini, la crisi climatica si accompagna al tema dei nuovi investimenti nella desalinizzazione e alla riduzione dei servizi pubblici del settore idrico, soprattutto nelle aree periferiche. Le emergenze causate dagli eventi climatici estremi, come alluvioni e siccità, impattano direttamente sulla sfera politica, mettendo in evidenza come la gestione idrica sia associata a determinati modelli di sviluppo e scelte politiche.

I processi di accaparramento dell’acqua accomunano quindi la Grecia e l’Italia, al pari dello sviluppo e del consolidamento di reti sociali di resistenza e solidarietà. Il water grabbing si manifesta oggi attraverso i tentativi di privatizzazione dei gestori, la commercializzazione dell’acqua e l’aumento delle tariffe idriche, il progressivo indebolimento della gestione pubblica dei servizi. Inoltre, nuove frontiere di espropriazione dell’acqua affiorano tra le pieghe delle dinamiche dell’economia contemporanea orientate allo sfruttamento delle risorse naturali, l’eccessiva turistificazione, la costruzione di data center, le emergenze legate al cambiamento climatico.

Dal piano locale a quello europeo, il protagonismo dei movimenti sociali per la riappropriazione collettiva dell’acqua come bene comune appare come un indispensabile antidoto di fronte alla sempre più marcata incorporazione di logiche di mercato nella gestione delle risorse naturali. Da Firenze, arriva il messaggio che la lotta per l’acqua pubblica è una lotta per la democrazia e per l’ambiente.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.