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30 Maggio 2026 Salvatore Cannavò
Un’inchiesta video ricostruisce le aggressioni di questi mesi a Roma contro chi si mobilita per il popolo palestinese. Nell’indifferenza dei grandi media
La prima cosa che colpisce vedendo Silenzio stampa, l’inchiesta video sulle aggressioni squadiste di matrice sionista a Roma a cura del collettivo Restiamo umani, non è tanto la sequenza delle violenze, ma il fatto che tutti e tutte quelle che rendono le loro testimonianze abbiano i volti coperti.
Segno della consapevolezza che denunciare quanto viene esposto, con una modalità giornalistica di buon pregio, nel quartiere Monteverde di Roma – la zona ambito delle aggressioni maggiori – può costare caro ai denuncianti. E del resto, le violenze indicate e in particolare la narrazione che ne viene fatta dalla stampa mainstream – esemplare quanto accaduto nel corso della trasmissione ReStart su Rai3 – tutta tesa a edulcorare e ad accusare i cosiddetti ProPal come i veri protagonisti delle violenze, depongono a favore di quei timori.
Che si tratti di una situazione molto pericolosa del resto, lo dimostra quanto avvenuto il 25 aprile 2026 quando al termine del corteo di parco Schuster un ragazzo di 21 anni, Eitan Bondi, ha sparato a due manifestanti per poi dichiarare di essere un membro «della Brigata ebraica». Nel suo appartamento, come è noto, sono state trovate molte armi e il ragazzo non ha mai agito come un «cane sciolto». Anzi, parte di una area organizzata che punta a colpire chi si attiva nella solidarietà alla Palestina. E le testimonianze dell’inchiesta lo confermano.
La ciocca di capelli
La prima testimonianza ripropone i fatti avvenuti al liceo Caravillani, scuola che condivide il plesso con la Sinagoga di zona. Il 2 ottobre 2025, mentre nel Tempio si celebra lo Yom Kippur, nel liceo si svolge l’assemblea. A un certo punto i ragazzi escono in cortile e, una volta sola dice una ragazza, gridano «Free Palestine».
A quel punto dalla Sinagoga un gruppo esce di corsa e si avvicina in modo intimidatorio sia al corpo studentesco che a quello docente. L’inchiesta mostra delle immagini inedite, filmate dagli stessi ragazzi e ragazze, che danno conto di quello che succede all’uscita di scuola. Spinte, urla, docenti che si mettono in cordone a difendere gli e le studenti e uno di questi che viene buttato a terra e trascinato fino allo strappo di una ciocca di capelli. Nel video si vede la testa con il buco che mostra il cuoio capelluto e si tratta di un’immagine eloquente.
La polizia fuori dalla scuola decide di non intervenire: «Hai perfettamente ragione – dice un poliziotto agli studenti – Ma lo vedi che questa situazione è molto critica?». Di fatto, nessuno viene identificato e la denuncia è lasciata alla libera iniziativa dei docenti. Uno di loro spiega tutto nel filmato a volto rigorosamente coperto.
Della vicenda si ricorda chiaramente la dichiarazione resa dall’ex presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici: «Abbiamo sentito i cori ‘free Palestine’ mentre eravamo a celebrare lo Yom Kippur. Eravamo in 400 a pregare. Alcuni di noi sono usciti a fare le nostre rimostranze in maniera educata ma risentita».
E poi sull’aggressione: «Perché sia stato picchiato non lo so, credo ci sia stato un fraintendimento. Forse ha detto ‘buona giornata’ e qualcuno ha frainteso…». Un fraintendimento energico vista la forza che ci vuole per strappare una ciocca di capelli. Del resto, continua Pacifici, «abbiamo sopportato e sopportiamo, ma non è detto che abbiamo tutti lo stesso self control». Sulla vicenda era intervenuto il ministro Lollobrigida per accusare «l’antisemitismo strisciante».
Un colpo di casco contro il medico
Cambio di scena e si passa all’ospedale Spallanzani, lo stesso giorno, 2 ottobre. Si sta svolgendo il presidio «100 luci per la Palestina», i medici, qualche centinaio, sono in piazza con indosso i camici, bandiere palestinesi, in una manifestazione pacifica e autorizzata. A un certo punto alcuni in motorino si accostano e urlano insulti.
«Dopo di che mi sposto per andare a prendere la macchina – racconta un medico dello Spallanzani, anch’egli oscurato in volto e in forma anonima – quando mi si avvicinano tre ragazzi, mi strappano la bandiera palestinese e ricevo un colpo fortissimo con un casco». Il medico viene portato al Pronto soccorso e gli viene refertata una contusione alla testa. «Una modalità squadristica» spiega, «silenziosa, nell’ombra e di chiara matrice politica».
Altro cambio di scenario e si passa al liceo Manara, notte tra il 21 e 22 febbraio 2025. Alcuni individui si introducono nella scuola per attaccare uno striscione che recita: «Collettivo manariota antifascista avete reso la scuola ‘judenfree’» firmato con la stella di Davide. Lo striscione viene rivendicato dalla Brigata Dario Vitali.
Un ardito di religione ebraica e aviere del Nono reparto d’assalto Fiamme nere della Prima guerra mondiale, e commissario del Fascio di combattimento di Livorno che prese parte anche alla campagna fascista in Etiopia: «Una pericolosa saldatura tra il sionismo organizzato e l’immaginario fascista» sottolinea il video che ripropone alcuni articoli dei giornali dei giorni successivi e in particolare il comunicato di Rainews che minimizza tutto
Bombe carta alla Strada
Il clima di odio si diffonde anche in altre aree della città, come nel quadrante sud di Roma. Il video racconta i «vandalismi» subiti dal centro sociale La Strada o quelli subiti dal murales dedicato a Shireen Abu Akleh la giornalista palestinese uccisa dall’esercito israeliano e che viene sfregiato ogni mese, con scritte varie, come anche il monumento di piazza delle Sette Chiese a cura di Handala anch’esso danneggiato sistematicamente.
In quel quadrante, del resto, ha subito un’aggressione l’influencer palestinese Karem Rohana massacrato di botte, mentre tornava dall’aeroporto, proprio al parco Shuester. E il centro sociale La Strada ha visto posizionare davanti alla propria porta, e più volte, dei piccoli ordigni anche qui con la rivendicazione della Brigata Vitali e addirittura uno striscione «Di Battista, puttana di Hamas», abbastanza curioso vista la non frequentazione del centro sociale con l’ex deputato M5S.
La ragazza del centro sociale intervistata da Silenzio stampa sottolinea la non efficacia dell’intervento della polizia pur chiamata in causa tutte le volte così come rimane distante la reazione della politica istituzionale.
Nell’inchiesta si dà conto poi delle aggressioni all’università, a Roma 3, con vandalismi, o alla Sapienza, contro le iniziative contro le «acampadas» in solidarietà dei e delle palestinesi. La studente di Fisica che racconta l’aggressione alla sua facoltà si fa intervistare anche lei coperta in volto.
Il video si conclude poi con i fatti del 25 aprile 2024 quando nel giorno della festa della Liberazione, le manifestazioni della comunità ebraica e quelle degli antifascisti che avevano in programma anche la solidarietà ai palestinesi diede vita a tentativi di scontri, insulti (a colpi di «troia»), bombe carta. E qui va in scena un episodio eloquente.
Nel corso della trasmissione ReStart su Rai3, la giornalista in piazza racconta di una «carica» a opera della comunità ebraica. Per questa espressione, viene aggredita verbalmente, al limite dello scontro fisico, ancora da Riccardo Pacifici, con toni di una violenza inusitata, creando un grande imbarazzo in studio. La conduttrice del programma di fatto costringe l’inviata a scusarsi e a realizzare un’intervista di riparazione. Un modo che testimonia, dice l’inchiesta video, il modo imbarazzato se non complice degli organi di informazione.
Ragazzi e ragazze del quartiere Monteverde, teatro della maggior parte di questi episodi, hanno chiarito più volte la propria posizione più che distante da forme antisemite rigettando l’equiparazione tra questo e l’antisionismo.
Come prova, riportano la dichiarazione resa a seguito del corteo del 30 novembre 2015, convocato per reagire a quelle violenze e a seguito del quale, di notte, venne vandalizzata la Sinagoga del quartiere e la targa commemorativa di Stefano Gaj Taché, il bambino ucciso al ghetto di Roma a seguito di un attentato del commando palestinese Abu Nidal. Dal Collettivo Monteverde è stato subito diramato un comunicato dal titolo «Antisemite mai, antisioniste sempre» per dire che «l’antisemitismo è una piaga che combattiamo quotidianamente e che appartiene allo stesso catalogo di quell’odio razziale che alimenta spesso la retorica suprematista di queste frange più estreme del sionismo».
Su quel vandalismo si sono espresse le più alte cariche dello Stato, dicono i ragazzi di Monteverde, «ma quando la maggioranza degli atti vandalici avviene contro chi si mobilita per la Palestina, si assiste al quasi totale silenzio di chi ricopre cariche istituzionali».
Il video non racconta fatti del tutto nuovi, ma averli messi in fila, soprattutto mostrando filmati inediti e dando conto di testimonianze in carne e ossa, oscurate, svolge un ruolo politico molto efficace e punta il dito contro il modo in cui tutto questo viene raccontato. «Chi decide quali violenze meritano attenzione e quali devono essere relegate al silenzio?». Si tratta, conclude, di «spezzare l’indifferenza e dare voce a una verità che i fatti non permettono più di ignorare».
*Salvatore Cannavò già vicedirettore de Il Fatto quotidiano e direttore editoriale di Edizioni Alegre, è autore tra l’altro di Mutualismo, ritorno al futuro per la sinistra(Alegre, 2018) e Si fa presto a dire sinistra(Piemme, 2023).
Ed è scandaloso come tutto ciò succeda senza che qualcuno del governo faccia qualcosa. Stanno facendo di tutto contro chi manifesta per la pace e il futuro di un popolo e questa cosa è intollerabile.
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