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Giovedì 11 giugno 2026
Nei giorni scorsi il giornalista del Post Daniele Raineri è andato in Ucraina perché là, come ha scritto nella sua newsletter Outpost, «sta succedendo una cosa notevole. Un conflitto come quello tra ucraini e russi non era mai stato combattuto nella storia dell’umanità. È una cosa tutta nuova, senza precedenti».
Raineri si è ritrovato sotto il più grande bombardamento su Kyiv dall’inizio della guerra contro la Russia e l’ha raccontato in questo numero di Outpost. Poi ha seguito squadre di dronisti sul campo (qui scrive com’è andata), intervistato ufficiali, soldati e progettisti delle aziende di armi ucraine, non così diverse da una qualsiasi start-up. Ne sono venuti fuori tre articoli che raccontano le nuove armi con cui l’Ucraina sta combattendo questa guerra, a cui guarda tutto il mondo per capire come saranno le guerre del futuro.
Li abbiamo raccolti qui sotto perché insieme danno un’idea concreta di qualcosa che si immagina spesso in modo fumoso e lontano: cosa vuol dire combattere una guerra oggi e probabilmente cosa vorrà dire combatterla domani.
– L’Ucraina sta mettendo migliaia di questi robot da guerra al posto dei soldati
L’Ucraina sta rimpiazzando i soldati al fronte con decine di migliaia di robot, che vengono pilotati dai soldati al sicuro a chilometri di distanza: «Il governo ucraino deve risolvere con urgenza il problema della mancanza di soldati al fronte, degli arruolamenti forzati di gente comune e delle diserzioni. Il compito di questi robot è morire al posto dei soldati».

Un robot DevDroid TW 12,7 dell’esercito ucraino (Daniele Raineri/il Post)
– Questo coso di plastica è l’arma ucraina più desiderata al mondo
I continui attacchi di droni russi sono combattuti con un piccolo ed economico drone di plastica stampato in 3D, lo Sting. Senza gli Sting le immagini dalle città ucraine ricorderebbero la distruzione della Striscia di Gaza.

(Daniele Raineri/il Post)
– Una notte tra i nuovi droni ucraini
Sono droni a medio raggio che possono inseguire bersagli in movimento e non soltanto fissi, come facevano finora. Colpiscono il sistema di difesa aereo russo aprendo la strada ai droni più grandi, quelli in grado di colpire Mosca e San Pietroburgo.

(Yegor Shaida per il Post)
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