Livorno – 7 giugno 2026
Dove va il mondo
L’assemblea nazionale di Attac Italia ha condiviso un’analisidella situazione economica, politica e sociale che rileva queste caratteristiche:
- Il mondo non è più lo stesso
L’epoca che stiamo attraversando vede tutti i nodi contradditori del modello economico-sociale dominante – il capitalismo – giungere al pettine contemporaneamente: la crisi economico-finanziaria non è più una conseguenza ciclica e periodica del suo normale funzionamento ma è divenuta elemento sistemico e strutturale.
La disuguaglianza sociale non ha mai avuto nella storia la medesima forbice del tempo odierno. La crisi ecologica e climatica pone tutte e tutti di fronte al paradosso dell’ampiezza della trasformazione necessaria commisurata al pochissimo tempo a disposizione. In altre parole, il capitalismo sta dimostrando la propria inequivocabile e irreversibile insostenibilità.
- La favola liberista è diventata l’incubo della guerra
Ciò a cui stiamo assistendo è l’insieme di convulsioni successive alla fine della favola liberista che ha attraversato il pianeta negli ultimi quattro decenni: l’idea del benessere diffuso e universale prodotto dalla globalizzazione liberista, con il mercato come unico regolatore sociale.
Lungi dall’aver prodotto una ricchezza condivisa, quel processo si è incagliato dentro la contraddizione – insormontabile per il capitalismo – di aver raggiunto una saturazione delle fonti di profitto sprigionate dall’economia reale e nel contempo una analoga saturazione delle fonti di profitto dettate dalla costruzione di un mercato finanziario costituito da ’bolle’, la cui espansione senza limiti non può che provocarne l’esplosione.
Ed è qui che si situa la nuova dimensione della guerra: non come anomalia della “pacifica convivenza garantita dal libero mercato”, ma come necessità per rimandare la presa d’atto della sua insostenibilità e per riaprire, attraverso la distruzione, una nuova stagione di crescita dei profitti basata sulla ricomposizione dei rapporti di forza geopolitici e sui grandi investimenti necessari alla ricostruzione di quanto demolito.
- Il dominio ha sostituito la democrazia
Dentro questa nuova dimensione, anche la democrazia è stata stravolta. Dietro la retorica del libero mercato e della libera concorrenza, stiamo assistendo a una concentrazione senza precedenti del potere finanziario, tecnologico, economico e militare.
Il domino del più forte è diventata la cifra della relazione fra chi comanda e chi deve subire, mentre il mondo viene diviso fra vite degne e vite da scarto.
- L’Unione Europea ha deciso il suicidio
Paradigmatico è in questa fase il destino dell’Europa. Un continente che, con tutte le parzialità del caso, aveva fatto dei valori della pace e dello stato sociale il proprio tratto distintivo. Avendo progressivamente smontato, con le politiche liberiste, la coesione sociale e avendo scelto un futuro di riarmo e guerra, l’Europa sembra ormai priva del senso più profondo di sé e trasformata in un continente alla deriva.
- Dove andiamo noi
Attac Italia, nata 25 anni fa, dentro una rete internazionale avviata dall’appello “Disarmare i mercati”, conferma la fertilità di quell’approccio che delineava la nuova cifra del capitalismo contemporaneo, dentro il quale la finanza ha assunto un ruolo assolutamente preponderante tanto sull’economia, quanto sulla società, la natura e le relazioni. In questa direzione, la riflessione di Attac Italia e il contributo che la stessa può portare all’azione dei movimenti sociali, si delinea in quattro direzioni:
- Definanziarizzare la società
Anche dentro la crisi della globalizzazione liberista, i capitali finanziari continuano ad essere l’unico settore a potersi muovere liberamente e senza alcun vincolo nell’intero pianeta. Non a caso, alcuni grandi fondi finanziari (Blackrock, Vanguarde, State Street) partecipano tanto al capitale sociale delle multinazionali del fossile, quanto a quello delle industrie hi-tech e della difesa. Gli investimenti finanziari oggi sono concentrati sulla raccolta del risparmio delle persone, divenuto il nuovo asset dell’accumulazione finanziaria globale, favorita da politiche fiscali regressive che permettono concentrazioni abnormi di ricchezza in pochissime mani.
Azioni concrete:
- contribuire alla costruzione di una campagna per il rifiuto del patto di stabilità e dei vincoli europei che da Maastricht in avanti hanno determinato la privatizzazione dei servizi pubblici, consegnandoli alla finanziarizzazione e determinando un’espropriazione dei diritti e della democrazia;
- contribuire alla costruzione di campagne per una diversa politica fiscale, che, nel breve, possono rivendicare la tassazione degli extra-profitti e dei grandi patrimoni, mentre nel medio periodo rivendichino una politica fiscale fortemente progressiva, in linea con il dettato costituzionale;
- contribuire a riprendere il tema della finanza pubblica e sociale, rivendicando un sistema pubblico e democratico di accesso al credito e di gestione collettiva del risparmio, a partire da quello detenuto da Cassa Depositi e Prestiti.
- Ripudiare la guerra
La guerra -quella combattuta, quella preparata, quella auspicata- è divenuta parte delle nostre vite e della dimensione economica, sociale e geopolitica. La corsa agli armamenti prosegue come se non ci fosse un domani e intanto lo pregiudica, sottraendo ricchezza collettiva, beni comuni, diritti sociali. Ogni possibilità di apertura di un nuovo orizzonte e di un’alternativa di società non può passare senza fermare la deriva bellicista in atto, in tutte le sue forme.
Azioni concrete:
- contribuire a livello territoriale, nazionale ed europeo alla costruzione di movimenti di massa contro la guerra e il riarmo, a partire dalla campagna Stop Rearm Europe, di cui siamo fra i promotori;
- contribuire alla lotta per il disarmo, contro le industrie belliche e di morte e per la riconversione ecologica e sociale della produzione militare;
- contribuire alla lotta contro la militarizzazione dell’istruzione e della formazione.
- Società della cura fuori dal capitalismo
La definanziarizzazione della società e il ripudio della guerra sono più efficaci se accompagnate dalla costruzione di un orizzonte di alternativa di società, che da tempo abbiamo chiamato verso una società della cura e contro l’economia del profitto. La costruzione di un’alternativa di società necessita di tutte le culture, le esperienze di lotta e le pratiche concrete che esistono nel Paese; questo sia per coinvolgere una parte maggioritaria della società dal basso, sia perché ogni cultura alternativa all’esistente è parte importante e necessaria della costruzione di un differente modello. In questa direzione, tanto la visione transfemminista, quanto l’ecologia politica radicale possono ben saldarsi alle lotte contro la diseguaglianza e contro la finanziarizzazione della vita e contribuire alla rivendicazione di un orizzonte contro e oltre il capitalismo.
Azioni concrete:
- contribuire culturalmente alla decostruzione dell’immaginario liberista e patriarcale, sia demistificandone la soggettività basata sull’idea dell’individuo autonomo, indipendente e competitivo, sia accedendo alla consapevolezza della relazione, della vulnerabilità, dell’interdipendenza e dell’intersezionalità come dimensioni primarie delle nostre esistenze;
- contribuire alla convergenza delle culture, delle pratiche, delle vertenze e delle lotte per la costruzione progressiva di un movimento di massa, a partire dallo spazio di convergenza No Kings, di cui siamo fra i promotori.
- Alternativa di società a partire dalle comunità territoriali
La costruzione di un’alternativa deve partire dalle comunità territoriali e dai luoghi nei quali le persone vivono. Solo così diviene possibile mettere in campo pratiche ed esperienze che permettano di cambiare il presente e nel contempo di suggerire un futuro possibile. Naturalmente nessun territorio è autosufficiente, ma nessun cambiamento generale sarà possibile se non poggerà sulla materialità di comunità territoriali capaci di lotta, di cura e di trasformazione.
Azioni concrete:
- riprendere, traducendola secondo le specificità territoriali, la campagna Riprendiamoci il Comune, attraverso:
* rivendicazione dell’audit sul debito e della socializzazione delle risorse collettive, della riappropriazione sociale dei beni comuni, della universalità dei diritti
* proposta del bilancio di comunità e della partecipazione diretta delle persone alle scelte collettive
* proposta e attivazione di nuovi modelli di autoproduzione di energia rinnovabile e solidale (Cers), di una filiera alimentare locale secondo i principi dell’agroecologia, di una transizione del modello urbano secondo i principi delle relazioni di cura e del valore d’uso, contro l’estrattivismo finanziario e la rendita immobiliare.
- I nostri strumenti
Siamo una piccola associazione, ma possiamo contare su diverse energie:
- siamo presenti con 24 comitati territoriali che, dentro le rispettive realtà, agiscono concretamente, sia producendo iniziative politiche e culturali, sia partecipando alle vertenze e alle lotte presenti;
- siamo presenti nella dimensione nazionale, sia producendo comunicazione (sito, social) e analisi (Granello di Sabbia, Università estiva), sia partecipando a tutte le più importanti lotte dei movimenti sociali;
- siamo presenti dentro European Attac Network, la rete europea di Attac, un luogo di scambio, confronto e iniziativa sull’Europa e i movimenti europei.
- Un nuovo progetto: la scuola di formazione per giovani
RELAZIONE SCUOLA FORMAZIONE PER GIOVANI – ASSEMBLEA NAZIONALE – LIVORNO 6/7 GIUGNO 2026
Alla fine del 2024 iniziammo a discutere all’interno del Consiglio Nazionale dell’idea di dare vita ad una Scuola di formazione per Giovani dai 16 ai 34 anni.
La proposta nasceva dalla convinzione che all’idea di una società regolata dal mercato e dove l’individualismo fosse la cifra delle relazioni fra le persone, avevamo l’assoluta necessità di mettere in campo una diversa narrazione, basata sul fatto che la vita delle persone si debba svolgere dentro la reciprocità e l’interdipendenza tra le stesse e che la società debba essere il luogo del “prendersi cura con”, ovvero della costruzione comune dell’interesse generale.
Abbiamo quindi ritenuto che una scuola di formazione politica per giovani potesse essere un valido strumento per contribuire a costruire questo nuovo orizzonte.
Abbiamo pensato a una scuola focalizzata sulle e sui giovani perché sono le persone che, con tutta evidenza, attraversano una fase della vita dentro la quale la formazione assume un ruolo prioritario, perché vivono una realtà di precarietà delle loro condizioni materiali, perché vivono in un’epoca nella quale la guerra sembra diventata lo strumento per ridisegnare i rapporti di forza geopolitici, dove la crisi eco-climatica investe la vita quotidiana delle persone e dove la diseguaglianza sociale non ha precedenti nella storia.
Una scuola quindi per capire come siamo giunti qui, come tutte queste crisi siano tra loro collegate e cosa si possa fare per immaginare un’alternativa di società, elemento fondamentale per una generazione di giovani che si affaccia al futuro.
Una scuola per giovani anche per entrare in contatto, come Associazione, con le nuove generazioni e tentare di coinvolgerne una parte nel nostro lavoro in un ricambio generazionale indispensabile per Attac Italia come per qualsiasi altra realtà associativa.
Dopo aver lanciato l’idea abbiamo diffuso tra i giovani, che nel frattempo si erano iscritti, un form con il quale abbiamo raccolto le loro idee, le loro suggestioni, le loro aspettative e siamo partiti con tre corsi:
Primo corso – “Guerra e finanza: l’intreccio letale”. – 4 incontri
Secondo corso – “Crisi ecoclimatica: visioni di alternativa, esperienze concrete” – 6 incontri
Terzo corso – “Costruire partecipazione dal basso” – 4 incontri
Possiamo dire che l’esperienza è stata positiva e che circa un centinaio di ragazze e ragazzi hanno partecipato in maniera più o meno assidua ai corsi.
Ci siamo resi conto durante lo svolgimento di questi corsi e in un incontro specifico con le/i giovani che avevano partecipato di alcuni elementi:
- a) la lunghezza dei corsi stessi, 4/6 appuntamenti erano troppi e, quindi, bisognava trovare metodi più agili;
- b) occorreva mettere in campo, ancora di più di quanto non si fosse già fatto, un aspetto “pratico” e “concreto”, ovvero tentare di dare risposte ad una situazione data;
- c) la necessità di affrontare le ansie, le paure, le incertezze delle giovani generazioni.
A partire da tutto questo lavoro siamo giunti ad elaborare una prima bozza di corso per la scuola 2026/27 che tiene conto delle indicazioni sopra riportate.
La proposta è quella di incentrare il programma della scuola sul filo conduttore della condizione giovanile, dando come titolo dell’intero programma 2026/27 “Essere giovani oggi e domani” e articolando il calendario attraverso 5 temi di due incontri ciascuno (il primo più analitico, il secondo più propositivo).
Primo tema – Formazione alla vita o alla competizione? – 10 novembre / 24 novembre
Secondo tema – Lavoro precario, vite precarie? – 12 gennaio / 26 gennaio
Terzo tema – Digitale e IA, espansione dell’esperienza o della solitudine e del controllo? -9 febbraio / 23 febbraio
Quarto tema – C’è futuro tra guerra e crisi ecologica?– 9 marzo / 23 marzo
Quinto tema – Ribellarsi è giusto? – 7 aprile / 21 aprile 2027
Questa la proposta che ci sembra più agile e concreta da proporre alle giovani e ai giovani per il prossimo anno.
Insieme a questo programma, il Gruppo di lavoro specifico affronterà a breve anche l’ipotesi di concludere l’anno scolastico con un fine settimana di formazione in presenza (la data potrebbe essere 29-30 maggio), ovviamente verificandone da subito la fattibilità logistica.
Il Gruppo di lavoro, come già fatto in passato, suggerisce ai Comitati Locali la necessità di avviare nei propri territori scuole di formazione politica per giovani in presenza. Iniziativa non facile da avviare, ma che riteniamo strumento utile sia per il radicamento di Attac sia per contribuire a costruire spirito critico e attivazione sociale a partire dalle e dai giovani.