Dal Blog https://www.remocontro.it
18 Giugno 2026 Ennio Remondino
Sostanzialmente triste, quando non apertamente caricaturale, questo G7 finito in coda ai mondiali di calcio. La batosta iraniana ha portato in Francia un presidente americano ancora più arrogante che la vittoria ‘se la racconta’ e vorrebbe che il mondo se la bevesse, mentre insiste a trattare gli altri capi di Stato -nulla di geniale attorno-, come dei sudditi. Perché lui ha vinto la guerra contro l’Iran, lui comanda ad Israele sul Medio Oriente, e l’America è la superpotenza planetaria indiscussa dall’economia sfavillante. Amen
Lui decide anche le sconfitte tutto da solo
Trump omaggiato un po’ servilmente dei “sei piccoli” e seguito politici internazionale occidentale plaudente, ma un sondaggio dell’European Council on Foreign Relations, solo un europeo su dieci considera gli Usa un alleato e un quarto ritiene che siano apertamente rivali. Il problema è forse che ancora gli altri leader di contorno sono quasi tutti in attesa di bastonate elettorali a ‘termina percorso’.
Applausi perché «la diplomazia ha dato i suoi frutti» -osa Ursula von der Leyen-, ma preoccupati per la situazione reale, mentre l’imprenditore immobiliare definisce «fantastica» la sua ultima impresa, con nessuna bomba atomica all’Iran. Con il resto del mondo che ha capito da tempo che l’Iran aveva e ha la sua ‘bomba’, nel controllo dello stretto di Hormuz.
Diplomazia di risulta e ‘Grande stampa’ al seguito
Dettaglio trascurato. Passata sotto silenzio l’assenza dell’Arabia Saudita, che ha rifiutato l’invito di partecipare al G7 e non cede a Trump sul riconoscimento di Israele. Non è una piccola cosa, ma per chi non vuol guastare la festa al vero anfitrione, bastano le tristi cronache televisive ricche di volti e citazione personali e vuote di contenuti a riempire lo spazio di cronache inutili.
Di fatto, a Evian, tutti temono la fragilità del testo e della credibilità di Trump, mentre vedono che i prezzi delle assicurazioni marittime non calano, che gli armatori restano prudenti, che iniziano i movimenti in uscita da Hormuz per sbloccare i 20mila marittimi incastrati da più di 100 giorni, ma resta da vedere a quale ritmo il traffico riprenderà.
Golfo Persico e Ucraina
Per Hormuz, avvertono gli esperti, e sempre salvo incidenti –in particolare in Libano-, c i vorranno mesi per tornare a una situazione più o meno normale, avvertono gli esperti. Analoga incertezza permanente per l’Ucraina.
Trump, che ha tagliato gli aiuti a Kyiv ormai a carico della Ue, si è fermato alla constatazione che «il petrolio cola in abbondanza» e il prezzo è in calo (anche se resta ben al di sopra del livello di prima dell’inizio della guerra contro l’Iran), quindi può considerare l’ipotesi di rimettere le sanzioni contro i prodotti russi di energia fossile, come richiesto dai partner europei. Peccato quelle decine di migliaia di giovani russi e ucraini che muoiono. «Ma questa guerra non ha nessun impatto su di noi, a parte il fatto che vendiamo armi». Bella gente vero?
La splendida cronaca da Versailles di Anna Maria Merlo
«La firma di Trump al documento del G7 sull’Ucraina valeva bene un inchino dell’ospite Macron: la cena a Versailles e un concerto nella cappella reale, in onore del presidente Usa, con la scusa, per invitarlo da solo, della celebrazione dei 250 anni degli Stati uniti, del contributo di Lafayette per il trattato di indipendenza firmato proprio nel palazzo di Luigi XIV nel 1783 (dove c’è del «vero oro, non del placcato oro», ha commentato Trump)».
Ma ieri, alla conclusione del G7 Trump aveva già dimenticato Kyiv. Il suo unico interesse è l’Iran, per gli effetti sul prezzo del petrolio. Mentre per gli europei, emerge una nuova dipendenza: il ritardo negli investimenti sull’Ia (intelligenza artificiale). Ma intanto il prezzo del petrolio è salito del 5% dopo il calo del giorno precedente, malgrado l’autosoddisfazione espressa da Trump.
Documenti finale per troppe autocelebrazioni
Ci sono stati nove testi di conclusione, da Ebola ai minerali rari. Adesso tutti aspettano di confermare gli impegni firmati a Evian in reali applicazioni, e non è detto. «Ho sempre avuto fiducia in Trump», azzarda Macron (soprattutto per celebrare se stesso). E Trump non ha dubbi: «Io sono il boss» ha affermato, prima della riunione sull’Intelligenza artificiale.
Con gli europei è in corso un braccio di ferro, sulla tassazione del digitale e contro la regolazione Ue, che gli Usa considerano un attacco contro le proprie multinazionali. E poi la sicurezza informatica. La Dgsi, i servizi segreti francesi interni, ha deciso di abbandonare Palantir, società Usa, a favore di una società francese. In Germania, i servizi segreti interni sono stati affidati a Argonos, per l’analisi dei dati, con lo scopo di evitare Palantir.
L’assurdo del G-7 oggi
Il G7, alla nascita nel 1975 rappresentava i due terzi del pil mondiale. Era ancora il 62% nel 1992. Oggi è ridotto a poco più del 30% (e la metà è dovuto agli Usa). I paesi del G7 sfiorano appena il 10% della popolazione mondiale. Gli “altri”, con il passare degli anni, sono cresciuti e si sono organizzati, dal Forum Asia-Pacifico ai Brics. La Cina pesa ormai per più del 18% del pil mondiale.
Le economie di Cina, Russia, India e Brasile, messe assieme sono più forti di quelle del G7, ma questi paesi non sono uniti. Dalla fine del XX secolo esiste il G20, che riunisce le prime economie mondiali e qui ci sono Cina, India, Brasile, Sudafrica, Arabia saudita, oltre a un gruppo di occidentali: il G20 rappresenta l’80% del pil mondiale e i due terzi della popolazione del globo.
Con una scelta che conferma il grottesco dell’illusione di egemonia, gli Usa, che a metà dicembre ospiteranno il loro primo G20, hanno scelto come location un golf di proprietà di Trump, a Miami.
Tags:G7 Francia