Incendi, prevenzione e speculazione

dal blog https://www.francescocappello.com

Francesco Cappello 30 luglio 26

Questa è solo una parte di un lungo articolo ben documentato di Francesco Cappello sul tema incendi

Dai satelliti con intelligenza artificiale ai sensori installati sugli alberi, oggi esistono tecnologie capaci di individuare un incendio quando è ancora un principio di combustione. Eppure in Italia la prevenzione resta il punto più debole: pochi investimenti strutturali, carenza di personale, ritardi amministrativi e una legislazione che continua a lasciare aperti spazi alle speculazioni sulle aree percorse dal fuoco

I drammi umani ed economici di quel periodo hanno spinto il Governatore della California e l’agenzia forestale statale CAL FIRE a cambiare radicalmente strategia. Anziché limitarsi a investire in nuovi camion o aerei antincendio, la California ha deciso di trasformare il territorio in un’unica rete digitale integrata. Le tecnologie di punta sono state dispiegate proprio per evitare il ripetersi di quelle tragedie.
Mentre nel 2018 la rete era poco più di un progetto pilota denominato ALERT Wildfire con poche decine di postazioni, tra il 2019 e il 2023 il numero di sensori è stato più che raddoppiato, superando la quota di 1.000 telecamere in alta definizione a 360 gradi.

Solo a partire dal settembre 2023 l’algoritmo di Intelligenza Artificiale per la rilevazione automatica del fumo è stato ufficialmente integrato in tutti i 21 centri di risposta d’emergenza della California. Nel suo primo anno di piena operatività, tra il 2023 e il 2024, l’IA ha rilevato oltre 1.200 incendi prima ancora che arrivasse la prima chiamata al 911 nel 30% dei casi.


In risposta agli incendi che hanno travolto i centri abitati e la cosiddetta interfaccia urbano-forestale, lo Stato ha avviato una mappatura ad altissima risoluzione tramite sensori laser aerei LiDAR. Questo strumento, inesistente durante i grandi roghi del passato, viene impiegato per calcolare con precisione millimetrica i punti in cui la vegetazione secca accumulata vicino alle abitazioni rappresenta un pericolo mortale.


Dopo che le cause del Camp Fire del 2018 furono attribuite alle scintille delle linee elettriche, le compagnie energetiche sono state obbligate per legge a installare sensori di sbilanciamento e micro-centraline meteo sui tralicci. Oggi, se un sensore individua un’anomalia o raffiche di vento estreme, la corrente viene tagliata in pochi millisecondi in quella specifica sezione di rete.
Comprendere questo ordine cronologico è fondamentale: la California non ha evitato i grandi incendi grazie alla tecnologia; al contrario, ha sviluppato la tecnologia perché è stata devastata dai grandi incendi.
Il principio guida della nuova strategia.
I roghi catastrofici del 2017-2021 hanno dimostrato che la sola forza bruta, fatta di aerei antincendio e squadre di terra, è del tutto impotente di fronte a incendi su aree vaste alimentati da siccità e venti estremi. L’unica vera difesa individuata dallo Stato è stata la riduzione drastica del tempo di ingaggio, riuscendo a portare i soccorsi sull’innesco nei primi 5-10 minuti, prima che l’incendio superi la dimensione critica di pochi ettari oltre la quale diventa inattaccabile.

[2] Il 2017, primo anno intero senza il Corpo Forestale dello Stato, è stato uno dei peggiori della serie storica: solo tra maggio e luglio sono andati in fumo 72.039 ettari di bosco, più del doppio dello stesso periodo nel 2022, e per l’intero anno la stima si aggira sui 150.000 ettari, un livello paragonabile al 2021 (uno dei due picchi peggiori del decennio).

Un altro dato interessante: ISPRA segnala che nel 2017 la quota di superficie bruciata composta da vero e proprio bosco (anziché macchia, pascoli o incolti) è salita fino al 70%, contro una media storica del 40-50%, un’anomalia che si distingue dal resto della serie.
Il Corpo Forestale dello Stato è stato soppresso con il decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177, meglio noto come “riforma Madia”, con effetto dal 1° gennaio 2017.

Si tratta di un decreto attuativo della più ampia riforma della pubblica amministrazione, presentata nel 2015 dal governo Renzi e dalla allora ministra della Funzione Pubblica Marianna Madia, con approvazione definitiva della legge delega da parte del Senato nell’estate 2015.
Cosa prevedeva e perché
Le funzioni del Corpo Forestale (circa 8.000 unità) sono state smembrate e assorbite da più enti: la maggior parte è confluita nell’Arma dei Carabinieri, dando vita al Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari (CUFAA), mentre gli specialisti antincendio sono passati ai Vigili del Fuoco, con quote residue assegnate anche a Polizia di Stato e Guardia di Finanza. Il personale, da civile, è diventato militare.

In pratica abbiamo smesso di avere un corpo specializzato negli incendi boschivi e nella loro prevenzione.
L’obiettivo dichiarato era il risparmio
Il motivo ufficiale della soppressione, richiamato in più disegni di legge parlamentari successivi che ne hanno chiesto il ripristino, era la logica della spending review: l’obiettivo era risparmiare circa 100 milioni di euro in tre anni.
Oggi è tutto affidato ai canadair con interventi che costano sino a 20 mila euro l’ora ed un costo complessivo per evento che può raggiungere i 400-500 mila euro
Gli aerei sono pubblici, ma la gestione operativa è affidata a privati.
Gli aeromobili appartengono allo Stato
I Canadair (CL-415, ora prodotti da Viking Air/De Havilland) sono di proprietà del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, quindi pubblici a tutti gli effetti.
Lo Stato però non ha piloti né personale tecnico propri per farli volare, quindi appalta il servizio “chiavi in mano” (piloti, manutenzione, carburante, basi operative) a una società privata tramite gara pubblica.

Negli ultimi anni questa gestione è passata di mano più volte: fino a poco tempo fa era Babcock Italia, controllata dal colosso londinese Babcock; nel 2026 il servizio è passato ad Avincis, il maggiore operatore europeo di servizi aerei di emergenza, con sede tra Lussemburgo e Regno Unito, controllata a sua volta da un fondo di investimento infrastrutturale (Ancala Partners) che nel 2023 ha rilevato le attività italiane, spagnole, portoghesi, norvegesi, svedesi e finlandesi di Babcock per un’operazione complessiva di 136,2 milioni di euro.
Lo Stato paga un canone fisso più un costo per ogni ora di volo effettivamente svolta.

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