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Di Enrica Perucchietti Pubblicato il 13/08/2026
Nuovi poteri operativi per i servizi, contromisure attive contro i cyberattacchi e la disinformazione, e l’uso dell’intelligenza artificiale per l’analisi dei dati. Con il pretesto di difendere la democrazia dalla guerra ibrida, la Germania si prepara a ridisegnare i confini tra intelligence, polizia e potere politico.
Il 12 agosto il governo federale ha approvato un disegno di legge di circa 700 pagine che amplia drasticamente le prerogative del Bundesnachrichtendienst (Bnd), il servizio segreto estero, e dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV), responsabile della sicurezza interna. Il testo dovrà ora passare al vaglio del Bundestag, ma l’obiettivo dichiarato dal ministro dell’Interno Alexander Dobrindt non lascia spazio a equivoci: «Trasformiamo i nostri servizi di informazione in veri servizi segreti».
Una “rivoluzione” che rischia, però, di creare un precedente pericoloso nel cuore dell’Europa.
Finora, i servizi tedeschi erano stati concepiti soprattutto come organi di osservazione, raccolta e analisi delle informazioni. Una prudenza non casuale, maturata dopo le esperienze della Gestapo e della Stasi e fondata sulla separazione tra intelligence e polizia. Con la riforma, invece, Bnd e BfV potranno assumere un ruolo operativo: interrompere comunicazioni, deviare il traffico digitale, penetrare nei sistemi informatici, modificare o cancellare dati e neutralizzare strumenti impiegati durante attacchi cyber.
Il Bnd potrà condurre operazioni di “hackback” (contro-attacchi informatici), mentre l’intelligenza artificiale verrà utilizzata per raccogliere, incrociare e analizzare una quantità ancora maggiore di informazioni. In determinate circostanze, il BfV potrà persino entrare nelle abitazioni dei sospettati per rendere inoffensivi esplosivi o strumenti di sabotaggio.
Il ministro Dobrindt sostiene che «sabotaggio, spionaggio, attacchi informatici e operazioni coperte di potenze straniere richiedono nuove risposte. Con la riforma dei servizi di intelligence in veri servizi segreti rafforziamo i pilastri portanti della nostra architettura di sicurezza. Diamo ai servizi capacità operative e poteri attivi per agire in modo efficace contro il moderno terrorismo di Stato e la violenza estremista».
Il capo del Bnd, Martin Jäger, ha spiegato con una formula ancora più esplicita quale sia la logica del nuovo corso: bisogna dimostrare all’avversario «che siamo in grado di fare cose molto simili, così anche l’altra parte percepisce il dolore». Il problema non è soltanto la possibilità che uno Stato reagisca a un attacco informatico. È l’ampiezza delle definizioni impiegate e la trasformazione di strutture nate per raccogliere informazioni in apparati autorizzati a intervenire sulla realtà, anche attraverso la manipolazione e la diffusione mirata di dati.
Chi stabilirà che cosa sia disinformazione, quale contenuto rappresenti una minaccia e quando un’operazione informativa giustifichi l’intervento dei servizi?
L’allarme arriva direttamente dalle principali organizzazioni tedesche dell’informazione. In una presa di posizione congiunta, DJV, ARD, BDZV, Consiglio della stampa e Deutschlandradio avvertono che le nuove misure potrebbero «interferire gravemente con il segreto redazionale e con il rapporto fiduciario tra giornalisti e fonti».
La protezione riconosciuta alla stampa, denunciano, rimarrebbe soltanto «relativa», mentre sacerdoti, avvocati e parlamentari continuerebbero a godere di una tutela assoluta. Le eccezioni previste dal testo potrebbero così coinvolgere «praticamente tutti i giornalisti i cui dati possano risultare di interesse per i servizi di intelligence».
Le disposizioni potrebbero riguardare chi venga ritenuto pericoloso per il «libero ordine democratico», per la sicurezza della Germania, dell’Unione europea, della Nato o di altre organizzazioni internazionali. Formule elastiche che potrebbero estendere l’attenzione dell’intelligence a giornalisti investigativi, fonti riservate, attivisti e oppositori politici.
Norbert Häring, giornalista dell’Handelsblatt, ha denunciato: «Con questa legge si indaga e si combatte con metodi dei servizi segreti chi fa giornalismo o politica non gradita al potere. Così si distrugge proprio l’ordine democratico che si dice di voler difendere». Anche l’Associazione tedesca degli avvocati teme interferenze nel segreto professionale e una «confusione del principio di separazione tra polizia e servizi segreti».
Le critiche attraversano persino l’opposizione favorevole a un rafforzamento del Bnd. Secondo l’esponente dei Verdi Konstantin von Notz, la riforma è necessaria, ma «va oltre l’obiettivo» e attribuisce al BfV poteri «difficilmente compatibili» con la separazione tra intelligence e polizia.
«Con questa riforma Dobrindt tenta di sfumare la separazione tra polizia e servizi segreti. In futuro, gli agenti potranno agire anche contro i cittadini, senza che ciò avvenga in modo trasparente e sottoposto ai controlli dello Stato di diritto come accade per la polizia», ha dichiarato. Più severa Clara Bünger, esperta di politica interna della Linke, citata dalla Tagesschau: «Chi mette nelle mani dei servizi di intelligence diritti operativi di intervento, poteri di sabotaggio e hackback statali sta progettando una nuova polizia segreta tedesca».
Un progetto, ha aggiunto, «smemorato rispetto alla storia e irresponsabile». Con questa riforma i poteri di sorveglianza supererebbero «ogni limite accettabile dal punto di vista costituzionale». Dello stesso avviso anche il leader della FDP, Wolfgang Kubicki: «Non voglio una polizia segreta in Germania. Voglio un pieno controllo giudiziario sugli interventi che incidono sui diritti fondamentali e uno Stato che comprenda che non si difende la libertà limitandola».
A rendere politicamente spendibile l’accelerazione è lo spauracchio della guerra ibrida. Berlino denuncia cyberattacchi, sabotaggi e campagne straniere, mentre alla vigilia delle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt è tornata al centro dell’attenzione l’operazione “Matryoshka“, attribuita alla Russia.
La campagna utilizzerebbe falsi siti d’informazione, video artefatti, account automatizzati e contenuti generati con l’intelligenza artificiale per screditare i candidati avversari dell’AfD e presentare la Germania come un Paese allo sbando. Minacce che devono essere indagate, senza però trasformare accuse ancora difficili da verificare in una delega permanente e quasi illimitata agli apparati di sicurezza che rischia di creare una Stasi 2.0.
Il cortocircuito è evidente: per combattere chi manipola informazioni, lo Stato autorizza i propri servizi a manipolare informazioni; per proteggere la democrazia dalla propaganda, amplia la sorveglianza su chi potrebbe criticare le sue istituzioni; per difendere l’ordine costituzionale, indebolisce una delle garanzie nate proprio dalla storia tedesca. Oggi il bersaglio indicato è la Russia.
Domani la stessa architettura potrebbe essere impiegata contro un giornalista, una fonte o un movimento politico accusati di favorire interessi stranieri. È così che una misura eccezionale diventa ordinaria: non eliminando formalmente le libertà, ma subordinandole a una minaccia abbastanza vaga da non finire mai.
Stanno solo preparando il terreno per quando l’Afd sarà al governo. Allora il IV reich sarà un po’ più che fantasia.
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