Tragicommedia Trump, e il mare di Hormuz diventa ‘territorio Usa’

Dal blog https://www.remocontro.it

17 Agosto 2026 Ennio Remondino

Forse il riposo eterno, o forse russa soltanto mentre la pancia deborda. Tehran mostra la sua attenzione all’avversario con la gigantesca immagine sulla piazza cuore della capitale. Trump che ormai straparla litigando tra terra e mare: «Dichiarerò lo Stretto di Hormuz territorio degli Usa”». Teheran che con lapidaria semplicità gli ricorda che «a conquistare lo Stretto non basta un tweet»

Dubbio tra propaganda e farneticazione

«Dopo aver sconfitto l’Iran, che sta subendo una pesante sconfitta, dichiarerò molto presto lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti», ha detto Donald Trump di fronte all’accademia di polizia a Garden City, nello Stato di New York, nel mezzo dello stallo negoziale con Teheran. E già la fa da padrone. «È vero – fosse mai che qualcheduno ne dubita-. Abbiamo imposto il blocco. Nessuna nave passa se non lo vogliamo noi, abbiamo eretto una barriera d’acciaio». Navi che hanno superato il blocco iraniano nemmeno una decina. Sparate fuori misura a ridosso della scadenza della tregua di 60 giorni definita ad Islamabad, fissata per oggi, lunedì 17 agosto. Anche se i mediatori del Pakistan sarebbero al lavoro per favorire una possibile proroga.

‘Misure mai viste’

Stallo sul terreno e sul fronte diplomatico, la Casa Bianca sempre a parole, punta su un’ulteriore stretta, col segretario Usa al Tesoro, Scott Bessent, che ha annunciato «misure economiche mai viste prima». Tutto che non s’era ‘mai visto prima di Trump’ per fortuna dell’America e del mondo. La stretta è attesa per la prossima settimana, a cui si affiancherà il blocco navale imposto da Washington che potrà proseguire «a tempo indeterminato». Dalle parole ai fatti. Ironica Teheran. «Lo Stretto di Hormuz non può essere conquistato con un tweet, né con una portaerei, né emanando un ordine, né con un discorso elettorale. L’Iran non teme le minacce né si intimorisce di fronte alle dimostrazioni di forza». Nelle stesse ore la compagnia petrolifera degli Emirati Arabi Uniti, tra i principali alleati di Washington, ha dichiarato che «una delle sue navi è stata colpita nello Stretto ‘Americano’ di Hormuz il 14 agosto».

Trump conquistatore

Nel vocabolario politico di Trump, se una rotta è vitale per l’economia o la sicurezza americana, gli Stati Uniti hanno il diritto di reclamarla. Da questo punto di vista, tanto la Groenlandia quanto lo Stretto di Hormuz visti come asset commerciali: se gli Usa pagano il prezzo militare o finanziario per proteggerli, devono possederli o estrarne un profitto diretto. Hormuz “territorio statunitense” l’applicazione estrema dell’ideologia mercantilista: chi controlla la rotta decide le regole, e chi ha la flotta più forte controlla la rotta. Ma se la guerra sta logorando la Repubblica islamica, il dissenso sta crescendo nella ammaccata democrazia americana. Prova in tema, il caso della portaerei USS Abraham Lincoln, in mare da nove mesi senza soste significative nei porti. I familiari dei militari a bordo hanno riferito che il personale sta affrontando difficili condizioni di vita e un deterioramento della salute mentale, con tentativi di suicidio. Venerdì Trump ha negato che la missione della portaerei sia durata troppo a lungo.

Portaerei da rifare, non piacciono a Trump

La Marina americana intanto valuta una significativa riprogettazione delle sue nuove portaerei per allinearle meglio all’estetica preferita dal presidente Donald Trump: lo riporta il Washington Post in base a sette funzionari statunitensi, in carica o ex, a conoscenza della questione. Nel dettaglio, in esame c’è la fattibilità di spostare più a prua, verso il centro della nave, la torre a più piani centro di comando, in modo da richiamare l’aspetto delle navi più datate. Funzionari attuali ed ex hanno espresso timori per il fatto che una modifica del genere richiederebbe ingenti risorse economiche e tempi lunghi. Lo spostamento del centro di comando, noto come ‘isola’, sarebbe la seconda importante modifica progettuale sollecitata dal presidente.

Memorandum sulla sicurezza nazionale

Trump ha ordinato alla Marina di elaborare un piano per riutilizzare le vecchie catapulte a vapore sulle future portaerei. Trump desidera che le nuove portaerei ricordino nell’aspetto quelle in servizio nella Seconda Guerra Mondiale a sua memoria imperitura. Sono tre le portaerei della classe Ford in varie fasi di sviluppo. I piani prevedono la costruzione di un massimo di 10 portaerei della classe Ford in 40 anni, con un costo di 22 miliardi di dollari ciascuna.

Tags:Hormuz territorio Usa

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