Lettere Meridiane. Lo Stretto Indispensabile

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di Fabio Granata 18 Agosto 2026

Lo Stretto Indispensabile. Lo Stretto di Messina non è, non è mai stato, solo un tratto di mare.
É un luogo dell’Anima da inserire nella W.H.L. UNESCO per il paesaggio unico e l’intreccio inestimabile tra stratificazione, geografia e Mito.
Tra le due sponde, Sicilia e Calabria portano le cicatrici di speculazioni urbanistiche, abusi edilizi, incurie amministrative, oltraggi alla bellezza ma pensare che una grande opera possa riparare o “compensare” tutto questo è solo un atto di fede “interessato”, poiché la logica che ha prodotto il caos urbanistico e le brutture appare identica a quella di chi oggi propone il Ponte come rimedio miracoloso.

Il ponte economico

Per questo ogni volta che si parla del Ponte sullo Stretto, ben al di la di un progetto con ombre e lacune
e la percezione di una spregiudicata operazione economica e clientelare portata avanti attraverso la Ponte sullo Stretto Spa, inevitabilmente si finisce a discutere di identita, memoria e immaginario collettivo.
Il mito di Colapesce non è una favola per bambini, ma la raffigurazione simbolica di un sacrificio che tiene in equilibrio l’Isola.
Scilla e Cariddi non sono solo solo due mostri omerici, ma figure che continuano a esprimere l’idea di pericolo e vertigine che lo Stretto ancora oggi esprime.
Se si parla di questi Miti significa che li abbiamo interiorizzati come strumenti di interpretazione della realtà.
L’Idea del Ponte come speranza escatologica di rinascita di un contesto segnato dal declino economico e sociale, accende invece l’immaginazione di alcuni.
Ma la storia italiana insegna altro.

Infrastrutture salvifiche?

Le grandi infrastrutture, da sole, non hanno mai invertito i processi di impoverimento, trattenuto i giovani, sanato le disuguaglianze strutturali. Affidare al Ponte la funzione di panacea lo trasforma in un gigantesco alibi per non affrontare le questioni più profonde: la governance, i servizi essenziali, la mobilità locale, il rafforzamento del tessuto sociale, il disastro idrogeologico, la tutela della Bellezza.

La Sicilia e la Calabria non si salveranno svendendo l’unica cosa rimasta parzialmente immutata, cioè la bellezza.
Non si avverte davvero il bisogno di un icona di modernità da esibire.
Lo Stretto non ha affatto bisogno di un feticcio.
Lo Stretto è una Icona di Bellezza da sempre.
E se non si crede ai miti di Omero, si creda al National Geographic che nel 2022 lo ha eletto come autentica Meraviglia del Mondo sul rapporto tra Terra e Mare.
E senza il Ponte.

Discutere del Ponte, allora, non significa solo valutare costi e benefici, calcoli ingegneristici o piani urbanistici.
Significa decidere quale rapporto vogliamo avere con la nostra Terra.
Lo sviluppo non può essere concepito a scapito della memoria e della bellezza.

La questione quindi non è essere
“pro” o “contro” il Ponte.
È capire che cosa siamo disposti a perdere e che cosa invece intendiamo ancora custodire…

Fabio Granata

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