Spazi gratuiti per il calcio, così la Svezia prova a prevenire la criminalità giovanile

Dal blog https://www.lindipendente.online

19 Agosto 2026 Gloria Ferrari

Il venerdì sera in decine di quartieri svedesi le porte di palestre e centri sportivi restano aperte fino a mezzanotte. Ragazzi e ragazze fino ai 25 anni possono entrare gratuitamente e giocare a calcio, seguiti da adulti e allenatori. Il progetto si chiama Nattfotboll, calcio notturno, e oggi viene organizzato in circa 60 aree del Paese, soprattutto nei quartieri dove esclusione sociale e criminalità espongono una parte dei più giovani al rischio di entrare in contatto con le gang.

L’iniziativa è promossa dalla fondazione Goodsport insieme a società sportive, associazioni e amministrazioni locali. Il primo progetto è partito a Botkyrka, nella contea di Stoccolma, nel 2006, dopo che Patrik Asplund, oggi amministratore delegato della fondazione, aveva conosciuto in Inghilterra un’esperienza simile portata avanti dal Charlton Athletic con il sostegno della polizia locale.

Da lì il modello è stato quindi adattato al contesto svedese e si è diffuso in diverse città. Le partite si svolgono soprattutto il venerdì e il sabato sera, in genere dalle 21 fino a mezzanotte, le ore in cui molti ragazzi hanno meno alternative organizzate e trascorrono più tempo fuori casa. Lo sport offre ai ragazzi un luogo gratuito in cui passare il tempo, incontrarsi e creare relazioni con adulti che possono diventare riferimenti stabili.

Il calcio si presta particolarmente bene a questo tipo di iniziativa perché è già familiare a molti giovani, non richiede necessariamente esperienza agonistica e permette di partecipare senza sentirsi inseriti in un percorso sociale o di recupero. Proprio per questo riesce ad avvicinare anche chi, con ogni probabilità, non sceglierebbe spontaneamente attività presentate in quei termini.

In alcune località l’adesione è diventata già molto alta. A Växjö, per esempio, il progetto coinvolge mediamente tra 300 e 350 giovani ogni venerdì sera. Intorno alle partite lavora una rete di responsabili e tutor, e il programma comprende anche percorsi di formazione per il personale coinvolto.

È proprio questa struttura a rendere il Nattfotboll diverso dalla semplice pratica sportiva. Una meta-analisi condotta su oltre 132mila adolescenti non ha infatti rilevato una minore propensione alla delinquenza tra chi faceva sport e chi non lo praticava, ma le evidenze diventano più favorevoli quando lo sport viene inserito in programmi pensati specificamente per la prevenzione.

Una revisione pubblicata sul Journal of Quantitative Criminology, che ha preso in esame 24 studi, ha rilevato effetti complessivamente positivi sia sugli indicatori legati alla criminalità sia sul benessere psicologico. A incidere sembra essere soprattutto il contesto costruito attorno all’attività: adulti presenti, nuove amicizie, continuità, regole condivise e collegamento con i servizi del territorio.

Sebbene i ricercatori invitino alla cautela, perché molto dipende da come i programmi vengono organizzati, il valore dell’esperienza svedese sta soprattutto nel suo senso più profondo: affrontare la criminalità giovanile significa (anche) intervenire prima che il problema si consolidi, offrendo alternative concrete invece di ricorrere alla repressione soltanto quando il danno è già fatto.

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Gloria Ferrari

Laureata in Culture e Letterature del mondo moderno a Torino. Scrive di diritti umani e ambiente per diverse testate giornalistiche italiane. Collabora con L’Indipendente dal 2021.

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