Gli USA impongono nuove sanzioni alla CPI per bloccare le indagini su Israele

Dal blog https://www.lindipendente.online

20 Agosto 2026 Dario Lucisano

Sulla base dello stesso ordine esecutivo con cui Donald Trump ha autorizzato le sanzioni contro la relatrice speciale dell’ONU Francesca Albanese, Marco Rubio ha annunciato nuovi provvedimenti contro esponenti della Corte Penale Internazionale. Questa volta è toccato a Tomoko Akane, giudice e presidente della Corte, e ad Abdoulaye Seye, avvocato della procura della CPI che stava indagando sui fascicoli israeliani.

Entrambi saranno sottoposti a sanzioni che prevedono, tra le altre misure, il divieto di ingresso negli Stati Uniti e il congelamento degli eventuali beni detenuti nel Paese, oltre all’esclusione dal sistema finanziario statunitense. Non è la prima volta che Washington colpisce membri della CPI: già lo scorso anno l’amministrazione Trump aveva imposto sanzioni contro diversi giudici e funzionari della Corte, tra cui il procuratore Karim Khan, preso di mira dopo l’emissione dei mandati d’arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Lo avevano annunciato il 13 luglio 2026: «Il Dipartimento di Stato lancia una campagna per smantellare la minaccia alla sovranità americana rappresentata dalla Corte penale internazionale», recitava il comunicato diffuso quel giorno dagli Stati Uniti. Si tratta di una vera e propria operazione volta a «disabilitare sistematicamente la capacità della Corte penale internazionale di operare, prendere di mira militari o funzionari americani o minacciare in altro modo la sovranità americana».

A quanto sembra, dunque, indagare su Israele equivale a minacciare la sovranità degli Stati Uniti. Le sanzioni contro giudici e procuratori prevedono il congelamento dei beni posseduti negli Stati Uniti, il divieto di ingresso nel territorio degli USA e l’esclusione dai circuiti bancari statunitensi.

Quest’ultima misura, di cui è stata oggetto anche la Relatrice speciale dell’ONU sui Territori Palestinesi Occupati Francesca Albanese, ha effetti particolarmente pesanti a causa della capillarità del sistema finanziario statunitense: come spiegato dalla stessa Albanese in un’audizione al Senato, il provvedimento può indirettamente impedire l’accesso ai conti bancari e bloccare gli scambi di natura economica.

Le due figure della CPI colpite da quest’ultima ondata di sanzioni sono la presidente della Corte, che oltre alle funzioni giudiziarie svolge un ruolo istituzionale nei rapporti con gli Stati membri, e un avvocato della procura della CPI che ha fatto parte del gruppo che ha sostenuto l’accusa contro Israele nella richiesta di emissione dei mandati di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant.

Con loro, salgono a tredici i membri della CPI colpiti dalle sanzioni statunitensi: nove dei diciotto giudici, entrambi i viceprocuratori, l’ex procuratore Karim Khan e un membro del personale. La Corte ha duramente criticato la decisione degli Stati Uniti: «Queste sanzioni costituiscono un flagrante attacco contro l’indipendenza di un’istituzione giudiziaria imparziale che opera in conformità al mandato conferito dai suoi Stati membri», si legge in un comunicato. «La Corte continuerà a svolgere pienamente il proprio mandato con indipendenza e imparzialità, nel pieno rispetto dello Statuto di Roma e nell’interesse delle vittime di crimini internazionali».

Dalla parte della Corte si è schierata anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha espresso il proprio sostegno alla CPI. Non sono invece pervenute dichiarazioni dal governo italiano, che, nonostante gli screzi, sembra continuare a sostenere silenziosamente le politiche dell’amministrazione Trump.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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