Dal blog https://www.lindipendente.online/
31 Agosto 2026 Mario Catania
Prendiamo due persone con la stessa patologia, la stessa età, la stessa diagnosi. Una vive in Germania, l’altra in Italia. La prima fa una visita in videochiamata, riceve una ricetta elettronica e si fa arrivare a casa le infiorescenze, scegliendo fra più di milleottocento prodotti diversi. La seconda telefona a quattro farmacie, scopre che la varietà che sta usando non è disponibile e ricomincia daccapo la terapia con quella che trova.
È una differenza dettata da scelte politiche precise che i numeri fotografano in maniera inequivocabile.
Nel primo trimestre del 2024 la Germania ha importato circa 8 tonnellate di cannabis; nello stesso trimestre del 2026, più di 50. Sei volte tanto in due anni. Senza aver mai legalizzato del tutto, in nove anni Berlino ha costruito il mercato regolamentato più grande d’Europa, nel cuore del continente e a poche centinaia di chilometri da un Paese, il nostro, che era partito prima e si è fermato quasi subito.
Due leggi, un salto di scala
Come ci sono arrivati è una storia che ha due momenti chiave. Il primo è il 10 marzo 2017, quando entra in vigore la legge “Cannabis als Medizin”: infiorescenze ed estratti diventano prescrivibili e le casse mutue pubbliche sono tenute a coprire la terapia dei malati gravi, quando ricorrono le condizioni previste.
Il secondo è il 1° aprile 2024, con la legalizzazione parziale: possesso depenalizzato fino a 25 grammi, possibilità di coltivare tre piante in casa, o di farlo in forma associata nei Cannabis Social Club, che però sono cresciuti lentamente e restano marginali con 455 autorizzazioni in tutto il Paese a luglio 2026.
Il lato che ha davvero cambiato la scala è un altro, ed è passato quasi sotto silenzio: la stessa legge ha sfilato la cannabis dalla normativa sugli stupefacenti per trasferirla in una legge propria. Tradotto: da quel giorno un medico tedesco la prescrive con una ricetta ordinaria, anche elettronica, come farebbe con qualsiasi altro farmaco. È bastato questo.
Il resto è venuto da sé, e in fretta.
Nel 2024 la Germania importava 72,9 tonnellate di cannabis medica; nel 2025 sono diventate 201, con una crescita del 176% in dodici mesi.
La produzione interna si ferma a due o tre tonnellate: tutto il resto arriva da fuori, soprattutto dal Canada. A valle c’è una rete che da noi non è mai stata nemmeno immaginata: oltre 16.600 farmacie, la vendita per corrispondenza, una trentina di cliniche di telemedicina. I prodotti a base di infiorescenze disponibili in farmacia sono passati da 724 a inizio 2024 a più di 1.800 nel primo trimestre 2026, e il prezzo è crollato: secondo i dati presentati al summit di Berlino di giugno da alephSana e Bloomwell, il grammo è sceso da 8,33 euro nel gennaio 2025 a 4,52 nel marzo 2026, meno della metà in poco più di un anno.
Prohibition Partners stima che nel 2026 il mercato tedesco valga intorno a 1,15 miliardi di euro.
Il rovescio della medaglia

I pazienti attivi in Germania superano gli 800mila, ma le prescrizioni a carico dell’assicurazione sanitaria pubblica, quella a cui si rivolge chi è malato davvero, sono cresciute di una sola cifra percentuale. Difficile non leggerci quello che è evidente: una parte di chi passa dalla visita online non è malata, e usa la porta della medicina per procurarsi cannabis legale, tracciata, sicura e a un prezzo migliore di quello della strada.
Vale la pena però analizzarlo bene, questo dato, prima di trasformarlo in uno scandalo. L’analisi Ekocan, finanziata dal governo tedesco, non ha rilevato alcun aumento del consumo complessivo di cannabis dopo la riforma: quello che è cambiato non è quanta se ne fuma, ma da chi la si compra: la domanda, si è spostata dall’illegale al legale, esattamente quello che una regolamentazione dovrebbe fare.
Il governo di Berlino di centrodestra, però, quel divario lo ha preso come pretesto per stringere le maglie della legge approvata dal governo precedente. Dal 30 luglio 2026 le infiorescenze sono uscite dal rimborso pubblico: circa 65mila pazienti si sono ritrovati la terapia interamente a carico proprio da un giorno all’altro, senza alcun periodo di transizione e senza tutela per chi era già in cura. Le associazioni hanno annunciato ricorsi.
Il confronto con l’Italia
E l’Italia? Qui la cannabis a uso medico è prescrivibile dal 2013, quando un decreto ministeriale inserì le preparazioni vegetali a base di cannabis fra i medicinali della Tabella II sezione B; il quadro operativo arriva due anni dopo, con il decreto Lorenzin del 9 novembre 2015, che affida la produzione nazionale in regime di monopolio allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze.
Eravamo partiti prima, ma 11 anni dopo la quota autorizzata è ferma a 400 chili l’anno, la stessa dal 2022 e inferiore ai 500 del 2021, e la produzione effettiva si attesta intorno ai 100 kg. Il consumo nazionale si aggira intorno alla tonnellata e mezza: 1.453 chili nel 2023, poco meno di 1.700 nel 2024, contro le oltre 200 tonnellate tedesche: la platea potenziale di pazienti è paragonabile, il risultato no.
E il punto non è nemmeno il volume, è la scelta. In Germania un medico ha davanti più di milleottocento prodotti; in Italia due varietà nazionali, spesso indisponibili, e una manciata di importate. Per chi non se ne occupa la cannabis è una cosa sola, sempre uguale.
Ma in realtà non lo è per la scienza e tantomeno per i pazienti: cambiano i rapporti fra THC e CBD, i cannabinoidi minori, i terpeni, e con essi l’effetto. Una varietà bilanciata serve alla spasticità della sclerosi multipla, una ad alto THC al dolore neuropatico che non risponde a nient’altro.
Chi è in terapia lo sa benissimo: cambiare prodotto significa ricominciare la titolazione da zero, e una carenza in farmacia non è un disagio, è un’interruzione di cura.
Ed è qui che la partita si allarga, e riguarda molte più persone di quante immaginiamo. Il dolore cronico in Italia interessa il 24,1% degli adulti, circa 10,5 milioni di persone secondo l’indagine dell’Istituto superiore di sanità.
Ed è solo una delle patologie per cui la potremmo utilizzare. Mentre la Germania accumula dati clinici su larga scala, medici che sanno prescrivere, genetiche selezionate su indicazioni precise e un’industria che ci lavora, noi difendiamo un monopolio che non ha ragione di esistere.

Mario Catania
Giornalista professionista dal 2011, si occupa di inchieste, reportage e attualità. Ha lavorato per la carta stampata, per l’online e come videoreporter, spaziando dalla cronaca alla politica e tematiche ambientali. Autore di libri e saggi, per L’Indipendente coordina i lavori del mensile.