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2 Settembre 2026 Dario Lucisano
È certamente il tema del momento, ma il governo Meloni non sembra avere troppa voglia di parlarne. Le discussioni sulla legge elettorale si avvicinano sempre di più e il termine per la presentazione degli emendamenti è ormai scaduto. La maggioranza, tuttavia, non ha ancora capito come affrontare il proprio sfidante numero uno: non il campo largo, ma Roberto Vannacci.
I principali sondaggi danno il neonato partito del generale intorno all’8%, quarto dopo Fratelli d’Italia, PD e Movimento 5 Stelle, ma c’è chi teme che possa arrivare alla doppia cifra. Futuro Nazionale sta lentamente erodendo l’elettorato di destra, sottraendo consensi soprattutto alla Lega. L’ipotesi emersa è quella di riesumare la proposta del ballottaggio tra le due coalizioni più votate, così da intercettare gli elettori di Vannacci in un eventuale secondo turno e assicurarsi il premio di maggioranza.
L’idea, tuttavia, non sembra piacere alla Lega, che teme di essere ulteriormente indebolita dalla crescita del partito guidato dal proprio ex vicesegretario.
A una settimana dalla riapertura del Parlamento, il governo è nel caos. Il termine per la presentazione degli emendamenti alla legge elettorale, approvata dalla Camera e ora all’esame del Senato, è scaduto ieri, 1° settembre, e sul tavolo sono spuntate diverse proposte: in totale, sono stati presentati 697 emendamenti, di cui 659 dal campo largo di PD, M5S, AVS e Italia Viva. Il governo pare invece aver trovato una quadra sul sistema delle preferenze, sul quale lo scorso luglio aveva subito una clamorosa sconfitta in Parlamento.
Il tema delle preferenze è da sempre centrale nella campagna elettorale di Fratelli d’Italia, che da tempo preme per eliminare il sistema delle liste bloccate, che finisce per portare in Parlamento soltanto i candidati scelti dai partiti. La proposta di luglio prevedeva un sistema ibrido, almeno sulla carta, con capilista bloccati e il resto dei seggi assegnabili tramite preferenze, ma fu bocciata per un solo voto, blindando il sistema delle liste bloccate. L’accordo raggiunto dalla maggioranza nei mesi successivi replica di fatto il modello proposto a luglio.
Nei mesi, tuttavia, è emersa un’altra grana per il governo, dotata di un nome e un cognome: Roberto Vannacci.
La legge attualmente all’esame prevede l’assegnazione di un premio di maggioranza alla prima coalizione per numero di voti nel caso in cui questa raggiunga almeno il 42% dei consensi.
Il premio assegnerebbe fino a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, con un tetto complessivo di 220 deputati e 113 senatori per la coalizione vincente. Futuro Nazionale, tuttavia, ha rapidamente mangiato i consensi dei partiti di destra. Gli ultimi sondaggi di agosto e i primi di settembre danno Futuro Nazionale tra il 7,5% e l’8%, al quarto posto, e il campo largo sopra l’attuale coalizione di maggioranza: nelle varie rilevazioni, il centrosinistra – contando PD, M5S, AVS e Italia Viva – è dato intorno al 42-44% dei consensi, mentre il centrodestra – contando FdI, FI, Lega e Noi Moderati – si attesterebbe tra il 40% e il 42%.
Nel sondaggio di BiDiMedia pubblicato il 26 agosto, il centrodestra si ferma addirittura al 38,5%.
Insomma: Futuro Nazionale sta indebolendo la coalizione e, se non smette di crescere, rischia di consegnare la vittoria al centrosinistra; ma, se il centrodestra ha chiaro in mente il proprio problema, non si può dire lo stesso delle modalità con cui affrontarlo.
Sul tavolo è emersa la possibilità di introdurre il ballottaggio tra le due coalizioni che hanno ottenuto i maggiori consensi, nel caso in cui entrambe raggiungano almeno il 38% dei voti e nessuna delle due tocchi quota 48%.
La proposta è stata avanzata dal senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera, che l’ha presentata direttamente per l’Aula. La mossa pare configurarsi come un tentativo di prendere tempo, tenendo parallelamente aperta una strada per ovviare al problema Vannacci: gli emendamenti possono infatti essere presentati sia in Commissione sia direttamente per l’Aula.
Nel primo caso, vengono esaminati e votati dalla Commissione prima del passaggio in Assemblea; nel secondo, come nel caso dell’emendamento Pera, la discussione viene rinviata direttamente all’Aula, dove il governo e il relatore dovranno comunque esprimere il proprio parere.
La presentazione dell’emendamento direttamente per l’Aula salta dunque il passaggio in Commissione, dove la maggioranza avrebbe dovuto assumere una posizione unitaria, che, almeno per ora, pare mancare. L’ipotesi del ballottaggio è infatti un’arma a doppio taglio: se da una parte rafforzerebbe il centrodestra nell’eventualità di un secondo turno, dall’altra potrebbe indebolirlo al primo, perché la prospettiva di uno spareggio tra destra e sinistra potrebbe spingere gli elettori indecisi tra Futuro Nazionale e gli altri partiti di destra a scegliere il partito di Vannacci, contando sulla possibilità di votare il centrodestra al secondo turno.
Tale ipotesi pare particolarmente invisa alla Lega, il partito che più sta subendo l’erosione di Futuro Nazionale: il Carroccio rischierebbe di essere definitivamente fagocitato dal proprio rivale, una prospettiva che è già oggetto di valutazione ai vertici del partito.
Da oltre un mese, infatti, il governatore lombardo Attilio Fontana e il segretario della Lega lombarda e capogruppo al Senato Massimiliano Romeo hanno aperto uno scontro con Salvini per spingerlo a tornare a puntare maggiormente sulle posizioni federaliste originarie della Lega e a fare un passo indietro, o quanto meno di lato, lasciando spazio ad altre figure nella guida del partito o affiancandole alla propria leadership.
Proprio ieri, al cosiddetto “fronte nordista”, si è aggiunto un altro contendente nella guerra civile del Carroccio: un gruppo di ex parlamentari e segretari provinciali ha infatti chiesto di sbloccare il vecchio simbolo della Lega Nord per assumerne il controllo. La Lega Nord è congelata dal 2017, quando Salvini trasformò il partito in un movimento nazionale, dando vita alla Lega per Salvini Premier e lasciando formalmente in vita il vecchio soggetto politico, chiamato a restituire allo Stato 49 milioni di euro di rimborsi elettorali percepiti indebitamente.
Gli ex deputati hanno così creato il Comitato per la convocazione del congresso federale, con lo scopo di costringere, anche «per vie legali», gli attuali vertici di Lega Nord a convocare un congresso, il primo dopo nove anni, e togliere il simbolo dalle mani di Salvini.

Dario Lucisano
Si occupa di politica estera e sicurezza internazionale con particolare attenzione all’Asia Occidentale. Affianca all’attività giornalistica la consulenza in ambito geopolitico e ha partecipato a incontri sulla questione palestinese. Scrive per L’Indipendente dal 2023.