Processo Nord Stream, il maggior sabotaggio di guerra in Europa

Dal blog https://www.remocontro.it/

15 Ottobre 2026 Ennio Remondino

Primo processo per il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream 1 e 2, che collegavano la Russia alla Germania dal fondale del mar Baltico. Per le modalità dell’operazione, cariche esplosive a circa 80 metri di profondità e una grossa fuoruscita di gas nel mare, il sabotaggio fu una cosa enorme per l’infrastruttura danneggiata e quello che rappresentava.

La reazione dell’Ucraina invasa

Nel settembre del 2022 i gasdotti furono danneggiati da una serie di esplosioni, che li resero inservibili: fu uno dei più eclatanti atti di sabotaggio della storia europea recente. Il processo dovrà valutare, tra le altre cose, se ci fu un coinvolgimento diretto del governo ucraino o di suoi funzionari, come sostiene l’accusa. I gasdotti erano proprietà di un consorzio in cui il socio di maggioranza è Gazprom, la principale azienda energetica russa, ed erano stati costruiti allo scopo di portare il gas russo in Europa, che prima dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 dipendeva da quelle importazioni e poi ha progressivamente diversificato. Il Nord Stream 1 era stato inaugurato nel 2011 e il ‘raddoppio’ era stato deciso e completato nel 2021 nonostante nel frattempo la Russia avesse invaso la Crimea, in Ucraina. A causa della guerra, il Nord Stream 2 non è mai entrato in funzione. I gasdotti Nord Stream, insomma, erano un simbolo e un veicolo dei legami economici mantenuti dall’Europa con la Russia.

L’unico imputato tra tanti nomi noti

L’unico imputato del processo è Serhii Kuznetsov, cittadino ucraino arrestato a Rimini nel 2025 e poi estradato in Germania. È accusato di aver attaccato un’infrastruttura energetica civile, che è un crimine di guerra secondo il diritto internazionale. Secondo l’accusa, Kuznetsov fu il capo della squadra che operò il sabotaggio. C’è un altro uomo ucraino sospettato di avervi partecipato, come sommozzatore: Volodymyr Zhuravlov, che è stato arrestato nel 2026 in Croazia e di cui la Germania attende l’estradizione (in precedenza era stato arrestato in Polonia, che invece l’aveva negata). La procura federale, quando a giugno incriminò Kuznetsov, sostenne che ai tempi del sabotaggio fosse un ufficiale delle forze ucraine. Il processo è molto atteso proprio perché sarà la prima occasione in cui le autorità tedesche renderanno pubbliche le informazioni raccolte durante anni di indagini.

Le indagini tedesche oltre gli imputati

Secondo le indagini tedesche, Kuznetsov avrebbe guidato l’operazione, a cui avrebbero partecipato altre sei persone, tra cui una donna. Il gruppo sarebbe salpato da Rostock, porto tedesco sul mar Baltico, con una barca a vela noleggiata da intermediari, e dopo alcune tappe di rifornimento avrebbe posizionato gli esplosivi sui gasdotti all’altezza dell’isola danese di Bornholm. Le autorità svedesi riscontrarono tracce di esplosivi potenti, solitamente impiegati per scopi militari, e falle su tre delle quattro condotte. Nel 2024 la Svezia archiviò le sue indagini, così come la Danimarca, citando questioni di giurisdizione o mancanza di elementi legali sufficienti. Ragioni soprattutto politiche. Da allora, come sottolinea il Post, solo la Germania ha continuato a indagare. Il sabotaggio non fu mai rivendicato e ci furono accuse reciproche fra Russia, paesi occidentali e Ucraina

Questione giuridica ma soprattutto politica

In Germania le implicazioni politiche del processo sono ancora più grosse. Hanno posizioni filorusse sia il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD), che continua a espandere i suoi consensi e a settembre ha stravinto le elezioni statali in Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania Anteriore, sia la sinistra populista dell’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW). Entrambi i partiti hanno accusato l’Ucraina del sabotaggio e chiedono l’interruzione degli aiuti economici e militari della Germania all’Ucraina: la Germania è il primo paese dopo gli Stati Uniti per valore di quelli forniti. Chiedono anche un riavvicinamento alla Russia e la riapertura dei gasdotti Nord Stream (che all’epoca del sabotaggio erano fermi, proprio come conseguenza dell’inizio della guerra in Ucraina). Recentemente ha chiesto di ripararli anche il governatore della Sassonia, Michael Kretschmer del partito conservatore del cancelliere Friedrich Merz (la CDU).

Le prime scomode rivelazioni

Dei tre paesi che aprirono un’indagine sul sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nell’autunno del 2022, la Germania è l’unico ad averla portata avanti per oltre tre anni. Da allora la polizia federale tedesca ha identificato almeno sette persone sospettate di aver partecipato in vari modi all’attacco, si parla di un coinvolgimento di funzionari ucraini di alto livello. Riassunto per districarci tra fatti e questioni di diritto. Il 26 settembre del 2022, sette mesi dopo l’invasione russa dell’Ucraina, entrambi i gasdotti vennero gravemente danneggiati da più esplosioni. Secondo Scientific Reports crearono una tra le più grandi fuoriuscite di metano provocate dalle attività umane, tanto che a una settimana dall’attacco il metano presente nel mar Baltico era fino a 10mila volte superiore ai livelli normali. Nessuno lo rivendicò mai, ma da subito si parlò di un sabotaggio.

La Russia a colpire sé stessa?

La prima ipotesi a circolare fu che potesse essere stata la Russia, che aveva interesse a sfruttare le proprie esportazioni di energia per fare pressione sui governi occidentali alleati dell’Ucraina. Poi si diffuse l’idea che l’attacco fosse opera di cittadini ucraini (o ucraini e russi), forse vicini al governo ucraino e intenzionati a colpire una delle principali fonti di reddito russe, o forse vicini al governo russo e coinvolti in un’operazione false flag, cioè un’azione russa fatta passare per ucraina. Si diffuse anche una terza ipotesi, mai ritenuta davvero concreta, e cioè che potessero essere stati i servizi segreti statunitensi e norvegesi. E finalmente i fatti. Il gruppo responsabile dell’attacco ai gasdotti sarebbe salpato da Rostock, porto tedesco sul mar Baltico, su una barca a vela di 15 metri presa a noleggio sull’isola tedesca di Ruegen. Il materiale esplosivo sarebbe stato fatto arrivare nei giorni precedenti con un camion.

Artificieri abili e sommozzatori esperti

Una miscela di due potenti esplosivi, solitamente impiegati per scopi militari. Dalle indagini emerge che il gruppo di sabotatori era formato da sette persone: uno skipper, un coordinatore, un esperto di esplosivi, tre sommozzatori e una sommozzatrice. La loro identità non è stata resa nota in modo ufficiale, ma è trapelata attraverso gli atti d’indagine e i documenti della procura che sono arrivati ai giornali. Nei documenti tedeschi sono citati con il nome proprio e l’iniziale del cognome, perché la legge tedesca tutela gli indagati oscurandolo. Secondo le ricostruzioni dei giornali allora l’imputato di oggi ad Amburgo, un veterano dell’SBU, il servizio di intelligence ucraino. Nell’operazione per il sabotaggio dei gasdotti avrebbe avuto un ruolo decisionale e di coordinamento.

Dettagli dei ‘commandos’ Nord Stream

La seconda sommozzatrice sarebbe Valeria T., una cittadina ucraina di 40 anni che prima dell’inizio della guerra insegnava in una scuola di immersioni a Kiev insieme a Zhuravlov e Yevhen U., un altro uomo nella lista dei sospettati. Yevhen U. avrebbe fatto parte di un secondo gruppo, che pianificava di far saltare in aria anche il gasdotto TurkStream, che porta il gas russo in Europa passando per la Turchia. Secondo gli investigatori quell’operazione venne annullata e Yevhen U. si unì in un secondo momento al gruppo diretto nel mar Baltico. Die Zeit ha scritto che al momento sarebbe in Ucraina. Il quinto e il sesto uomo emersi dalle indagini sarebbero Vsevold K., un soldato ucraino che secondo diverse inchieste giornalistiche sarebbe stato addestrato in Germania e che si ritiene sia morto in combattimento in Ucraina nel dicembre del 2024. Infine ci sarebbe lo skipper, un marinaio di Odessa di cui non si conosce il nome vero, ma solo quelli che ha usato sui passaporti falsificati per l’operazione.

Coperture ufficiali ucraine

Non è chiaro se e quanto il governo o le autorità ucraine fossero coinvolte, ma gli elementi d’accusa sono diversi. Il primo riguarda Zhuravlov (l’uomo arrestato in Polonia) che sarebbe riuscito a scappare in Ucraina a bordo di una macchina con targa diplomatica. Secondo elemento è che alcuni dei documenti dei sospettati nell’operazione erano autentici, anche se i cognomi erano falsi, realizzati da qualcuno dentro l’apparato ucraino. Terzo, emerge da un’indagine dei servizi segreti olandesi e della CIA, secondo cui l’operazione sarebbe stata ideata dall’ex comandante in capo delle forze armate ucraine Valery Zaluzhny. Secondo il quotidiano tedesco Spiegel sarebbe coinvolto anche Roman Chervinsky, ex capo dell’intelligence ucraina. Non sappiamo se il presidente Volodymyr Zelensky fosse a conoscenza dell’operazione.

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