Sicilia, i camionisti in sciopero puntano a bloccare tutti i rifornimenti

Dal blog https://www.lindipendente.online/

16 Ottobre 2026 Dario Lucisano

Da oggi fino al 20 ottobre i camion siciliani resteranno fermi nei piazzali, per decisione del Comitato trasportatori dell’isola, a cui si sono aggiunti altri sindacati. Si stima che l’80% delle imprese non movimenterà merci, né le scaricherà dalle navi nei porti. Il blocco, che rischia di fermare la filiera agroalimentare e svuotare gli scaffali, è finalizzato a chiedere al ministero delle Infrastrutture interventi contro il caro gasolio.

Intanto, le proteste contro il caro carburante stanno creando gravi disagi anche in Puglia e Calabria. Gli autotrasportatori e gli agricoltori hanno contribuito a ridurre la disponibilità di benzina e diesel in diverse aree, provocando lunghe code anche notturne e l’esaurimento delle scorte in numerosi distributori.

«È il ministro il principale responsabile del muro contro muro. A distanza di un mese e dopo ben due richieste formali di convocazione, continua a mostrarsi sordo e cieco di fronte alle nostre richieste, rifiutandosi di affrontare il problema». Così Salvatore Bella, portavoce del Comitato trasportatori della Sicilia, si rivolge al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, annunciando lo sciopero e il blocco della movimentazione delle merci nei porti.

La protesta è scattata alla mezzanotte di oggi, 16 ottobre, ma i primi effetti si sono fatti sentire già ieri, quando i camion hanno iniziato a fermarsi nei piazzali delle aziende e all’interporto di Catania. I trasportatori hanno annunciato che non intendono organizzare blocchi stradali o presidi, ma limitarsi a fermare i propri mezzi. Il Comitato chiede un confronto sul caro carburanti e denuncia il costo del diesel, con il costo di un pieno che può raggiungere i 900 euro per ciascun mezzo.

Le associazioni chiedono interventi sul credito d’imposta per il gasolio, sulle accise e sui costi dei traghetti.

Parallelamente, resta acceso anche il fronte degli agricoltori. Da giorni diverse zone della Sicilia sono interessate da presidi con trattori, attraverso i quali gli agricoltori, insieme ai trasportatori, denunciano il rincaro del gasolio. Le proteste coinvolgono anche le regioni meridionali della penisola.

In Calabria e Puglia, trasportatori e agricoltori organizzano da giorni blocchi e manifestazioni che stanno paralizzando alcuni dei principali snodi stradali. In Calabria sono stati segnalati blocchi sulla A2 (la Salerno-Reggio Calabria) e nei pressi del porto di Gioia Tauro, oltre a presidi sul versante ionico; a ieri, si contavano circa 22 presidi in tutta la regione.

In Puglia, invece, la mobilitazione prosegue da domenica e ha interessato diversi svincoli della statale 17 (che collega il sud del Lazio al nord della Puglia passando per l’entroterra), della statale 106 (la cosiddetta “Ionica”, che collega il nord della Puglia all’estrema punta meridionale della penisola passando per la costa) e dell’autostrada A14, che collega Bologna a Taranto.

Le proteste interessano anche la capitale, dove il Comitato Agricoltori Italiani (CIA) ha organizzato tre giorni di presidio a Montecitorio, dal 20 al 22 ottobre. Il calendario delle mobilitazioni è fitto di appuntamenti fino alla fine del mese, che si svolgeranno in parallelo ai presidi permanenti. Per affrontare la crisi, Salvini ha deciso di convocare un tavolo al ministero per martedì prossimo.

L’incontro vedrà la partecipazione delle rappresentanze del settore dei trasporti e punta a evitare il blocco prolungato delle attività. I sindacati parlano di potenziali «conseguenze gravissime», mentre il Comitato trasportatori della Sicilia ha dichiarato di essere pronto a fermare tutto anche per un mese.

Immagine di Dario Lucisano

Dario Lucisano

Si occupa di politica estera e sicurezza internazionale con particolare attenzione all’Asia Occidentale. Affianca all’attività giornalistica la consulenza in ambito geopolitico e ha partecipato a incontri sulla questione palestinese. Scrive per L’Indipendente dal 2023.

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