Dal blog https://jacobinitalia.it
Nina Djukanović 30 Ottobre 2026
La capacità di costruire un processo collettivo, senza leader e capi, ha permesso al movimento studentesco di sconfiggere l’ex presidente Vučić. Ora inizia la fase difficile anche per le differenze nella Lista studentesca, che insisterà sul metodo democratico.
Domenica il più grande e duraturo movimento studentesco d’Europa ha raggiunto il suo culmine. Dopo due anni di proteste e organizzazione, quest’autunno gli studenti serbi hanno sfidato alle elezioni l’ex presidente Aleksandar Vučić, che questa volta si candidava alla carica di primo ministro. I suoi piani sono stati sventati, poiché la Lista degli Studenti ha vinto con oltre la metà dei voti, ponendo fine a quattordici anni di governo del Partito Progressista Serbo (Sns) di Vučić.
Con il processo elettorale serbo tradizionalmente caratterizzato da irregolarità , compravendita di voti, pressioni sui dipendenti pubblici affinché votassero per il partito al governo, copertura mediatica di parte e altri tentativi di manipolare i risultati, gli studenti si trovavano di fronte a un enorme compito.
Non era affatto chiaro se Vučić avrebbe ammesso la sconfitta e accettato il risultato in caso di vittoria degli studenti. La tensione è rimasta alta per tutta la giornata delle votazioni, e soprattutto verso sera, quando si sono diffuse notizie di un ingente afflusso di polizia, veicoli antisommossa e facinorosi filogovernativi nel centro di Belgrado.
Un fattore determinante è stata l’affluenza alle urne, che ha raggiunto il 69%, in aumento rispetto al 58,7 % del 2023. Un’affluenza così elevata ha richiamato alla mente le storiche elezioni del settembre 2000, quando Slobodan Milošević, il dittatore ultranazionalista responsabile di molti crimini di guerra degli anni ’90, fu finalmente sconfitto. Domenica, le persone hanno fatto la fila per ore ai seggi elettorali in tutta la Serbia e anche all’estero, dove ha partecipato la diaspora. In molti seggi si sono registrate code dalle 5 o dalle 6 del mattino, prima ancora dell’apertura. Il movimento studentesco è riuscito anche a mobilitare osservatori elettorali che hanno presidiato quasi tutti i seggi, rendendo molto più difficile qualsiasi tentativo di manipolazione dei risultati.
Dopo la chiusura dei seggi alle 20:00, Aleksandar Vučić si è rivolto alla nazione circa novanta minuti dopo. «È chiaro che abbiamo perso queste elezioni. La Lista degli Studenti ha vinto. Avranno tra i 135 e i 140 seggi in Parlamento, noi ne abbiamo circa 105», ha annunciato. Sebbene Vučić abbia continuato a usare l’appellativo dispregiativo di «bloccanti» per i candidati della Lista degli Studenti, come aveva fatto durante tutta la campagna elettorale, la sua ammissione relativamente rapida della sconfitta è stata una sorpresa. La Lista degli Studenti ha ottenuto una vittoria schiacciante, conquistando la maggioranza assoluta con il 52,65% dei voti contro il 39,2% del partito Sns di Vučić.
Una vittoria del genere è fonte di ispirazione per altri movimenti studenteschi in Europa e nel mondo. Il movimento studentesco serbo è diventato una forza politica unica per tre motivi principali: la costruzione di un potere collettivo e «senza leader», la centralizzazione della scienza, delle competenze e delle istituzioni, e la ricostruzione della fiducia nella democrazia, in particolare attraverso l’enfasi sui principi della democrazia diretta e del processo decisionale collettivo.
Dalle proteste alle urne
Il movimento studentesco è nato dopo il crollo della tettoia in cemento di una stazione ferroviaria recentemente ristrutturata a Novi Sad, la seconda città più grande del paese, avvenuto il primo novembre 2024, che ha causato la morte di sedici persone. Piuttosto che essere considerato un tragico incidente, l’evento è stato immediatamente interpretato da molti cittadini serbi come la conseguenza di anni di appropriazione indebita dello Stato, nepotismo e corruzione.
Veglie e proteste si sono diffuse in tutto il paese e gli studenti della Facoltà di Arti Drammatiche di Belgrado hanno deciso di occupare l’edificio della facoltà. La rivolta studentesca si è propagata a macchia d’olio e, nel giro di pochi giorni, ogni università e ogni facoltà del paese sono state occupate. Nei mesi successivi, la resistenza ha attratto centinaia di migliaia di sostenitori che si sono riuniti alle proteste e alle marce organizzate dagli studenti in tutto il paese, offrendo supporto, donazioni, cibo e alloggio.
Nelle facoltà occupate gli studenti si sono organizzati in cosiddetti plenum, una forma di assemblea in cui le decisioni venivano prese sulla base dei principi della democrazia diretta.
Nei plenum, gli studenti hanno deliberato su questioni legate all’organizzazione e alle proteste, con la possibilità per ogni studente di sollevare una questione, discussa e poi votata. Di conseguenza, la gerarchia nel processo decisionale si è notevolmente ridotta: i plenum sono composti solo da moderatori (spesso a rotazione) e da gruppi di lavoro che si occupano di compiti specifici, come la comunicazione con i media e il pubblico, i social network, la sicurezza durante le proteste e simili. Aspetto cruciale, i principi della democrazia diretta si sono diffusi anche al di fuori delle facoltà bloccate, poiché nel marzo 2025 gli studenti hanno invitato la popolazione a organizzarsi in assemblee cittadine chiamate zbors.
Nel corso del tempo, le rivendicazioni politiche del movimento di protesta, incentrate sull’indagine relativa al crollo della stazione ferroviaria di Novi Sad e sulla richiesta di responsabilità per i detentori del potere, si sono trasformate in un programma politico che offriva una nuova visione per il paese. Attraverso assemblee plenarie, deliberazioni collettive e processi decisionali, il movimento studentesco ha presentato il programma politico e la lista dei candidati alle elezioni, elaborata in un processo durato oltre un anno. Il risultato è stata una forza politica «senza leader» che ha rifiutato il culto della personalità come fonte di potere, a prescindere dall’ideologia. Così come il movimento studentesco si è concentrato sul collettivo e ha rifiutato qualsiasi leader singolo che potesse essere preso di mira dalle autorità, la campagna elettorale ha enfatizzato lo sforzo collettivo piuttosto che la singola persona. Antidoto alla leadership autoritaria e alla concentrazione del potere nelle mani di un unico individuo,il movimento si è trasformato in un soggetto collettivo che ha respinto in toto i presupposti della democrazia rappresentativa basata su pochi individui carismatici.
Nella sua dichiarazione di presentazione della lista di 250 candidati il movimento studentesco ha scritto:I candidati non sono stati scelti dai leader di partito, né qualcuno ha stilato una lista in una stanza per poi annunciarla agli altri. Sono stati invece selezionati dagli studenti attraverso un processo decisionale che abbiamo costruito in quasi due anni di blocchi, assemblee plenarie, discussioni e lavoro collaborativo. Questo processo non è stato né rapido né semplice. La democrazia diretta raramente lo è. Implica dialogo, disaccordo, argomentazione, revisione delle decisioni e responsabilità nei confronti delle persone che partecipano al processo. È proprio per questo che per noi era importante formare la lista elettorale in questo modo. Se diciamo di volere un sistema politico diverso, non ha senso che il nostro primo passo verso questo obiettivo sia replicare proprio il modello contro cui stiamo lottando.
Il movimento studentesco si è rifiutato fin dall’inizio di collaborare con i partiti di opposizione e con chiunque avesse precedenti esperienze nella politica serba, auspicando un inizio completamente nuovo. Un aspetto cruciale del programma è la fiducia negli esperti per la gestione delle istituzioni pubbliche, anziché in funzionari di nomina politica. Come affermano gli studenti nel loro programma, cercheranno di «abolire il clientelismo politico» e di «nominare esperti di comprovata esperienza, anziché fedelissimi del partito, alla guida delle imprese pubbliche».
Mentre molte società occidentali hanno assistito negli ultimi anni a una progressiva erosione della fiducia pubblica nella scienza e nelle competenze, in particolare con gli attacchi di Donald Trump alla scienza climatica e alle teorie complottiste sul Covid, il movimento studentesco si è mosso nella direzione opposta. Di conseguenza, più della metà dei candidati nella lista studentesca possiede un dottorato.
Molti sono professori universitari che hanno sostenuto gli studenti durante i blocchi; altri sono medici, ingegneri o avvocati; ma la lista comprende anche giornalisti, attori e artisti, nonché agricoltori e lavoratori agricoli: tutti esperti nei rispettivi settori. Eppure, non figuravano né studenti né politici dell’opposizione. Il movimento studentesco ha condotto una campagna incentrata sulla lotta alla corruzione e sulle iniziative a favore della democrazia, nonché sulla ricostruzione delle istituzioni, che alla fine ha portato alla loro vittoria.
Leggi anche…
Bowling a Belgrado
«La Serbia o la mafia»
Il governo di Vučić è stato caratterizzato da un forte controllo del panorama mediatico e dall’oppressione di chi gli si opponeva, dalla violenza della polizia al perseguimento di studenti, giornalisti e attivisti con l’installazione di software spia israeliani sui loro telefoni. Tuttavia, il movimento studentesco non ha rovesciato un dittatore isolato, bensì un partner strategico per una serie di attori geopolitici.
Il regime autoritario di Vučić si è rivelato utile sia per l’Unione europea che per la Cina, i maggiori partner commerciali e investitori esteri diretti della Serbia, ma anche per gli Stati uniti, la Russia, Israele e molti altri. Durante il suo periodo al potere, Vučić ha rafforzato i legami della Serbia con la Russia, così come con Donald Trump e la sua famiglia, e ha incrementato, negli ultimi tre anni in particolare, le esportazioni di armi verso Israele, aumentate di quarantadue volte dal 2023, anno di avvio della campagna genocida a Gaza.
Per quanto riguarda l’Ue, uno dei suoi principali interessi in Serbia è rappresentato da un grande giacimento di litio, la cui estrazione ha tuttavia suscitato una diffusa opposizione a causa del potenziale impatto ambientale della miniera pianificata dalla società mineraria anglo-australiana Rio Tinto. Nel 2024, l’Ue ha firmato un partenariato strategico con la Serbia per lo sviluppo della catena del valore dei veicoli elettrici, di cui il litio è un componente chiave.
Nel giugno 2025, nel pieno delle proteste studentesche, l’Ue ha scelto di ignorare innumerevoli lettere aperte e petizioni che avvertivano che il sostegno all’estrazione del litio avrebbe compromesso la sua immagine in Serbia, e ha designato la miniera di litio prevista come progetto strategico ai sensi della legge sulle materie prime critiche.
Il continuo sostegno dell’Ue all’estrazione del litio, nonostante le preoccupazioni locali per l’ambiente e i processi decisionali democratici, è una delle ragioni principali per cui le relazioni con l’Ue hanno giocato un ruolo sorprendentemente marginale nelle elezioni. A differenza delle proteste pro-democrazia in Georgia o Ungheria, le bandiere dell’Ue erano stranamente assenti alle proteste studentesche in Serbia.
Questo è anche il motivo per cui la vittoria degli studenti non dovrebbe essere necessariamente interpretata come un riavvicinamento all’Ue e all’Occidente in generale. Zlatko Kokanović, un agricoltore che è stato al centro delle proteste contro il litio e che si è candidato nella Lista Studentesca, ha affermato che si batterà per un divieto permanente dell’esplorazione e dello sfruttamento del litio in Serbia.
Eppure il movimento studentesco non è nato dal nulla. Vučić aveva dovuto affrontare sfide al suo governo e innumerevoli proteste, da quelle del 2017 «Contro la dittatura», scoppiate il giorno dopo la sua vittoria alle elezioni presidenziali, alle già citate proteste contro l’estrazione del litio, diffuse nel 2021 e nel 2022, che hanno coinvolto decine di migliaia di persone in manifestazioni e blocchi stradali costringendo il governo ad annullare ufficialmente il progetto minerario nel 2022 (anche se l’annullamento fu poi revocato, pochi giorni prima della firma del Partenariato strategico con l’Ue nel 2024). Fondamentalmente, i diversi movimenti non erano isolati l’uno dall’altro, ma collaboravano in molti modi, con il movimento anti-litio e quello studentesco che convergevano sulla questione della tutela ambientale. Tuttavia, nessuno dei movimenti di protesta è riuscito a mobilitare tante persone quanto il movimento studentesco.
Lo slogan «La Serbia o la mafia» ha contribuito a creare l’atmosfera di un referendum tra due sole opzioni: da una parte la Lista Studentesca e dall’altra il regime di Vučić. Questo è stato ulteriormente accentuato dal fatto che la maggior parte dei partiti di opposizione ha deciso di non presentare candidature, per evitare di indebolire il consenso per la Lista Studentesca. Il movimento studentesco è ampiamente eterogeneo, con diverse ideologie di sinistra e di destra che convergono, dai nazionalisti ai liberali filo-europei, ma unite contro il regime autoritario. Ciononostante, il programma politico era chiaramente incentrato sulla lotta alla corruzione, la libertà di stampa, la sovranità alimentare, la tutela della salute e dell’ambiente e il sostegno ai diritti dei lavoratori, con iniziative che includono il miglioramento dell’accesso all’assistenza sanitaria nelle aree rurali e la modifica della legge sul lavoro per aumentare la sicurezza del lavoro. Come ha affermato in un’intervista Aleksandar Čupić, professore alla Facoltà di Trasporti e candidato della Lista Studentesca, l’obiettivo è «depoliticizzare le istituzioni e politicizzare la società. Tutti dovremmo interessarci di politica».
Ua notte di festa e il giorno dopo
Quando il movimento studentesco ha organizzato un ultimo raduno politico prima delle elezioni, giovedì 22 ottobre, con oltre 150.000 persone in piazza Slavija a Belgrado, ha promesso che, dopo anni di proteste, questa sarebbe stata l’ultima volta in cui i cittadini avrebbero dovuto riunirsi in così gran numero. Eppure, dopo che Aleksandar Vučić ha ammesso la sconfitta, la gente ha invaso le strade, riunendosi spontaneamente per festeggiare. Slavia era di nuovo piena di decine di migliaia di persone, questa volta in festa euforica. L’atmosfera era elettrizzante, con le auto che suonavano il clacson per le strade, la gente che si affacciava ai balconi, fischiando e gridando di gioia. Un’altra giornata di festeggiamenti era prevista per lunedì sera.
La mattina dopo la vittoria, la gente si è riunita nel Parco Pionirski, proprio di fronte al Parlamento, che per un anno e mezzo era stato occupato da teppisti filogovernativi che vi avevano piantato le loro tende e minacciato i passanti e i sostenitori degli studenti. Sebbene i teppisti se ne fossero finalmente andati, la spazzatura si era accumulata. I cittadini hanno iniziato a pulire il parco e a sistemare il parco giochi, suonando musica e ballando per festeggiare: un piccolo esempio di tutto il lavoro che attende la Lista Studentesca e i suoi sostenitori, ma anche un importante simbolo di organizzazione civica.
Indubbiamente, la vittoria alle elezioni è solo l’inizio. Le condizioni geopolitiche che hanno permesso a Vučić di governare rimangono in vigore, così come le strutture del capitalismo globale. Da parte sua, è improbabile che Vučić si ritiri dalla vita politica, ma si concentrerà sulla riconquista del potere. All’interno della Lista Studentesca, le divergenze ideologiche, accantonate per sconfiggere Vučić, potrebbero emergere con maggiore evidenza, soprattutto su temi come il nazionalismo, l’approccio al Kosovo e la politica estera in generale.
Eppure, vincendo le elezioni, gli studenti serbi hanno dimostrato che nessun uomo forte è intoccabile, per quanto profondamente radicato nel sistema e per quanto ingiuste siano le condizioni. Il cambiamento epocale nel modo in cui le persone comprendono la politica e i processi decisionali è già avvenuto e si sta diffondendo rapidamente. La sfida globale a una manciata di leader che acuiscono le disuguaglianze e seminano divisioni non potrà che intensificarsi.
*Nina Djukanović è una geografa ambientale serba. Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.
