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di Monica Di Sisto 06/11/26
Obiettivo del governo Meloni: rafforzamento delle filiere nazionali e autonomia alimentare del Paese. Risultati: nessun intervento sulle fragilità e sulle dipendenze strutturali del settore. Continua a mancare una strategia integrata per affrontarle.
Nel 2022 il Governo Meloni ha rinominato il ministero delle politiche agricole nel ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, indicando un obiettivo politico preciso: rafforzare produzione e filiere nazionali, ridurre le dipendenze strategiche e aumentare la capacità del Paese di governare il proprio sistema alimentare. A quattro anni di distanza, risulta aumentato in modo significativo l’intervento pubblico nel settore, che non ha inciso, però, sulle fragilità e dipendenze strutturali dell’agroalimentare italiano. Continua a mancare una strategia integrata che utilizzi fiscalità, fondi della Politica agricola comune, investimenti e leva commerciale per ridurre le dipendenze energetiche, materiali e geopolitiche, accelerare agroecologia e biologico, migliorare qualità del lavoro e occupazione, redistribuendo valore e potere per filiere più trasparenti e stabili.
Un’agricoltura forte nel valore, meno nei volumi
Nel 2025 l’Italia si è confermata prima nell’Unione europea per valore aggiunto agricolo. Agricoltura, silvicoltura e pesca hanno prodotto 80,1 miliardi di euro, con un valore aggiunto di 46,6 miliardi. In termini reali, però, e al netto dell’inflazione, la produzione è cresciuta solo dello 0,3%, il valore aggiunto è diminuito dello 0,1% e l’occupazione dello 0,5%.
Il valore dell’agroalimentare nel suo complesso ha raggiunto 89 miliardi, grazie anche alla crescita dell’industria alimentare1.
Anche il commercio estero mostra tensioni contrapposte.
Le esportazioni agroalimentari hanno superato 72 miliardi di euro, con un+5,6% rispetto all’anno precedente, ma le importazioni sono salite a 72,45 miliardi, con un +10,1%2. Nei primi mesi del 2026 l’export è rimasto sostanzialmente stabile (-0,4%), le importazioni sono diminuite del 4,3%, ma il saldo conferma la tendenza.
Il sistema italiano è competitivo nella trasformazione e nell’export di prodotti ad alto valore aggiunto, ma dipende sempre più dall’estero per le materie prime.
Un esempio di scuola lo offre la Bresaola della Valtellina IGP: quasi 12mila tonnellate di prodotto, oltre 500 milioni di euro di valore al consumo nel 2025, circa l’82% della carne bovina con cui viene realizzata proviene dal Sud America e il 60% dal Brasile3.
Era indicata tra i vincitori in Italia della liberalizzazione commerciale introdotta con la firma del trattato Eu-Mercosur, grazie al quale, anche secondo il Governo Meloni, il settore avrebbe potuto diversificare i fornitori a costi e condizioni più vantaggiose.
Peccato che da settembre 2026 l’Ue ha bloccato alcune importazioni animali dal Brasile per gravi problemi sanitari, pienamente previsti dalle realtà che si opponevano all’accordo.
Così il Consorzio ha accusato una perdita immediata di almeno un quarto della materia prima necessaria e chiesto aiuto a papà ministero4.
Bio, lavoro, energia e prezzi: indicatori che restano critici
Se c’è una partita che questo Governo sta volutamente perdendo è quella della qualificazione ecologica e sociale del sistema agroalimentare. Il cambiamento climatico preme forte sul settore, anche se il Governo lo nega. Per quest’anno, ad oggi, il conto dei danni supera i 3 miliardi di euro tra siccità, rovesci inattesi, frutta essiccata sui rami5.
Rispetto al biologico, inoltre, nel 2025 gli acquisti domestici hanno raggiunto 4,4 miliardi di euro, con un +9,2% in valore e +7,2% in volume6.
Nello stesso anno, però, le superfici biologiche sono diminuite del 5,4% e quelle in conversione del 24,4%7.
Anche i costi energetici sono tornati a crescere: il gasolio agricolo sulla piazza di Milano è passato da 1,44 euro al litro il 2 settembre a 1,65 il 23 settembre 2026, +14,6% in tre settimane; la media gennaio-settembre 2026 è risultata superiore del 27,8% allo stesso periodo del 20258. La dipendenza dai combustibili fossili, oltre a incidere sul clima instabile, continua, quindi, a tradursi direttamente in rischio economico per le aziende e in richiesta pressante di intervento pubblico.
Rispetto alla qualità del lavoro, nel 2025 l’Ispettorato nazionale ha definito 7.166 ispezioni in agricoltura: il 64,8% hanno avuto esito irregolare. Le violazioni hanno interessato 8.851 lavoratori, con 1.713 casi di lavoro nero e 227 lavoratori coinvolti in violazioni riconducibili a caporalato o sfruttamento9.
Le famiglie italiane, per di più, stanno modificando i propri comportamenti di acquisto: più visite ai punti vendita, carrelli più piccoli e maggiore selezione dei prodotti10.
Quelli che richiamano in etichetta l’origine italiana, le regioni o le certificazioni europee hanno generato nel 2024 11,6 miliardi di vendite, ma perso lo 0,7% a volume. Il valore simbolico dell’italianità incontra quindi un limite molto concreto nel reddito disponibile11.
Quattro anni di intervento pubblico
A fronte di questo quadro che si complica, l’intervento pubblico al settore agroalimentare dichiarato dal ministro Lollobrigida a fine 2025 è stato decisamente consistente: oltre 15 miliardi di euro di investimenti resi disponibili dall’inizio del mandato12.
La dotazione delle misure PNRR gestite dal Ministero è arrivata, dopo le riprogrammazioni, a 8,9 miliardi: 4 miliardi per i contratti di filiera, 2,37 miliardi per il Parco Agrisolare, 880 milioni per la resilienza irrigua, 552 milioni per la logistica e 306 milioni per innovazione e meccanizzazione13.
A questi interventi si aggiungono il Fondo per la sovranità alimentare, fiscalità agricola, ZES, le anticipazioni PAC, i sostegni alle filiere e ColtivaItalia.
Nell’agosto 2026 Lollobrigida ha indicato per quest’ultimo un miliardo di euro aggiuntivo e un piano complessivo di investimenti pubblici che “sfiora i 17 miliardi”, dichiarando l’obiettivo di investire nei comparti più esposti “per renderci meno dipendenti dall’estero”14.
In realtà, nel 2026 il Governo ha dovuto contemporaneamente introdurre nuovi sostegni per gasolio e fertilizzanti per i riflessi diretti sulle aziende italiane delle guerre militari e dei dazi, delle sanzioni e dei cargo rispetto a costi di produzione e approvvigionamenti.
La clava ecologica e il peso dei sussidi dannosi
A gennaio di due anni fa Lollobrigida accusava le istituzioni europee di aver utilizzato la «sostenibilità ambientale come una clava» e rivendicava il mantenimento dei sussidi ai carburanti fossili.
Nel luglio 2025 lo stesso ministro dichiarava che «gli agricoltori sono centrali nella sfida climatica» e indicava come priorità acqua, agricoltura e infrastrutture, rivendicando 600 milioni di investimenti PNRR sulla rete idrica nazionale.
Se abbandonasse definitivamente lo scetticismo climatico e ambientale, Lollobrigida avrebbe risorse in più, decisamente rilevanti, da investire in politiche pubbliche preventive e di transizione. Legambiente quantifica in 4.356,4 milioni di euro i sussidi relativi ad agricoltura e pesca classificati come ambientalmente dannosi e che potrebbero essere in larga parte reinvestiti in transizione.
L’ecoscetticismo del Governo, insomma, ha un costo sonante. E lo stiamo pagando tutti.
- ISTAT, Conti economici dell’agricoltura – Anno 2025, 12 giugno 2026, https://www.istat.it/comunicato-stampa/conti-economici-dellagricoltura-anno-2025 ↩︎
- CREA, commercio agroalimentare 2025-2026 https://www.crea.gov.it/-/export-agroalimentare-da-record-oltre-i-72-miliardi
↩︎ - Consorzio Valtellina, https://bresaolavaltellina.it/press-room/3071/
↩︎ - Confagricoltura Veneto https://confagricolturaveneto.it/category/generale/
↩︎ - Agronotizie, https://agronotizie.imagelinenetwork.com/agricoltura-economia-politica/2026/08/17/il-clima-presenta-un-conto-da-3-miliardi-all-agricoltura/89621
↩︎ - ISMEA-NielsenIQ, 2026, Acquisti biologici delle famiglie nel 2025, https://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13861
↩︎ - FederBio – Bio in Cifre 2026, https://feder.bio/23-settembre-giornata-europea-del-biologico-federbio-consumi-bio-92-ora-svolta-produce-valore/
↩︎ - CCIAA Milano Monza Brianza Lodi, elaborazione TESEO-CLAL, https://teseo.clal.it/?section=gasolio_agricolo
↩︎ - INL, Rapporto annuale di vigilanza 2025, tabella sulle violazioni, https://www.ispettorato.gov.it/files/2026/04/Rapporto-annuale-Vigilanza-2025.pdf ↩︎
- NielsenIQ, Il 2026 nella Grande Distribuzione è l’anno delle scelte, https://nielseniq.com/global/it/news-center/2026/niq-a-linkontro-il-2026-nella-grande-distribuzione-e-lanno-delle-scelte
↩︎ - GS1 Italy, Osservatorio Immagino, agosto 2025, https://gs1it.org/content/public/74/0d/740de14f-5bd3-4158-a766-c5d7d2c8aa0c/cs_italianita-gs1-italy_osservatorio-immagino-17.pdf ↩︎
- MASAF, Bilancio. Lollobrigida: continuiamo a dare risposte concrete al settore primario, 30 dicembre 2025, https://www.masaf.gov.it/bilancio-lollobrigida-risposte-concrete
↩︎ - MASAF – misure PNRR per l’agricoltura, https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/17911 ↩︎
- MASAF, 6 agosto 2026, ColtivaItalia. https://www.masaf.gov.it/Coltivaitalia_Lollobrigida_Camera
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