Regno Unito: Starmer ha in pugno il parlamento, non la società

Dal blog https://www.globalproject.info/

di Lorenzo Feltrin 5 / 7 / 2024

n poche parole, il Labour ha vinto e i conservatori hanno perso. Il candidato laburista Keir Starmer ha assicurato 412 seggi su 650 per il suo partito (nel momento in cui scrivo, i risultati di due seggi non sono ancora stati dichiarati). I conservatori hanno perso 251 seggi rispetto all’elezione precedente e il loro leader, il Primo ministro uscente Rishi Sunak, si è dimesso. Il centrista Starmer può quindi vantare una performance ben superiore a quella del suo predecessore, Jeremy Corbyn, che aveva guidato la scalata del Labour da parte della sua ala sinistra. Corbyn, infatti, sotto i colpi di un establishment economico e mediatico ricompattatosi contro il suo progetto politico e punito per le sue titubanze sulla Brexit, aveva subito una pesante sconfitta, aggiudicandosi solo 202 seggi.

La Caporetto dei Tories è senz’altro una buona notizia ma, com’è noto, la vittoria di Starmer non offre nulla in termini di cambiamento dello stato di cose esistente. Ci sono inoltre due ordini di fattori che rendono il suo innegabile trionfo più fragile di quanto suggerito a prima vista dalla distribuzione dei seggi: le illusioni ottiche del sistema elettorale maggioritario e le vittorie dei candidati alla sinistra del Labour e alla destra dei Tories.

Il Labour ha vinto queste elezioni col 33,8% del voto popolare. Da questo punto di vista, il livello di consenso non è radicalmente diverso da quello ottenuto da Corbyn nella sconfitta del 2019, 32,1%, nonostante il lampante svantaggio di quest’ultimo in quanto a risorse e appoggio da parte della burocrazia del partito stesso. Di più, nelle elezioni del 2017, il Labour di Corbyn aveva ottenuto il 40% del voto popolare, ben al di sopra del consenso riscosso da Starmer il 4 luglio. La partecipazione al voto è stata del 60%, la più bassa dal 2001. Questo significa che, col 20% dei consensi tra gli aventi diritto di voto (molti dei quali non esprimono un’identità ma un voto tattico), Starmer avrà una maggioranza parlamentare del 63%. Il maggioritario funziona così. Tuttavia, questo significa che alla solidità della maggioranza parlamentare di Starmer non corrisponde un altrettanto solida maggioranza sociale.

La sinistra all’esterno del Labour ha ottenuto uno storico risultato, anche se il maggioritario ha fatto sì che ciò si sia tradotto in un numero irrilevante di seggi. In questo, hanno avuto un forte ruolo le posizioni pro-Israele di Starmer, che era arrivato a dire che Israele ha il diritto di tagliare acqua, cibo, carburante ed elettricità alla popolazione civile di Gaza, salvo poi ritrattare parzialmente. I Verdi, insistendo sul cessate il fuoco e la fine dell’occupazione, hanno ottenuto il 6,8%, triplicando la propria percentuale rispetto al 2019. Ma questo notevole successo si è tradotto in due miseri seggi, a Brighton e Bristol.

Durante il suo periodo alla leadership del Labour, Starmer ha condotto una purga senza precedenti ai danni della sinistra del partito (espellendo nomi eccellenti, tra cui Ken Loach), in un conflitto interno in cui la causa palestinese ha giocato un ruolo chiave. Per questo, in diversi seggi si sono presentati candidati indipendenti, a sinistra rispetto al Labour, con piattaforme in cui lo stop al genocidio figurava in primo piano. Anche se non potevano contare sull’appoggio di una struttura nazionale, quattro di questi candidati hanno vinto: Shockat Adam a Leicester, Adnan Hussain a Blackburn, Iqbal Mohamed a Dewsbury e Ayoub Khan a Birmingham. All’annuncio dei risultati, Shockat Adam ha dichiarato: “This is for Gaza”.

Iconica è stata la vittoria di Jeremy Corbyn a Islington North. Marginalizzato dal Labour con accuse strumentali di antisemitismo a causa delle sue posizioni antisioniste, Corbyn ha vinto come indipendente, con grande smacco di un partito che aveva fatto di tutto per umiliarlo. Confermate anche le poche candidate della sinistra Labour che sono riuscite a sottrarsi alle purghe, come Zarah Sultana a Coventry e Diane Abbott a Londra.

La sinistra avrà così una piattaforma istituzionale per promuovere le proprie posizioni. Ciononostante, con una decina di seggi circa, difficilmente potrà esercitare forti pressioni su Starmer. Tuttavia, questi risultati – per quanto trasfigurati dal sistema elettorale – confermano la resistenza di un’ampia base sociale disponibile a mobilitazioni improntate sulla solidarietà, i diritti sociali e civili e l’antirazzismo.

Il bipolarismo non ha però subito attacchi solo alla propria sinistra. Il partito di estrema destra Reform UK, la nuova creatura della vecchia faccia della politica britannica Nigel Farage, ha ottenuto ben il 14,3% del voto popolare. Gli exit poll iniziali prevedevano 13 seggi per gli uomini di Farage, ma nel corso della notte la cifra si è ridimensionata a 4. In queste elezioni, i Tories hanno pagato 14 anni di aumenti vertiginosi delle disuguaglianze e della povertà, tagli al welfare, sostegni a guerre imperialiste all’estero, crudeltà verso i migranti e inazione rispetto alla crisi climatica. Ma ovviamente non è per questi motivi che Farage ha aumentato i propri consensi. È probabile che una parte importante dell’elettorato conservatore non abbia gradito un candidato non bianco (per quanto disposto a guardare alla propria destra) alla guida del paese e si sia così rivolta a un partito ancora più esplicitamente razzista. Se le tendenze elettorali nel resto dell’occidente sono di una qualche validità indicativa, il rischio che Farage vada ben oltre questo 14,3% non è da sottovalutare.

In conclusione, Starmer ha il parlamento in pugno. Eppure, sotto la crosta formale delle istituzioni, si muove in direzioni contraddittorie una realtà sociale magmatica che sfugge all’egemonia del governo molto più di quanto suggeriscano i titoloni sulla landslide, la valanga di seggi, per il Labour.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.