LA PROPRIETA’ PRIVATA

Ricevo e pubblico da un email dell amico Lorenzo 07/07/2025

Vi siete mai chiesti che mondo sarebbe se non esistesse la proprietà privata?
Se non esistesse il diritto generato dalla proprietà privata, la società civile sarebbe migliore o peggiore?

I rapporti fra le persone sarebbero improntati a rispetto e convivenza migliori? Le
disuguaglianze fra ricchi e poveri esisterebbero comunque?
A queste domande qualche risposta esauriente si potrebbe trovare leggendo l’opera di Rousseau Discorso sull’origine e i fondamenti delle disuguaglianze”. Il filosofo francese studia la storia dell’essere umano, la vita dei primitivi e la costituzione dei primi nuclei di convivenza.

Alle origini la proprietà privata non esisteva e la convivenza degli uomini sembrava regolata da rapporti pacifici.
Con la comparsa delle prime forme di nucleo familiare sono iniziati i primi tentativi di proprietà esclusiva sui terreni, allo scopo di serbare e perpetuare per i membri del nucleo il possesso esclusivo del terreno. Anche con la comparsa delle prime forme di lavorazione del rame, hanno iniziato ad affermarsi forme di proprietà privata degli oggetti.

E con la istituzione della proprietà privata sono sorti i primi forti dissidi, le prime lotte cruente fra persone.
Comunque, tralasciando il pensiero e le conclusioni cui è pervenuto Rousseau, sembra molto interessante ridare l’importanza che merita la questione connessa al diritto di proprietà.
Senza voler affrontare con metodo scientifico la questione, ma limitandoci a ragionare in modo elementare, si arriverà comunque ad evidenziare aspetti interessanti.
Osserviamo due famiglie, una povera ed una ricca, entrambe con genitori ed un figlio unico.
Il figlio della famiglia povera difficilmente potrà compiere gli studi superiori, avrà un lavoro normalmente non ben retribuito. Si formerà una famiglia con sacrifici non possedendo casa di proprietà e condurrà presumibilmente vita modesta.
Il figlio della famiglia ricca potrà accedere ai livelli più alti di istruzione, svolgere attività ben retribuita e col patrimonio ereditato condurre vita agiata. La prole potrà a sua volta vivere nell’agio dei padri e poi ereditare il patrimonio immobiliare familiare.
In sostanza la proprietà immobiliare privata costituisce il fattore che differenzia il futuro dei due figli delle famiglie, una povera ed una ricca, esaminate. Se fosse abolito il diritto di ereditare la proprietà privata, si ridurrebbe sensibilmente il divario economico fra i due figli. Ovvero, i due figli affronterebbero la vita con differenze e problemi meno accentuati.
Osserviamo ora la vita che scorre in paesi agricoli. Possiamo rilevare in queste realtà proprietari terrieri che da tempo detengono la proprietà di migliaia di ettari e nel contempo molte famiglie contadine che lavorano la terra dei suddetti proprietari. Generalmente chi lavora la terra paga una pigione contrattualmente concordata. Anche in queste realtà agricole troviamo la famiglia del proprietario terriero e quelle degli agricoltori.

Nella famiglia del proprietario il patrimonio della terra si trasmette alla prole con tutti i vantaggi relativi. Nelle famiglie degli agricoltori, manca il suddetto
privilegio verso la prole. I figli nati in una famiglia saranno privilegiati nella propria esistenza rispetto a quelli nati nelle famiglie meno ricche: una evidente disuguaglianza sociale
Anche in questo caso è la proprietà privata della terra che genera diseguaglianza fra la prole del ricco e quella degli agricoltori.
Dagli esempi di sopra, sembra evidente che cancellare il diritto alla proprietà di succedere dai genitori ai figli costituirebbe già un buon elemento di perequazione ed eguaglianza sociale.
Anche la quantità di proprietà privata posseduta merita osservazione. La proprietà di un bene immobile, esempio un fabbricato, è cosa ben diversa dalla proprietà di centinaia di fabbricati; nel primo caso essa è finalizzata a soddisfare una necessità primaria (l’abitazione o il locale ove svolgere la propria attività), nel secondo caso essa è funzionale ad una attività volta al profitto.
Nei terreni il possesso di pochi ettari di terra può essere necessario ai fini della sussistenza di una famiglia, mentre il possesso di grandi estensioni di terra configura situazioni di rendita o di attività tesa al profitto.
Il possesso di quantità limitata di proprietà privata sembra legittimo, mentre se eccede tali limiti pone problemi di legittimità.
La realtà del mondo attuale, mostra che pochi super ricchi possiedono da soli il patrimonio posseduto cumulativamente da miliardi di persone. Una aberrazione che va corretta e abolita.
Se ne rendano conto i partiti che si dichiarano di sinistra.
Infine una osservazione. Avete mai notato che nei mille e mille dibattiti in TV e sui social media non si discute mai della proprietà privata? E’ un tabù assoluto. Un argomento intoccabile.
E chi nel passato ha osato affrontare il problema per risolverlo (i partiti comunisti) è stato combattuto ed eliminato. Combattuto dai capitalisti e dalla Chiesa, cioè da chi temeva di perdere i propri privilegi secolari.

N.di Redazione – Il tema, non da oggi, é l base su cui si fonda la struttura portante del capitalismo finanziario. Il mercato regola e la competizione agevola lo sviluppo : questo il mantra del potere stesso steso come un velo assoluto ed accettato dai media e anche dalla cultura ufficiale. Dx e Sx raramente si distinguono e accettano come ineluttabile l esistenza della proprietà privata in genere. Non credo sia la strada chiedere il diritto di non ereditare da padre in figlio, non perché sia sbagliato, ma perché il potere in mano a banche, lobbi, gruppi finanziari e industrie semplicemente non é regolato dallo stato, che in una società multipolare ha nelle istituzioni la rappresentanza e la gestione, che ovvio non mette in discussione quel principio legale, anzi lo incorpora nella costituzione. La sovrappopolazione e l appiattimento del reddito creano distorsioni assurde, poiché nessuno vuole imporre tasse o prelievi forzati semplicemente perché i partiti sono in buona parte al servizio di quel sistema Gianni Gatti

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