“A Torino matrice eversiva”

Parla Piantedosi: “In azione potenziali terroristi”. C’è la stretta: super-Daspo e fermo preventivo

Il titolo della prima pagina della “bujarda “ di oggi.

E questa è solo una delle voci del coro che non aspettavano altro per dare via libera a Piantedosi, Meloci e& Co a forme giuridiche di repressione aumentata.

Il tema è la manifestazione di 50.000 persone a Torino contro la chiusura avvenuta del centro sociale Askatasuna , in cui durante lo svolgimento pacifico alcune frange hanno scelto per tutti la battaglia con la polizia (vetrine rotte cassonetti, bombe carta, petardi, legnate ai poliziotti pescati isolati e via dicendo, per un totale di circa 100 poliziotti feriti), ovvio nel conto, anche quelli che si sono spelati un dito e fanno numero per dare forza a questa tesi di necessità repressiva.

Per quello che vale la mia opinione di persona per la pace, non pacifista ideologico, (personalmente non porgo l’altra guancia, se mi attaccano mi difendo come posso) mi pare ci sia da riflettere, non conosco la tesi di chi si è organizzato appositamente per arrivare a questa battaglia ed ha programmato questi episodi

Ovviamente lo faccio da un punto di vista politico, non preconfezionato e porrei alcune domande:

Cosa ha aggiunto questo comportamento alla manifestazione partecipata la violenza di parte?

Si pensava di vincere contro una forza preponderante e organizzata come i corpi antisommossa?

Quale messaggio viaggia su queste ali verso chi, timoroso si è visto suo malgrado coinvolto o verso chi non ha partecipato proprio perché temeva per la propria sicurezza ( a ragione o a torto chi può biasimare?)

E’ partito il coro delle cornacchie, anche di sinistra contro i potenziali terroristi, quelli che se era al comando Minniti o Guerrini li chiudeva su un isola e buttava la chiave (come in parte fa la Meloni)

Oppure questa violenza forzata era una prova di forza cercata per attrarre sgarrupati senza un progetto politico o aggregazione che correvano a sfogarsi ?

Secondo me non è chiaro il momento generale e globale dell’attacco della finanza mondiale alle condizioni di vita e di lavoro ovunque ed in Italia in particolare, dove i partiti istituzionali li senti solo dopo queste occasioni per buttare benzina sul fuoco e stigmatizzare i violenti, non per spiegare le cause a monte.

Così come titola la Stampa, ma non solo, si aprono “autostrade repressive giuridiche”, si stracciano i diritti dal posto di lavoro alla società e anche fra nazioni verso una destra poliziesca come concezione, che non ha neppure più un anelito sovranista di indipendenza, se mai lo ha avuto.

Piantedosi non poteva chiedere di più, ma per qualcuno quel comportamento era indispensabile.

Come le fughe in avanti per formare attraverso unioni di vertici di gruppi dell 0,…. nuovi partiti che senz’altro trascineranno alla …vittoria finale. La confusione nel movimento regna sovrana

Alla prossima manifestazione molti ci penseranno due volte a partecipare in questo incrudimento repressivo. Oggi se ti mettono dentro anche solo per 10 giorni puoi perdere il posto di lavoro e avrai una marea di problemi a campare con quel curriculum sulle spalle…

Mi pongo e rilancio queste domande banalmente pragmatiche e dubbi, perché non vedo vantaggi nell’accaduto (e non sarà l’ultima volta)

Non lo vedo dal punto di vista: erano 50.000, che è apprezzabile ovvio, ma dal punto di vista qual’era l’obiettivo generale della manifestazione, per quale risultato.

Ritornerà una possibilità dopo questo fatto che risorga un Askatasuna nuovo e diventi un centro sociale frequentato, produttivo e aggregante come lo è stato quello di Borgo Vanchiglia?

Nei Talk show non parlano del PERCHE’ SONO STATI SGOMBERATI QUEI CENTRI, MA DEGLI ASPIRANTI TERRORISTI COME LI DEFINISCE Piantedosi.

Lui fa solo il suo sporco mestiere.

Mille analisi si leggono sui social, raccontano il momento dal punto di vista economico, ambientale, produttivo, di relazioni, ecc. La vita è sempre più complicata per tanti motivi e uno degli aspetti è che NON C’E’ al momento una reale adeguata OPPOSIZIONE politica, mille reti e gruppi territoriali che si muovono senza un raccordo, una forma di aggregazione su un progetto sociale e infine una normale, sentita manifestazione diventa la prova di assalto “al palazzo d’inverno”

Secondo me è una follia. La sicurezza di chi manifesta deve essere garantita almeno da accordi fra gli organizzatori, perché fra un po’ saremo nella condizione come alle elezioni dove il 55 % se ne frega e non vota, ma soprattutto non fa nulla per cambiare la situazione giorno per giorno.

Avere coscienza dei tempi che corrono è fondamentale, come delle forze in campo, della disgregazione anche motivata, delle differenze culturali.

Come pensare che nella situazione attuale dalla Palestina o dall’Ucraina crescano forti opposizioni gestite e capaci di cambiare la storia

Siamo in un momento in cui le motivazioni per protestare e opporsi non mancano certo, ma se non c’è un lavoro di dialogo e aggregazione inclusiva, un elaborazione politica di obiettivi comuni affiancata dall’abitudine di frequentarsi e confrontarsi siamo davvero poca cosa.

Gatti Gianni

02/02/26, Alessandria

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