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4 Giu , 2026|Margherita Furlan
Il sistema Trump tre mesi dopo l’attacco all’Iran: il contatore vola e per la prima volta si vede il denaro del Golfo trasformarsi in una decisione di sicurezza nazionale.
A marzo avevamo disegnato la mappa: il denaro del Golfo, i droni, la cripto, l’intreccio fra gli affari della famiglia presidenziale e le decisioni prese dall’Ufficio Ovale.[1] Quella era l’architettura. Tre mesi dopo possiamo fare qualcosa di diverso e più inquietante: guardare la macchina mentre funziona. Perché nel frattempo il sistema non solo ha continuato a girare, ha accelerato; e una singola operazione, oggi, mostra a occhio nudo il momento preciso in cui il denaro si trasforma in politica estera e in deroga alle norme di sicurezza nazionale.
Settecento milioni in tre mesi
Il Center for American Progress tiene un contatore in tempo reale, «Trump’s Take», che somma il denaro contante e i regali incassati dalla famiglia presidenziale dalla rielezione del novembre 2024. Nel febbraio 2026 segnava poco meno di due miliardi di dollari. Oggi segna 2.665.885.383 dollari, accumulati in 571 giorni.[2] Quasi settecento milioni in più in un trimestre, senza contare nulla di ciò che la famiglia possiede ma non ha ancora venduto.
Il quadro patrimoniale conferma la traiettoria. Al termine del primo mandato il patrimonio di Trump era sceso intorno ai 2,4 miliardi di dollari, sotto la soglia di ingresso nella classifica dei quattrocento americani più ricchi. Oggi Forbes lo stima in quasi il triplo dei 2,4 miliardi di inizio 2024[3], e attribuisce la crescita in modo schiacciante ad attività direttamente collegate all’esercizio del potere politico.
Il grosso del contante arriva dalla cripto: circa 2,15 miliardi complessivi, di cui 1,7 dai token di governance WLFI, 211 milioni dal meme coin $TRUMP, 54 milioni dagli interessi sulle riserve della stablecoin USD1. È il motore di tutto.
Tre numeri, prima di procedere, per rendere la scala percettibile. Duemilaseicentosessantacinque milioni di dollari è più del prodotto interno lordo annuo di una quarantina di Paesi.
È più di quanto il governo italiano spende ogni anno per l’intero comparto dell’istruzione universitaria.
È più del bilancio della NATO per le operazioni di supporto nel 2023.
Non si tratta di ricchezza ordinaria accumulata nel tempo ma di denaro che è entrato in 571 giorni, mentre il suo beneficiario occupava l’ufficio più potente del pianeta.
La transazione che chiude il cerchio
Il fatto nuovo è tuttavia un altro. Pochi giorni prima dell’insediamento, un veicolo di investimento di Abu Dhabi riconducibile allo sceicco Tahnoon bin Zayed Al Nahyan, consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti e fratello del presidente Mohamed bin Zayed, aveva acquistato il 49% di World Liberty Financial per 500 milioni di dollari: 187 milioni finiti a entità della famiglia Trump, 31 alla famiglia di Steve Witkoff, l’uomo che la stessa amministrazione ha poi inviato a trattare con l’Iran.[4]
Fin qui, un conflitto d’interessi grave, ma circoscrivibile all’ambito delle norme sugli emolumenti. Il salto di qualità è ciò che è venuto dopo. Con i dirigenti della società di intelligenza artificiale di Tahnoon – G42, il conglomerato tecnologico emiratino con ramificazioni in tutta l’Asia centrale – entrati nel consiglio di World Liberty Financial, l’amministrazione ha approvato l’esportazione verso gli Emirati di chip avanzati per l’intelligenza artificiale, nonostante le preoccupazioni di sicurezza legate ai rischi di ritrasferimento verso la Cina.[5]
Ecco la sequenza, in chiaro. Un fondo legato al capo dell’intelligence di uno Stato del Golfo versa mezzo miliardo nell’azienda cripto del presidente. I dirigenti di quel fondo entrano nel consiglio dell’azienda. Pochi mesi dopo, quello stesso Stato ottiene una tecnologia strategica che gli era stata fino ad allora negata per ragioni di sicurezza nazionale.
Non è più la mappa di un possibile conflitto d’interessi: è la fotografia di una decisione comprata.
Un ulteriore elemento aggrava il quadro. L’inviato presidenziale nei negoziati con Teheran, Steve Witkoff, è parte della stessa operazione finanziaria: la sua famiglia ha incassato 31 milioni di dollari dalla medesima controparte emiratina con cui l’amministrazione gestisce, in parallelo, la partita iraniana. La compressione tra il ruolo diplomatico e l’interesse finanziario non è implicita: è documentata, simultanea, pubblica.
Chi è Tahnoon, e perché conta
Tahnoon bin Zayed Al Nahyan non è un investitore ordinario. È il consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti, fratello del presidente Mohamed bin Zayed Al Nahyan e, al tempo stesso, presidente del consiglio di amministrazione di G42, la principale società emiratina nel campo dell’intelligenza artificiale. G42 ha accordi operativi con Microsoft, Nvidia e diversi governi della regione; figura nelle discussioni dei servizi d’intelligence occidentali come soggetto da monitorare per i suoi rapporti con attori tecnologici cinesi.
Quando un soggetto con queste caratteristiche compra quasi la metà di un’azienda cripto che porta il nome del presidente degli Stati Uniti, e poi ottiene la tecnologia che voleva, non siamo in presenza di un investimento di portafoglio, ma di qualcosa che assomiglia, nella struttura, a ciò che Susan Strange chiamava «structural power»: la capacità di influenzare non una singola decisione, ma le regole entro cui le decisioni vengono prese.[6]
Per Strange, il potere strutturale è il potere di definire il gioco per tutti gli altri, non solo di vincere una partita. Il sistema che emerge dall’operazione WLFI-Tahnoon funziona esattamente in questi termini: chiunque voglia ottenere una deroga strategica dall’amministrazione americana sa ora quale canale percorrere.
Il prezzo è pubblico. La procedura è visibile. La decisione è acquistabile.
I compratori invisibili
Se una decisione si può comprare, la domanda diventa: chi sta comprando?
Un rapporto di Accountable.US ha documentato che i token di una delle iniziative cripto della famiglia sono stati venduti a entità con apparenti collegamenti a Corea del Nord, Iran e Russia, oltre che alla piattaforma di riciclaggio Tornado Cash.[7] Sono esattamente gli avversari dichiarati che l’amministrazione dichiara di voler contenere.
Il problema strutturale è qui: il canale d’incasso è aperto e, nella misura in cui sfrutta gli strumenti della finanza decentralizzata, è parzialmente opaco.
In un regime di anonimato cripto, le ipotesi più elementari diventano legittime: uno sgravio tariffario, una grazia presidenziale, l’archiviazione di una causa, una modifica regolamentare potrebbero teoricamente passare per l’acquisto della quantità opportuna di token. Non stiamo affermando che questo sia accaduto. Stiamo documentando che la struttura lo rende possibile, e che quest’eventualità non è stata chiusa da alcun presidio normativo.
Accanto alla cripto si è intanto gonfiato un secondo canale, quello delle transazioni legali. Trump ha incassato 90,5 milioni di dollari da YouTube, ABC, Paramount/CBS, Meta e X, denaro destinato a lui, alla biblioteca presidenziale o alla nuova sala da ballo della Casa Bianca.[8] Ogni grande gruppo dei media e della tecnologia che versa denaro alla famiglia del presidente mentre esercita il potere esecutivo su quegli stessi settori apre, di fatto, un canale di dipendenza che non richiede alcun accordo esplicito. Basta la struttura.
Il vuoto normativo e il Congresso assente
La domanda ovvia è: perché non interviene nessuno? La risposta è scomoda, perché rivela qualcosa di più grave del singolo abuso, ma un sistema istituzionale che non era stato progettato per resistere a questo tipo di pressione.
La Foreign Emoluments Clause della Costituzione degli Stati Uniti vieta al presidente di ricevere compensi da governi stranieri senza approvazione del Congresso.[9] Ma la clausola presuppone un Congresso disposto ad agire, un Dipartimento di Giustizia autonomo dalla Casa Bianca e una magistratura disposta a muoversi in tempi compatibili con un mandato presidenziale. Nessuna delle tre condizioni è oggi soddisfatta.
Il Government Ethics Reform Act del 1978, approvato nella stagione post-Watergate, impone ai presidenti di liquidare o blindare in un blind trust certificato tutti gli interessi finanziari suscettibili di generare conflitti.[10] Trump ha rifiutato, in entrambi i mandati, d’istituire un blind trust certificato, delegando la gestione dei beni ai figli. Il Congresso non ha attivato alcuna procedura sanzionatoria. Il quadro normativo non è stato violato nella forma; è stato aggirato nella sostanza, e il sistema non ha prodotto rimedi.
È qui che la categoria gramsciana della «rivoluzione passiva» acquista forza esplicativa. Gramsci intendeva con questa formula la trasformazione degli assetti di potere che avviene non per rottura frontale delle istituzioni, ma attraverso la loro occupazione molecolare, il loro svuotamento progressivo dall’interno.[11] Il sistema Trump non sovverte la Costituzione: la abita, ne usa le forme, e le svuota del contenuto che le aveva rese funzionali. Il risultato è un ordinamento formalmente intatto e sostanzialmente inoperante.
Il pavimento, non il soffitto
Conviene ricordare cosa il contatore non misura. Restano fuori tutti gli interessi già posseduti ma non ancora liquidati: 570 milioni di dollari in token cripto, 240 milioni di quota residua nella società madre della stablecoin USD1, 1,2 miliardi nel valore della Trump Media and Technology Group, la società capofila di Truth Social.[12] Quando questi beni verranno convertiti in contante, si aggiungeranno al totale. La cifra che il contatore mostra oggi non è un tetto: è un pavimento.
Public Citizen ha definito tutto questo la più grande corruzione nella storia presidenziale americana; Will Ragland, del Center for American Progress, ha precisato che non esiste un parallelo storico, che niente vi si avvicina.[13] Il dato è rilevante, perché gli Stati Uniti hanno già avuto presidenti che hanno agito in modo scorretto dal punto di vista finanziario: Harding, Nixon, più recentemente Clinton sulle fondazioni. In nessuno di quei casi, tuttavia, il flusso verso il presidente e la sua famiglia era attivo, pubblico e strutturalmente connesso alle decisioni in corso di esercizio.
Storicamente i presidenti americani hanno monetizzato la propria notorietà dopo aver lasciato l’incarico, e mentre erano in carica si sono liberati di ogni interesse suscettibile di generare un conflitto. Qui è accaduto il contrario: è stato costruito un impero finanziario parallelo il cui valore cresce al ritmo delle decisioni prese dall’Ufficio Ovale. La direzione causale è invertita.
La normalizzazione come tecnica
C’è un meccanismo sottile che merita attenzione, perché è il più difficile da contrastare. Ogni nuova operazione, resa pubblica, produce un ciclo di scandalo, dibattito, stanchezza. Poi la soglia si sposta. Quello che ieri era uno scandalo diventa oggi il paesaggio ordinario, e domani il punto di partenza per misurare ciò che verrà dopo.
Hannah Arendt, riflettendo sul modo in cui il male istituzionale sopravvive e prospera, indicava non nella brutalità esplicita ma nella routine il suo meccanismo di perpetuazione: l’ingiustizia si stabilizza non quando viene imposta con la forza, ma quando viene normalizzata dalla ripetizione.[14] Nel sistema Trump la normalizzazione è accelerata dalla velocità con cui le rivelazioni si succedono: prima che lo scandalo del giorno venga assorbito, un nuovo episodio ne prende il posto, e l’attenzione pubblica scivola senza mai fermarsi abbastanza a lungo da produrre conseguenze.
Giulietto Chiesa, nella sua analisi sistematica della crisi occidentale, aveva individuato nella fusione tra sfera pubblica e interesse privato non un’anomalia del sistema, ma la sua forma matura: il punto d’arrivo di un processo che aveva eroso progressivamente le distinzioni che le democrazie liberali avevano costruito come garanzie.[15] Quello che osserviamo non è un incidente: è una struttura che ha funzionato come previsto, portata alle sue conseguenze logiche.
Cosa cambia per gli alleati
Una nota finale che riguarda chi legge da questa parte dell’Atlantico. Il sistema che abbiamo descritto non è solo un problema americano ma per chiunque abbia relazioni diplomatiche, commerciali o di sicurezza con Washington.
Se le decisioni strategiche statunitensi sono acquistabili, il valore di un’alleanza diventa incerto. L’Italia ospita basi militari USA, depositi di armamenti nucleari, infrastrutture di comunicazione d’interesse per la NATO. Se un governo straniero può modificare la postura americana su un dossier di sicurezza versando la somma opportuna nell’azienda cripto del presidente, il significato delle garanzie di sicurezza che Washington offre ai propri alleati cambia radicalmente.
Carl Schmitt aveva scritto che il sovrano è colui che decide sull’eccezione: chi ha il potere di stabilire quando le regole ordinarie non si applicano.[16] Nel sistema che stiamo documentando, la decisione sull’eccezione non è più monopolio dello Stato: è acquistabile sul mercato. L’eccezione ha un prezzo di listino. E il listino, per ora, è pubblico.
La struttura funziona
In qualunque altra democrazia occidentale una sola di queste connessioni basterebbe a far cadere un governo.
Nell’America del 2026 sono tutte presenti insieme, documentate, pubbliche e nessuna produce conseguenze. Il dato più grave non è la somma: è l’impunità con cui tutto avviene alla luce del sole.
Il passo successivo, se questo sistema non incontra resistenza istituzionale, non è un singolo scandalo più grande: è la stabilizzazione del modello come norma di governo. Questa non si smonta con la denuncia del singolo abuso, ma con un sistema alternativo. Che esiste già ed ha una forma riconoscibile.
È l’ordine multipolare che i BRICS vanno costruendo attorno a principi rovesciati rispetto a quelli che governano l’Ufficio Ovale: la cooperazione anziché l’estrazione, il dialogo dossier per dossier anziché il ricatto, l’equità degli scambi anziché la cattura della decisione da parte del migliore offerente.
Non un campo imperiale contrapposto a un altro, ma la prima cornice internazionale, dalla fine del bipolarismo, in cui torna pensabile una politica estera non a somma zero. Per permettere che il multipolarismo come forma di governo si estenda occorre però assumere la geometria variabile come dottrina[17], trattare il Sud globale come possibilità strutturale e non come avversario, rivendicare la sovranità nazionale sul dato senza delegarla a Bruxelles, a sua volta catturata.
Ciò che a Washington si compra con i token di un meme coin, in un ordine fondato sull’equità degli scambi non sarebbe in vendita.
La differenza tra i due modelli non è geografica: è di principio.
Resta vero che la transizione multipolare non è lineare né garantita, e che il blocco emergente ha le contraddizioni interne, asimmetrie, rischi. Sarebbe ingenuo, e contrario al rigore che ci imponiamo, presentarla come una salvezza automatica.
Ma la fotografia di queste settimane dimostra senza margine di dubbio che il modello che misura il proprio successo al ritmo delle decisioni vendute dall’Ufficio Ovale non è l’unico ordine possibile. È un ordine.
Ne esiste almeno un altro, fondato su premesse opposte, e la scelta tra i due è la posta politica del nostro tempo.
[1]Per la ricostruzione dell’architettura completa (denaro del Golfo, droni, canale cripto, struttura dei token WLFI) si rimanda all’articolo https://antimafiaduemila.com/home/terzo-millennio-news/guerre/azionisti-di-guerra-il-sistema-trump
[2]Center for American Progress, «Trump’s Take», contatore in tempo reale (americanprogress.org/feature/trumps-take). Dato rilevato a giugno 2026: 2.665.885.383 dollari in 571 giorni. Lo strumento esclude immobili, hotel, campi da golf e concessioni di marchio precedenti alla rielezione del novembre 2024.
[3]Forbes, stima patrimoniale aggiornata ad aprile 2026: patrimonio complessivo stimato in 6,3 miliardi di dollari, contro i 2,4 miliardi di inizio 2024.
[4]The Wall Street Journal, 31 gennaio 2026: il veicolo di Abu Dhabi Aryam Investment 1, riconducibile allo sceicco Tahnoon bin Zayed Al Nahyan, acquista il 49% di World Liberty Financial per 500 milioni di dollari; 187 milioni alle entità della famiglia Trump (DT Marks DEFI LLC e DT Marks SC LLC), 31 milioni alla famiglia di Steve Witkoff.
[5]Tahnoon bin Zayed Al Nahyan è consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti e presidente del consiglio di amministrazione di G42, la società di intelligenza artificiale emiratina che ha inserito propri dirigenti nel consiglio di World Liberty Financial dopo l’acquisizione del 49% da parte di Aryam Investment 1. Fonti: The Wall Street Journal, 31 gennaio 2026; Reuters, 14 febbraio 2026.
[6]Susan Strange, States and Markets, Pinter Publishers, Londra, 1988, p. 24: Strange elabora il concetto di «structural power» — la capacità di definire le regole del gioco per tutti gli altri — distinguendola dal relational power, che è il potere di ottenere obbedienza in una singola transazione.
[7]Accountable.US, rapporto settembre 2025
[8]Center for American Progress: transazioni legali per 90,5 milioni di dollari da YouTube, ABC, Paramount/CBS, Meta e X, destinate a Trump, alla biblioteca presidenziale o alla nuova sala da ballo della Casa Bianca.
[9]La norma sugli emolumenti stranieri (Foreign Emoluments Clause, art. I, sez. 9, cl. 8 della Costituzione degli Stati Uniti) vieta al presidente e ai funzionari federali di ricevere doni o compensi da governi stranieri senza approvazione del Congresso. La sua applicazione alla struttura cripto della famiglia Trump è oggetto di contenzioso legale aperto alla data di pubblicazione.
[10]Il Government Ethics Reform Act del 1978 (5 U.S.C. § 13101 e ss.)
[11]Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, Quaderno 13, §18, a cura di Valentino Gerratana, Einaudi, Torino, 1975, vol. III, p. 1584: Gramsci distingue la «guerra di posizione» – il controllo molecolare dei gangli istituzionali – dalla «guerra di movimento» frontale. Il sistema Trump opera precisamente come guerra di posizione: non sovverte le istituzioni, le abita fino a svuotarle.
[12]Forbes, citato dal Center for American Progress: beni non ancora liquidati pari a 570 milioni di dollari in token cripto, 240 milioni di quota residua nella società dietro la stablecoin USD1 e 1,2 miliardi nel valore della Trump Media and Technology Group (Truth Social).
[13]Public Citizen (settembre 2025)
[14]Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Einaudi, Torino, 2004 (ed. or. 1951), p. 623
[15]Giulietto Chiesa, Invece della catastrofe, Piemme, Milano, 2013
[16]Carl Schmitt, Il nomos della terra nel diritto internazionale dello «Jus Publicum Europaeum», Adelphi, Milano, 1991 (ed. or. 1950), p. 59: Schmitt individua nel «nomos» – l’atto originario di appropriazione e distribuzione – il fondamento di ogni ordinamento giuridico. Quando il titolare del potere sovrano coincide con il principale beneficiario privato delle decisioni sovrane, la distinzione tra nomos e interesse personale svanisce.
[17] Margherita Furlan, Quando l’algoritmo si fa sovrano. Dieci punti per un’alternativa italiana al manifesto Palantir, https://www.lafionda.org/2026/05/04/quando-lalgoritmo-si-fa-sovrano-dieci-punti-per-unalternativa-italiana-al-manifesto-di-palantir/ Di: Margherita Furlan