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05 Giugno 2026 Remocontro
‘Der Wahrheitskomplex (Il complesso della verità), il libro-denuncia del giornalista economico tedesco Norbert Häring noto per le sue posizioni critiche sulle politiche monetarie e per l’appartenenza al partito di Sahra Wagenknecht. Nel suo nuovo saggio Häring rilancia la tesi dell’esistenza da oltre un decennio di ‘un network di istituzioni europee, apparati militari e organizzazioni pseudo-indipendenti che starebbero attuando una sofisticata operazione di controllo dell’opinione pubblica.
Der Wahrheitskomplex’
Come racconta Häring ad Achgut, ripreso dalla Berliner Zeitung, ‘Il complesso della verità’ non è frutto del caso né di iniziative spontanee. «Il punto di partenza è il 2014 – spiega –, l’anno del conflitto in Ucraina e dell’annessione della Crimea. È lì che il conflitto propagandistico con Mosca è diventato rovente», avverte InsideOver. Da allora, -l’accusa-, «una galassia di attori – dalle ONG ai fact-checker finanziati dall’Ue, fino a think tank come l’Atlantic Council – avrebbe lavorato in modo coordinato per stabilire una sola “verità” ammissibile, bollando ogni voce critica come “disinformazione russa”». Ed ecco che il fronte prevede anti e pro ‘putiniani’, ignorando i molti onesti professionisti impegnati a districarsi tra le solite perverse bugie che sono parte delle guerre.
In Ministero europeo dell’inganno
L’esempio più clamoroso, secondo Häring, è il programma europeo Edmo (European Digital Media Observatory). «Edmo è guidato da un altissimo funzionario della Commissione Ue ed è finanziato con fondi europei e da un fondo Google imposto dalla stessa Ue al colosso tecnologico. Si tratterebbe di un vero e proprio ministero della verità». Verità quale? Ancora più inquietante, per Häring, è l’intreccio con le strutture militari. L’Atlantic Council – definito «braccio politico della Nato» – è una sorta di camera di compensazione dove ex alti ufficiali, ex direttori della Cia e consiglieri per la sicurezza nazionale dettano le linee guida che poi la Commissione Ue traduce in atti. Già la loro presenza rende sospetta ogni loro dì successiva analisi
«In una loro pubblicazione – rivela Häring – scrivono senza troppi giri di parole che la verità e i fatti sono due cose diverse, e che per i potenti è sempre contato avere il controllo sulla verità».
‘Shadow banning’, reazioni e critiche
Tra i bersagli principali del libro c’è il ‘Digital Services Act (Dsa)’, che Häring definisce una legge votata per censurare i contenuti non illegali ma semplicemente «dannosi». «Il cosiddetto shadow banning – la riduzione occulta della visibilità di certi contenuti – è incompatibile con lo Stato di diritto. Insomma, insabbiare, coprire, sommergere. Se un’opinione è illegale, la si blocca, ed è giusto. MA altrimenti è protetta dalla libertà di espressione». L’autore cita il caso delle teorie sull’origine di laboratorio del Covid, etichettate per lungo tempo come «false» e successivamente rivalutate, ma di fattoi ancora incerte.
Questione ‘fact-cheching’
‘Il fact-checking’ è l’attività di verifica e controllo della veridicità di notizie, dati e affermazioni pubbliche. Scopo principale è combattere la disinformazione, fornendo al pubblico un’informazione accurata e basata su prove concrete. Metodi e Strumenti: per verificare un’informazione in modo efficace, i professionisti e gli appassionati seguono solitamente un processo strutturato. Risalire alla fonte primaria: rintracciare l’articolo originale, il documento ufficiale o la dichiarazione per valutarla nel suo contesto originario. Verificare le immagini e i video: utilizzare strumenti di ricerca inversa per immagini per capire quando e dove sono stati scattati per la prima volta. Consultare piattaforme specializzate: affidarsi a siti accreditati per scoprire se una notizia è già stata smentita.
Le tesi di Häring e reazioni contrarie
Fonti vicine alla commissione hanno sostenuto che Edmo è trasparente e che i fact-checking sono «uno strumento di difesa dalla disinformazione», non un’imposizione di verità ufficiale. Anche alcuni colleghi giornalisti hanno espresso scetticismo sulle affermazioni del tedesco. Ma il libro coglie un nervo scoperto: la crescente opacità dei finanziamenti alle agenzie di stampa (dpa, AFP, APA) e la loro partecipazione a reti di ‘fact-checking’ pagate dall’Ue. Lo stesso Häring ammette che tracciare i flussi di denaro è «un’impresa» e che la mancanza di trasparenza «alimenta il sospetto». Intanto, Der Wahrheitskomplex scalda le librerie tedesche e promette di accendere il dibattito anche in Italia.