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11 Giugno 2026 Valeria Casolaro
Su quasi 6mila spedizioni israeliane di agrumi, datteri e altri prodotti agricoli esportati in Europa negli ultimi 8 anni, circa un migliaio (il 17,2%) proveniva dagli insediamenti illegali in Cisgiordania. La percentuale sale al 19,2% se si considera specificatamente l’Unione Europea.
A rivelarlo è l’inchiesta realizzata dall’organizzazione Global Echo che parla, alla luce della tendenza a occultare l’origine dei prodotti, di fenomeno sottostimato. Le spedizioni provenienti dai territori occupati sarebbero cioè maggiori di quelle dichiarate, dando vita a un mercato da diversi milioni di euro.
Nel complesso, Global Echo ha analizzato oltre 30 mila documenti di esportazione israeliana. Secondo quanto riscontrato nel rapporto, i prodotti agricoli realizzati negli insediamenti illegali vengono importati nell’UE attraverso una serie di passaggi che violano le politiche e gli accordi commerciali dell’Unione – dalla dichiarazione di idoneità al trattamento fiscale preferenziale per beni provenienti dagli insediamenti che non ne hanno diritto fino alla presentazione di certificazioni biologiche e fitosanitarie non valide.
Non si tratta, spiega Global Echo, di casi isolati, ma di un vero e proprio modello finalizzato a violare le regole comunitarie.
Grazie all’Accordo di associazione UE-Israele, le merci importate da quest’ultimo sono oggetto di trattamento tariffario preferenziale. Un beneficio del quale ha goduto il 17% circa delle oltre duemila fatture analizzate, relative a spedizioni di prodotti agricoli verso l’UE, le quali dichiaravano origine israeliana per merci provenienti dalle colonie illegali.
Nei casi in cui tali benefici vengano negati, il governo israeliano rimborsa comunque gli esportatori, annullando di fatto gli effetti dei dazi sui prodotti. Dal 2005 al 2024, l’esborso di Tel Aviv è pari ad almeno 63 milioni di euro.
Quanto rilevato dal rapporto mostra come i prodotti delle colonie che entrano nei mercati dell’Unione non sono qualcosa «nè di marginale nè di eccezionale», quanto piuttosto «una componente sostanziale e ricorrente del commercio agricolo tra Israele ed Europa».
In questo modo, sottolinea Global Echo, l’Unione Europea «continua a sostenere finanziariamente il sistema d’impresa degli insediamenti israeliani, la spina dorsale dell’occupazione dei Territori Palestinesi e del Golan siriano».
Come sottolinea il gruppo, infatti, l’UE è il principale partner commerciale e investitore straniero di Israele, dal momento che ogni anno circa il 28% di tutte le esportazioni israeliane è destinato all’Unione. Un dato significativo, alla luce dell’accelerazione della colonizzazione della Cisgiordania da parte di Israele alla quale si assiste a partire dal 2023.

Valeria Casolaro
Classe 1991, prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Collabora con L’Indipendente dal 2021, occupandosi di diritti, migrazioni e movimenti sociali.