Linke, un passo avanti

Dal blog https://jacobinitalia.it

Jörg Wimalasena 26 Giugno 2026

Il partito della sinistra tedesca va a congresso, elegge i nuovi leader e rilancia su diritti del lavoro e politiche sociali

li sforzi della dirigenza di Die Linke per presentarsi come un partito dei lavoratori sono stati evidenti. Al congresso di Potsdam, il nuovo co-presidente, Luigi Pantisano, ha utilizzato le parole «lavoratori/lavoro» almeno una dozzina di volte nel suo discorso di sette minuti. «Voglio spalancare i cancelli delle fabbriche alla Sinistra», ha gridato ai delegati.

La presidente del partito, Ines Schwerdtner, dopo il suo discorso di apertura di venerdì, non ha nemmeno aspettato gli applausi, ma ha immediatamente portato sul palco tre membri del consiglio di fabbrica di Zalando, tutti a rischio di disoccupazione a causa della chiusura di uno stabilimento. Il messaggio: siamo qui per la classe operaia.

Ciò include – almeno per i due leader di partito – un tetto salariale per i membri del Bundestag e del Parlamento europeo. Per mesi, i membri del gruppo parlamentare del Bundestag si erano opposti alla limitazione delle loro indennità, ma alla fine si è raggiunto un compromesso durante il congresso. I

l nuovo tetto salariale si basa sul contratto collettivo per il settore pubblico. In futuro, i funzionari eletti manterranno 5.300 euro (poco meno di 3.300 euro netti per chi ha un’aliquota fiscale di primo grado), con una parte consistente delle indennità destinata ai fondi sociali. Questi pagamenti sono superiori ai 2.850 euro netti che Schwerdtner e van Aken avevano fissato al momento del loro insediamento.

In caso di difficoltà economiche, saranno previste delle eccezioni, e ci saranno anche indennità maggiorate per i figli o i parenti a carico che necessitano di assistenza. Il fatto che quasi due terzi dei delegati abbiano votato a favore del nuovo regolamento può essere visto come una vittoria della dirigenza del partito sul gruppo parlamentare. I sondaggi mostrano che il tetto salariale è estremamente popolare tra l’opinione pubblica, soprattutto tra i sostenitori del partito populista di destra AfD.

Tuttavia, come dimostra il congresso del partito, l’attenzione alle politiche economiche e sociali non sembra riscuotere il favore di tutti gli iscritti. Un giovane delegato ha dichiarato a Jacobin di essere principalmente motivato dall’antifascismo e che l’impegno civico contro l’AfD riveste per lui un’importanza particolare. Ha aggiunto che l’economia certamente gioca un ruolo, ma che non ne sa nulla.

Rosso-rosso-verde?

Anche la posizione della Linke nei confronti degli altri partiti è interessante. La capogruppo parlamentare Heidi Reichinnek aveva già adottato un approccio conciliante verso i Verdi e l’Spd prima del congresso di partito, definendo entrambi i partiti «partner di coalizione»: una formulazione sorprendente, considerando che la Linke è nata principalmente come reazione ai tagli sociali radicali dell’Agenda 2010 [a opera dell’allora cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder, ndt].

I cartelli esposti da molti delegati al congresso recitavano «Stop Merz», nonostante l’Spd stia partecipando, in modo strumentale e non del tutto involontario, al più grande smantellamento del sistema di welfare sociale dai tempi dell’Agenda 2010.

Nei loro discorsi, Schwerdtner e Reichinnek hanno attaccato principalmente il cancelliere Friedrich Merz e il ministro dell’Economia Katherina Reiche. A quanto pare non vogliono alienarsi completamente i partiti di centrosinistra nel Bundestag. Anche se, almeno Pantisano ha esclamato nel suo intervento: «E anche l’Spd sta al gioco di tutte queste sciocchezze». 

Il nuovo presidente ha commesso una gaffe con le sue dichiarazioni contraddittorie sulla Cdu, che ha accusato di perseguire «politiche parzialmente fasciste». D’altro canto, Pantisano, come Schwerdtner, si è detto aperto alla cooperazione in Sassonia-Anhalt per impedire la formazione di un governo AfD dopo le elezioni regionali di settembre.

Queste uscite hanno alienato sia gli oppositori radicali della Cdu sia i pragmatisti dell’est, che certamente avrebbero potuto immaginare una più stretta collaborazione con quel partito.

Di conseguenza, Pantisano è stato punito dal congresso. Solo il 53,3% dei delegati – una maggioranza risicatissima – gli ha dato il proprio voto. In seguito ha persino rilasciato delle scuse tramite comunicato stampa: «La mia affermazione secondo cui attualmente non c’è differenza tra le politiche della Cdu e dell’AfD è stata una semplificazione eccessiva e, in quella forma, scorretta». Non esattamente un’immagine di compostezza.

Medio oriente non sovrano

Anche la gestione della questione mediorientale da parte del partito è stata caratterizzata da una mancanza di equilibrio. Molti giovani delegati hanno indossato la kefiah per esprimere la loro solidarietà con la Palestina. La scorsa settimana, la televisione bavarese ha riportato conversazioni e discussioni interne all’organizzazione giovanile affiliata al partito, Linksjugend Solid, in cui, tra le altre cose, è stata usata la frase «Israele deve morire».

Heidi Reichinnek, tra gli altri, aveva chiesto conseguenze e parlato di «condizioni inaccettabili». Non tutti nel partito hanno ritenuto questo approccio appropriato. Henrik Müller, delegato della Renania Settentrionale-Vestfalia, ha affermato nel suo intervento di essere stato anch’egli infastidito dalle dichiarazioni, ma che «questo non è un motivo per assecondare ogni richiesta della televisione bavarese».

Venerdì sera, i delegati hanno concordato una dichiarazione sul Medio Oriente che riconosce il termine genocidio per la brutale guerra di Israele a Gaza, pur riconoscendo al contempo il diritto di Israele (e della Palestina) all’esistenza.

Questa posizione rappresenta un approccio decisamente più moderato da parte della Linke rispetto a molti movimenti di sinistra internazionali che attaccano il movimento sionista nel suo complesso.

Ma i dibattiti di politica estera e un antifascismo risoluto non bastano a fare un partito di classe.

E, viste le promesse di «aprire le porte delle fabbriche» alla sinistra, i recenti risultati elettorali lasciano spazio a miglioramenti. Mentre alle elezioni federali il partito ha ottenuto risultati superiori alla media tra i disoccupati, non ha raggiunto lo stesso risultato tra operai e impiegati. La situazione è stata simile alle elezioni regionali del Baden-Württemberg. In Renania-Palatinato, invece, ha registrato risultati superiori alla media in entrambi i gruppi, pur non riuscendo in entrambi gli Stati a entrare nel parlamento regionale. L’AfD domina tra operai e impiegati.

Una cosa è certa: se Die Linke vuole continuare a crescere, deve rivolgersi in modo ancora più costante agli operai, sia nel reclutamento di nuovi iscritti che nelle campagne elettorali. Con il tetto salariale e le affermazioni al congresso di partito, ha quantomeno stabilito le giuste priorità.

*Jörg Wimalasena lavora come giornalista freelance a Berlino. Questo articolo è stato pubblicato su Jacobin Germania. La traduzione è a cura della redazione.

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