I «mercenari poveri» della guerra in Ucraina

Dal blog https://www.remocontro.it/

02 Luglio 2026 Massimo Nava

La guerra russo-ucraina è la più lunga dal secondo conflitto mondiale (a parte quelle jugoslave). E si prolunga grazie all’evoluzione dei mezzi tecnologici, all’impegno di enormi risorse economiche, alla paralisi della diplomazia e anche grazie alla disponibilità internazionale di «carne da cannone». Da sempre i conflitti richiamano volontari e mercenari, questi ultimi a volte definiti più elegantemente «contractor». L’Ucraina ne ha ricevuti a centinaia, soprattutto dall’Europa e qualche italiano ci ha lasciato la pelle. La Russia ha potuto contare su carcerati liberati, su professionisti della guerra arruolati nella famigerata brigata Wagner, sui battaglioni mandati a morire dall’alleato nord coreano.

«Mercenari poveri»

L’ultima ondata di combattenti ha risvolti incredibili: si tratta di giovani africani, alcuni volontari, molti persino ignari di che cosa andavano a fare, altri «arruolati» come lavoratori per supportare l’industria bellica, persino donne per il montaggio dei droni.

Si tratta, in buona sostanza, di «mercenari poveri» come hanno raccontato alcuni media africani.
Il senegalese «Enquête» è riuscito a contattarne alcuni, fatti prigionieri dall’Ucraina, per comprenderne le motivazioni: bisogno economico, false promesse e in qualche caso una generica opposizione all’Occidente.

Un certo Malick, probabilmente per ottenere un migliore trattamento, ha detto: «Sono un prigioniero di guerra, chiedo che i miei diritti vengano rispettati. Bisogna smetterla di trattarci come mercenari».
Come migliaia di africani, asiatici e cittadini latinoamericani, Malick era partito per la Russia per studiare giurisprudenza. Poi si è arruolato. «In un certo senso, ho tradito il Senegal. Perché mi ha concesso la borsa di studio per la Russia».

Attrattiva Russia

Si tratta di sapere se Malick, come altri, abbia subito pressioni o ricevuto denaro per questa scelta. Di certo, non un caso isolato. Secondo l’Ong ucraina Truth Hounds, molti prigionieri sperano di tornare in Russia attirati da promesse di stipendi e passaporti anche per la famiglia. Ma c’è anche il caso di qualcuno rimandato immediatamente al fronte.

E di molti che il passaporto e lo stipendio non lo vedranno mai perché caduti in battaglia. Malick aveva firmato un contratto di sei mesi (circa ottomila euro) ma da un anno è chiuso in una prigione in una città ucraina.
La Russia recluta studenti, migranti stranieri e fa campagne sui social network. Se i dati sono attendibili, su un totale di 28.394 stranieri censiti, 2.982 sono africani. Più di 5.100 sono stati uccisi, di cui 486 africani.

Queste cifre si riferiscono a persone identificate, ma quelle reali potrebbero essere più elevate. L’Ong Truth Hounds riporta il caso di uno studente marocchino partito per studiare medicina. Arrestato per motivi puramente amministrativi, è stato costretto a scegliere tra il carcere e l’arruolamento retribuito nell’esercito. Moses Muyela e Josephine Ngoya, hanno raccontato del loro figlio Erastus, morto in combattimento.

L’Africa prigioniera di guerra

Mentre molti giovani prigionieri sperano di tornare in Russia per un motivo o per l’altro, la Russia non sembra affatto avere fretta di riprenderli. Dall’inizio della guerra, ci sono stati 19.000 scambi di prigionieri, ma nessun prigioniero africano sarebbe stato scambiato. Kenya, Egitto, Camerun e Ghana figurerebbero tra i Paesi più rappresentati nell’esercito russo con rispettivamente 772, 420, 387 e 337 combattenti.

Ma si tratta di dati non facilmente verificabili.
Il Kenya ha avviato un’iniziativa politica per interrompere il reclutamento di propri cittadini. Secondo i servizi di intelligence del Paese, ci sarebbero almeno 1.000 cittadini kenioti nelle file dell’esercito russo. Per quanto riguarda la subregione dell’Africa occidentale, oltre al Ghana, si registrano 215 combattenti per la Nigeria, circa 73 per il Mali, 60 per il Gambia, 27 per il Niger, 19 per il Senegal.
Il giornale senegalese ha cercato anche notizie di prigionieri di guerra africani finiti nelle carceri russe per avere preso parte al conflitto dalla parte dell’Ucraina. È noto che anche l’Ucraina ricorra a «volontari».

Esiste infatti una piattaforma nota come Legione internazionale per la difesa dell’Ucraina.
Nei casi di africani, si tratta spesso di giovani alla ricerca di condizioni di vita migliori. A volte l’alternativa è il viaggio della speranza sui barconi. Fonti ucraine accusano: «Il nostro metodo non è paragonabile ai sistemi che usa la Russia, che inganna persone innocenti facendogli credere che si tratti di attività civili, e che fa loro firmare contratti che non capiscono».


Inoltre, da parte russa, è in corso la riorganizzazione della brigata Wagner, ribattezzata African Corps, ma sempre con la funzione di braccio armato di Mosca per la difesa e l’espansione dei propri interessi in Africa, in qualche caso a sostegno di regimi e a protezione di miniere di oro e diamanti.

Il ‘business della disperazione’

«Il business della disperazione» è il tema del collettivo investigativo All Eyes On Wagner che ha analizzato le reti di reclutamento dei combattenti africani. AEOW ha stilato due elenchi distinti. Il primo riguarda 1.417 cittadini provenienti da 35 paesi africani, con nome completo, data di nascita, matricola militare, data di firma del contratto militare in Russia e cittadinanza.

Si tratta di una cifra minima, precisa l’inchiesta, relativa al numero di africani partiti per combattere dal 2023. Tra questi, un contingente consistente proveniente dall’Egitto (361 uomini), dal Camerun (335 uomini) e dal Ghana (234 uomini).
Il secondo elenca 316 caduti in combattimento. Anche in questo caso, l’elenco riporta in dettaglio il nome, la data di nascita, il numero di matricola militare, la data di firma del contratto, la data di decesso registrata, il numero di mesi di servizio prima del decesso, la cittadinanza e l’unità di appartenenza nell’esercito russo.

Tra questi deceduti, 94 cittadini camerunesi, 55 cittadini ghanesi e 52 provenienti dall’Egitto.

Arruolatori, arruolati e guerre africane

L’indagine ha individuato diverse modalità operative di reclutamento: ricorso ad agenzie di viaggio, coinvolgimento di sostenitori locali della Russia, cooptazione da parte di ex reclute diventate a loro volta reclutatori.

Il collettivo investigativo documenta inoltre casi di reclutamento forzato tra i migranti clandestini intercettati in Russia.
Per quanto riguarda il Kenya, la Bbc Africa riferisce che le autorità del Paese hanno definito le reti messe in piedi da Mosca una pratica «inaccettabile e clandestina». Le autorità hanno chiuso oltre 600 agenzie di reclutamento sospettate di truffare i kenioti promettendo loro posti di lavoro in Russia.
In Sudafrica, Paese che mantiene buoni rapporti con la Russia, Times Live riferisce che le autorità hanno ottenuto il ritorno «immediato» dei sudafricani che partecipano alla guerra in Ucraina.

Il sito News24 ha rivelato un retroscena che coinvolgerebbe l’ex presidente Jacob Zuma. Una delle sue figlie, la deputata Duduzile Zuma-Sambudla, è accusata di aver orchestrato l’arruolamento forzato di almeno diciassette uomini come mercenari al servizio della Russia. In un comunicato, la figlia maggiore di Jacob Zuma formalizza le accuse di tratta di esseri umani nei confronti della sorellastra Duduzile Zuma-Sambudla.

E assicura che tra le persone reclutate, otto sono membri della sua famiglia.
Secondo diversi media in contatto con le loro famiglie, i giovani sarebbero stati inviati in Russia con il pretesto di seguire un addestramento militare per diventare guardie del corpo nelle file del partito Umkhonto we Sizwe (MK). La formazione, vicina a Mosca, è stata creata nel 2023 su iniziativa dell’ex presidente perseguito per corruzione, poco prima della sua espulsione dal Congresso Nazionale Africano (ANC).

All’inizio di novembre, il governo sudafricano aveva annunciato di aver ricevuto richieste di aiuto da diciassette uomini che affermavano di essere bloccati sul fronte ucraino dopo essere stati ingannati, senza specificare per quale fazione stessero combattendo le reclute. Un articolo del Sunday Times si interroga sul merito della vicenda, facendo riferimento alle rivolte che avevano causato oltre 350 morti in Sudafrica dopo l’arresto di Jacob Zuma. «Perché l’opposizione ufficiale della nostra democrazia costituzionale, guidata da un uomo in nome del quale è stata organizzata l’insurrezione del 2021, invia militanti fedeli in un’autocrazia antidemocratica per addestrarli a uccidere persone?»

Tags:BalcaniEuropa

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