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Marco Orioles 28/08/26
L’esercito americano ha annunciato che assegnerà fino a 2,2 miliardi a cinque aziende per la costruzione di una nuova generazione di reattori nucleari miniaturizzati da installare presso basi militari in tutto il Paese.
L’Esercito americano ha deciso di accelerare sullo sviluppo di una nuova generazione di reattori nucleari di piccole dimensioni. Mercoledì ha annunciato l’assegnazione di contratti fino a 2,2 miliardi di dollari a cinque aziende, con l’obiettivo di installare microreattori in altrettante basi militari sparse per il Paese.
La mossa rientra nel più ampio sforzo dell’amministrazione Trump per rilanciare il nucleare dopo oltre trent’anni di stasi, semplificando le regole e puntando su tecnologie di nuova generazione più snelle e trasportabili.
L’ esigenza è quella di fornire energia affidabile alle installazioni remote, riducendo la dipendenza dalle reti elettriche commerciali e dai rifornimenti di combustibili fossili.
Il primo reattore dovrebbe entrare in funzione entro l’autunno del 2028, ma il percorso non è privo di incognite, tra le quali si segnalano i costi elevati, la gestione dei rifiuti e lo sviluppo su larga scala di tecnologie ancora non collaudate.
Il programma Janus
Il piano si chiama Janus Program, dal nome del dio romano delle transizioni. Come riporta Army.mil, l’Esercito, in collaborazione con la Defense Innovation Unit, assegnerà fino a 2,2 miliardi di dollari complessivi tra il 2027 e il 2031.
I fondi arriveranno solo al raggiungimento di specifici obiettivi tecnici, secondo un modello a tappe che richiama le iniziative della Nasa per il volo spaziale privato. Le aziende dovranno mettere sul tavolo anche capitali propri e l’obiettivo è arrivare a più di venti microreattori operativi nelle installazioni del Dipartimento della Guerra.
Jeff Waksman, viceassistente principale del segretario dell’Esercito per installazioni, energia e ambiente, ha spiegato al New York Times che si tratta della “punta di lancia” non solo per i microreattori, ma per tutti i reattori avanzati negli Stati Uniti. “Ci sono tante aziende che sono nate di recente, ma dobbiamo aiutarle a superare l’ostacolo”, ha detto Waksman.
Come riporta Fox Business, Il segretario dell’Esercito Dan Driscoll ha sottolineato che l’obiettivo è “consegnare energia di base sicura e affidabile direttamente alle nostre installazioni” e costruire la resilienza necessaria per proiettare la potenza di combattimento senza affidarsi a reti esterne potenzialmente vulnerabili.
Le aziende selezionate e le basi coinvolte
Secondo l’elenco fornito da Deutsche Welle i contratti sono stati assegnati ad Antares Nuclear per Fort Bragg, nella Carolina del Nord; a BWX Technologies per Fort Campbell, nel Kentucky; a General Atomics per Fort Hood, in Texas; a Radiant Industries per Fort Benning, in Georgia; a Westinghouse per Fort Drum, nello Stato di New York.
L’Esercito ha valutato le sedi per circa un anno, tenendo conto di esigenze energetiche, rischi sismici, idrologici e, soprattutto, di sicurezza. Altre basi, anche di altri servizi, dovrebbero essere annunciate in seguito.
Il leader della minoranza al Senato, Chuck Schumer, aveva chiesto di includere anche Fort Drum, sottolineando le missioni critiche che la base svolge e la sua necessità di una generazione di energia sicura.
Mike Starrett, direttore commerciale di Radiant, ha dichiarato che operare prima nelle basi militari permetterà di accumulare un track record di affidabilità utile per i clienti commerciali come i data center.
Caratteristiche e vantaggi dei microreattori
I microreattori sono pensati per essere prodotti in serie in fabbrica e trasportati su camion o aereo. La potenza può arrivare fino a 20 megawatt, sufficienti per migliaia di abitazioni, contro le 800 o più dei grandi reattori tradizionali.
L’Esercito è particolarmente interessato a installazioni remote, come quelle in Alaska o sulle isole del Pacifico, dove i combustibili fossili arrivano a costi elevati. Waksman ha spiegato all’Associated Press che in caso di conflitto potrebbe diventare difficile spostare gasolio e il nucleare diventa “un game changer”.
I reattori saranno di proprietà e gestiti dalle aziende stesse. Non servirà l’approvazione della Nuclear Regulatory Commission, perché si tratta di progetti a uso militare: li regolerà direttamente l’Esercito. L’obiettivo è però quello di allineare gli standard di sicurezza con quelli civili, così che in futuro le stesse tecnologie possano ottenere più facilmente le licenze commerciali.
Il Pentagono ha storicamente giocato un ruolo centrale nello sviluppo del nucleare: il primo impianto a fornire elettricità alla rete commerciale americana entrò in funzione proprio a Fort Belvoir, in Virginia, nel 1957.
Critiche e questioni aperte
Non mancano le perplessità. Critici come Alan J. Kuperman, dell’Università del Texas, parlano di “sussidio nascosto” finanziato con le casse del Pentagono a favore di tecnologie ancora in fase sperimentale e poco convenienti.
I microreattori, riconoscono gli stessi ufficiali, produrranno elettricità più cara rispetto ai grandi impianti tradizionali, perché mancano delle economie di scala. Waksman ha ammesso che nessuno pensa possano competere sui costi, ma il programma Janus serve proprio a capire come abbassarli nel tempo.
C’è poi la questione del combustibile e dei rifiuti. Per una prima ondata di una ventina di reattori l’Esercito dovrebbe riuscire a procurarsi abbastanza uranio a basso arricchimento, ma oltre quella soglia serviranno nuove filiere nazionali, su cui il Dipartimento dell’Energia sta già investendo miliardi.
Sui rifiuti radioattivi, le aziende saranno obbligate a rimuovere i materiali dalle basi entro due anni dalla fine dell’operatività. L’Esercito sta lavorando a un accordo con il Dipartimento dell’Energia per evitare stoccaggi a lungo termine nelle installazioni, anche se una soluzione permanente per le scorie nucleari negli Stati Uniti ancora non esiste.
Il contesto politico
Il nucleare in America continua a godere di un sostegno bipartisan perché produce elettricità costante senza rilasciare emissioni di gas serra.
L’amministrazione Trump ha firmato ordini esecutivi per accelerare lo sviluppo di queste tecnologie e l’Esercito è stato incaricato di far entrare in funzione il primo reattore regolamentato dalle stesse forze armate entro il 30 settembre 2028.
Le aziende selezionate si dicono pronte. BWXT parla del percorso “più credibile e affidabile” verso il nucleare dispiegabile, General Atomics sottolinea i suoi settant’anni di esperienza e Radiant parla di un segnale di fiducia nella capacità di produrre e gestire in sicurezza questi impianti.
L’Esercito, dal canto suo, ha scelto cinque percorsi diversi proprio perché sa che qualcuno potrebbe fallire. “Sappiamo che sarà molto difficile e che c’è una possibilità concreta che una o più di queste aziende non ce la faccia”, ha detto Waksman. “Per questo vogliamo mantenere sempre la concorrenza”, ha concluso.