Ci porteremo la “schiscetta” all’ospedale?

Oggi scoppia la notizia (prevedibile) del tentativo da parte del governo di tagliare somme nella sanità dedicate a chi è ricoverato o disabile per il sostentamento dei pasti e altro, come documentato nella immediata risposta di Medicina Democratica vedi https://parolelibere.blog/2026/09/02/ancora-tagli-alle-cure-delle-persone-anziane-malate-e-non-autosufficienti/

Il punto non è se riusciranno a far passare una schifezza antipopolare così, ma ci stanno provando a cercare il risparmio costante dentro la spesa sociale e poiché la spesa sanitaria è circa il 75% del totale ovvio che l’attenzione va lì.

Non colpirà chi è in una clinica privata e se la gode potendo pagare, ma nelle Aziende Sanitarie regionali, quindi indirizzate all’80% della popolazione. Come intendano procedere concretamente per mantenere in vita chi è ricoverato per quel tempo ( che si sa in reparto come l’ospite dopo tre giorni puzzi e…) è tutto da capire

Siamo alle strette e di fronte ad un bilancio concreto nazionale hanno due problemi : 1) controllando indebitamento stratosferico( circa 2.300 miliardi), senza tagliare opere inutili e costose o spese in armi, sistemi militari e missioni Nato, mantenere aiuti alle imprese favorendo le nuove tecnologie(date center e I.A.) .

2) gli unici tagli li possono fare nel sociale, limitando fondi dati dallo stato ai comuni, compreso tutto il welfare o terzo polo che ormai appoggia molto solo su volontariato nella conduzione di routine ( dai contributi ad associazioni, ai VVFF, alla Protezione civile e persino alla stessa polizia). Può essere che daranno l’appalto a megaziende per il mantenimento della fornitura della cucina e servizio ai malati e noi singoli dovremo contribuire materialmente, anche contenti che ancora ci sia un SSN.

Questo anche per la precisa volontà di mantenere grandi imprese che succhiano contributi dallo stato, ma hanno sede in paradisi fiscali. Inoltre per certe situazioni la stessa Italia è diventata un affare fiscale per chi vuole investire per l’aliquota resa più bassa possibile di tasse, con l’idea di attrarre capitali di fondi e finanza globale. Il presupposto poi che a fronte di una evasione fiscale stimata (non provocata certo dal dipendente o dal pensionato) in circa 100 miliardi/anno di evasione fiscale stimata nulla viene fatto per recuperare risorse, se non piccoli condoni insignificanti in vicinanza di elezioni ( a cui aggiungere la stima di affari della criminalità organizzata non perseguiti) stimata in circa 120 miliardi/anno.

Basta dare un occhiata a questo sito https://www.parlamento.it/leg/ldl_new/v3/sldlelencodlconvers.htm dove ci sono le trascrizioni testuali dei vari decreti in parlamento su molti aspetti fra “semplificazioni e facilitazioni” per il cittadino non c’è santo che tenga e sebbene la legge di cui ho parlato, proposta da una parlamentare della Lega (donne meravigliose) e poi pare ritirata gia nel 2025 siamo in una zona dell’assurdo in cui non stupisce più nulla nelle proposte passate e neppure ci aspettiamo di quelle future .

Il ragionamento non cambia la sanità è aggredita dallo stato e dai privati e noi siamo in mezzo paganti.

Il bilancio strutturato da Giorgetti e sabotato continuamente da quell’attivista cattolicissimo di Crosetto per i suoi mastrugni fra riconversione in armi e spese militari generali per “l’unità nazionale”deve muoversi entro paletti decisi politicamente dalla Meloni & CO e la via più facile dato che nessuno reclama e tagliare al sociale poco per volta ma neppure tanto lentamente, rende bene.

Credo la Scleyn e magari anche Landini, tuoneranno dalla tv in qualche talk show contro questa proposta di legge, ma nessuna battaglia sociale partirà concretamente, sono già tutti lanciati ( e speriamo si schiantino) nella campagna elettorale o al massimo nella ennesima inutile raccolta firme.

L’erosione sociale è comoda e funziona perché tanti pantalone in una nazione che invecchia sempre più , da cui non possono sfuggire e dove le spese per istruzione, ambiente, prevenzione idrogeologica, ecc sono già ai minimi, cresce il rilascio alla privatizzazione utenze dell’acqua e dell’energia e nessuna gestione complessiva dell’agricoltura nel cambio climatico evidente.

Non servono commenti a parole e basta, ma serve organizzare una risposta nel tempo sui territori dalla base dei cittadini prima di tutto trovando modi e formule di aggregazione non ideologiche su obiettivi comuni.

Gianni Gatti 02/09/26

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