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03 Settembre 2026 Ennio Remondino
La guerra in Ucraina non è più solo militare, ma diventa economica. Kyiv dipendere dall’estero, mentre gli Stati europei devono sostenere debito pubblico, energia e riarmo in casa e in Ucraina. Per quanto l’Ucraina potrà combattere, e quanto a lungo i suoi sostenitori potranno permettersi reggere l’impegno attuale? Se resterà in sella qualcuno degli attuali leaders europei.
La guerra diventa una questione di bilancio
La questione è strutturale, spiegano gli economisti: «sostenere una guerra industriale per anni richiede produzione militare, capacità fiscale, energia, materie prime, personale e credito», precisa Analisi Difesa. L’Ue, tra dolori e dissensi interni ha deciso un prestito fino a 90 miliardi all’Ucraina, ed il finanziamento della guerra è diventato una componente permanente della attuale politica finanziaria europea. Ma il denaro preso a prestito trasferisce nel futuro una parte del costo presente, speranze comprese. Mentre i governi nazionali devono finanziare subito pensioni, sanità, infrastrutture, interessi sul debito e contemporaneamente aumentare la spesa militare. Alle prossime elezioni nazionali, molto crack governativi in vista, a partire dalla Sassonia di cui ci ha detto Orteca
Tanta guerra e poche armi
Puoi buttare miliardi, ma non trasformarli di colpo in missili, e munizioni. Il caso Patriot è emblematico. Zelensky accusa i ritardi nelle forniture di Patriot di contribuire alle perdite ucraine. La sacoperta che la capacità finanziaria e la capacità produttiva non coincidono. Anche disponendo delle risorse, dei soldi per acquistare nuovi sistemi, occorrono anni per ampliare le linee produttive, e ricostituire le scorte. Ed ecco l’Europa in trappola: più la guerra si prolunga, più aumenta la necessità di riarmarsi; più aumenta il riarmo, maggiori diventano le risorse sottratte ad altri capitoli di spesa o finanziate attraverso nuovo debito. La Commissione europea indica per il 2026, 45 miliardi di euro di sostegno all’Ucraina, dei quali 28,3 miliardi destinati alle capacità industriali della difesa. Meccanismo sostenibile per un periodo limitato. E già con molti sacrifici. E dopo?
Paradosso di una guerra temuta svenandosi
Il paradosso è evidente: l’Europa aumenta la spesa militare per prepararsi a una guerra potenziale con la Russia mentre deve finanziare una guerra già in corso. Una competizione interna per risorse pubbliche sempre più scarse. L’Ucraina, dal canto suo, non può sostenere autonomamente il costo della guerra. Il sostegno internazionale non è quindi un elemento accessorio, ma una condizione di funzionamento dello Stato. Anche il programma del Fondo monetario internazionale riflette questa dipendenza. «Domanda strategica inevitabile: per quanto tempo i finanziatori occidentali saranno disposti a trasformare il sostegno all’Ucraina in un impegno finanziario pluriennale?», si chiede Riccardo Renzi. Finché la risposta sarà positiva, Kyiv potrà continuare a combattere. Sapendo che il costo viene progressivamente trasferito dai bilanci ucraini a quelli europei.
Perdita del «margine strategico»
«Una guerra non viene necessariamente persa quando finiscono i soldati o quando cade una città. Può essere persa quando le opzioni disponibili diventano progressivamente più costose», la considerazione base. L’Ucraina deve contemporaneamente difendere il fronte terrestre, proteggere le città, preservare la rete energetica, mantenere le esportazioni, produrre droni e sostenere un esercito sottoposto a enormi esigenze di personale e materiali. Enorme, eroico, impossibile. Un po’ più ipocrita il fronte Ue. Ogni Patriot inviato a Kyiv è un sistema che non può essere destinato alla ricostituzione delle scorte americane o europee. Ogni miliardo destinato alla difesa ucraina è un miliardo che deve essere finanziato attraverso tassazione, debito, tagli ad altre spese o crescita economica. E la crescita è la variabile che non può essere data per scontata.
Economicamente o militarmente impossibile?
L’UE continua a mobilitare risorse considerevoli e ha costruito strumenti finanziari pluriennali, riconosce Renzi. Ma questo significa anche che il costo della guerra aumenta mentre diminuisce la possibilità di ottenere risultati decisivi. È qui che sorge la domanda più scomoda: «non quanto costa sostenere l’Ucraina oggi? ma quanto costerà sostenerla ancora per altri tre, cinque o dieci anni?». La risposta determina il vero limite della strategia europea. Perché se il conflitto non produce una soluzione politica e richiede sempre più denaro, armi e debito, prima o poi il problema smette di essere soltanto ucraino. Diventa un problema di finanza pubblica europea.
E quando una guerra comincia a competere con pensioni, sanità, infrastrutture, energia e sicurezza nazionale per le stesse risorse, la questione non è più soltanto quanto si vuole combattere. È quanto ci si può ancora permettere di farlo.