Sull’accordo IG Metal e Wolswaghen

Dal Manifesto del 05/09/26 SEBASTIANO CANETTA

Wolkswagen, sì dei sindacati al piano

Confermati i 100mila licenziamenti – Berlino II

Dopo mesi di acceso confronto fra il sindacato e il management, arriva la luce verde del consiglio di sorveglianza del Gruppo Volkswagen al piano di ristrutturazione basato su 100 mila licenziamenti nel prossimo lustro: 50 mila già stabiliti due anni fa e i 50 mila aggiunti quest’estate dal ceo, Oliver Blume.

Per la proprietà equivale ad accettare la natura del progetto, che taglia un sesto della forza-lavoro del marchio simbolo del made in Germany; secondo Ig Metall, invece, è un accettabile compromesso che serve a evitare il peggio e «non corrisponde affatto all’approvazione del programma proposto dall’amministratore delegato».

Minacciati dalla perdita del lavoro, in prima battuta, sono i dipendenti degli stabilimenti esteri, specialmente gli operai degli stabilimenti Vw in Cina la cui produzione dovrebbe essere riportata in Sassonia per scongiurare la chiusura delle quattro fabbriche di Emden, Hannover, Neckarsulm e Zwickau. «Per valutare i risultati ottenuti dai lavoratori in questa vertenza bisogna guardare oltre la situazione immediata di Volkswagen.

In altre aziende il consiglio di amministrazione avrebbe semplicemente dichiarato la chiusura degli stabilimenti e l’avrebbe sottoposta alla ratifica dell’organo incaricato della supervisione. Il piano sarebbe diventato operativo, come è accaduto nello sito Continental di Acquisgrana.

Al contrario in Vw non c’è stata alcuna approvazione da parte del consiglio di sorveglianza: abbiamo solo concordato di sviluppare un nuovo modello per la futura struttura produttiva della rete europea. Tutto è ancora in corso e niente è stato deciso definitivamente» assicura il sindacato metalmeccanico.

A sentire i media di riferimento della confindustria tedesca, «la fine dello scontro fra la Ig-Metall e il management di Vw è un capolavoro del ceo Blume. L’opinione pubblica si aspettava una riunione tumultuosa del consiglio di sorveglianza, con posizioni inconciliabili e attacchi reciproci. Invece al posto del caos è tornata la ragione» scrive la Wirtschaftswoche.

Stride non poco con la chiave di lettura delle due donne ai vertici del sindacato: Christiane Benner, segretaria La produzione Vw delocalizzata in Cina sarà spostata in Sassonia generale di Ig-Metall, e Daniela Cavallo, presidente del Consiglio di fabbrica di Volkswagen. «La verità è che i lavoratori e il Land della Bassa Sassonia (che detiene 20% dei diritti di voto del consiglio di sorveglianza, ndr) si sono assunti la responsabilità di impedire la pericolosa escalation del conflitto aziendale.

Non abbiamo abbandonato le nostre fabbriche: nessuna chiusura è stata decretata» si legge nella dichiarazione congiunta diffusa ieri a Wolfsburg. Il futuro degli stabilimenti, insistono le due leader, verrà deciso «entro fine giugno 2027 parallelamente alla valutazione del loro potenziale ruolo come modello di riferimento.

In più dovranno essere esaminati gli usi alternativi per i siti produttivi nazionali oggi in crisi. Non si può quindi dire che Volkswagen “muore di licenziamenti”. Il tentativo di trovare una soluzione diventa obiettivo dichiarato di tutte le parti coinvolte». Finora l’unico target della mega-ristrutturazione era stata la necessità degli azionisti di riportare l’indice di redditività a quota 9% entro il 2030. Vuol dire tagliare con l’accetta i costi ma anche gli investimenti.

Alla luce del compromesso chiuso ieri non verranno analizzati solo i costi dei dipendenti, ma anche dei materiali, della logistica e della rete di vendita

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