Germania: una fabbrica Volkswagen passerà alla produzione di armi israeliane

dal blog https://www.lindipendente.online

8 Settembre 2026 Salvatore Toscano

Dopo 17 anni di gestione Volkswagen, lo stabilimento di Osnabrück passerà nelle mani del fondo israeliano Aurelius Capital, che lo riconvertirà alla produzione bellica. L’accordo, che ora attende il via libera definitivo da parte delle autorità tedesche, è stato raggiunto dopo una lunga trattativa e si inserisce nel più vasto piano di ristrutturazione annunciato dalla Volkswagen per far fronte alla crisi economica.

Degli attuali 1.800 operai impegnati nello stabilimento della Bassa Sassonia, 1200 dovrebbero mantenere il posto, mentre resta incerto il futuro degli altri. Il primo progetto dopo la riconversione dovrebbe coinvolgere l’israeliana Rafael Advanced Defense Systems, nota ai più per aver costruito i sistemi di difesa antimissile Iron Dome e Iron Beam.

Dei dettagli dell’accordo preliminare tra Volkswagen e Aurelius Capital si sa ancora poco. Il fondo israeliano dovrebbe guidare lo stabilimento di Osnabrück da socio di maggioranza, affiancato dallo Stato tedesco della Bassa Sassonia. Nei primi passi della nuova società dovrebbe essere coinvolta anche la produttrice israeliana di armamenti Rafael Advanced Defense Systems, per la realizzazione di sistemi e componenti per la difesa aerea destinati alla Germania e all’Europa, almeno secondo quanto dichiarato da Volkswagen, che tuttavia non esclude «ulteriori partenariati e progetti sotto l’egida della nuova società».

L’accordo, che ora attende l’approvazione definitiva da parte delle autorità tedesche, era nell’aria. Già ad aprile la multinazionale era in trattative con la Rafael Advanced Defense Systems, di proprietà dello Stato israeliano e controllata dal Ministero della Difesa.

Ha un rapporto preferenziale con le Forze di Difesa Israeliane (IDF), i cui crimini sono stati denunciati da ong e Nazioni Unite.

Questi legami sono stati denunciati dai cittadini tedeschi, riuniti nell’Osnabrücker Friedensinitiative (OFRI).

La portavoce Marie Dominique Guyard ha sottolineato come «la produzione per un’azienda israeliana di armi equivalga di fatto a un sostegno alle guerre che lo Stato di Israele sta conducendo contro i palestinesi, il Libano e l’Iran». Le proteste contro l’accordo non sono arrivate soltanto dalla società civile tedesca, ma anche dal Qatar (terzo azionista della Volkswagen), che ha ottenuto una modifica limitata, facendo virare la cessione sul fondo di investimenti Aurelius, con base operativa a Tel Aviv.

Quello di Osnabrück è uno stabilimento storico, all’interno del quale si producono automobili da 125 anni. Nel 2010, a seguito del fallimento di Karmann, venne rilevato dalla Volkswagen. Quando l’emergenza sembrava rientrata, alle porte dell’impianto della Bassa Sassonia venne a bussare la crisi della multinazionale tedesca. A dieci anni di distanza, Volkswagen ha messo a punto un imponente piano di licenziamenti.

Pochi giorni fa, ha annunciato l’intenzione di tagliare ulteriori 50mila posti di lavoro, che si aggiungono agli altri 50mila previsti entro il 2030.

Nel piano di ristrutturazione rientra anche la chiusura o la cessione di diversi stabilimenti, a partire da quello di Osnabrück, dove non sarà rinnovato il contratto per la produzione della T-Roc Cabriolet, in scadenza l’anno prossimo. Al suo posto ci sarà, secondo i piani della multinazionale tedesca, la riconversione bellica, a favore di sistemi di difesa aerea. Volkswagen difende la decisione traslandola sul piano dell’occupazione.

Secondo la dirigente Daniela Cavallo, verranno garantiti, almeno fino al 2029, 1.200 posti di lavoro.

La vendita dello stabilimento di Osnabrück si inserisce in una tendenza più ampia, che sfrutta la crisi in cui versa l’industria automobilistica europea per portare avanti gli ambiziosi piani di riarmo messi a punto di recente.

In Francia, Renault ha siglato un accordo con il Ministero delle Forze armate per produrre in serie – negli stabilimenti di La Mans e Cléon — il drone militare polifunzionale denominato “Chorus”.

La sensazione è che Renault e Volkswagen possano essere presto seguite da altre aziende. In Italia il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, aveva annunciato — senza poi dargli seguito — un possibile piano per convertire le fabbriche del settore auto in industrie per la difesa, soprattutto alla luce della crisi di Stellantis.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.

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