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6 Ottobre 2026 Massimo Nava
Al vertice Nato di Varsavia, in cerca di motivazione ‘alte’, si arrampicano sul latino: «Si vis pacem, para bellum». Nell’ipotesi che nella NATO si voglia la pace, l’Europa, come ‘prepara la guerra’, si chiede il Corriere. Prova a rispondere Massimo Nava.
Piani di riarmo colossali ma…
Fabbriche di automobili, come Volkswagen e Renault che stanno organizzando la riconversione di alcuni stabilimenti a produzioni militari. Ma una valutazione più approfondita porta a considerazioni meno promettenti per quanto riguarda il progetto generale di difesa comune europea, coesione di programmi e investimenti, tempi di realizzazione, compatibilità con le condizioni stringenti di bilanci pubblici (Italia, Francia, Germania in testa), a causa dei costi dell’energia e dell’inflazione. Considerazioni che non rassicurano rispetto alla narrazione ansiogena sulle possibili minacce russe che, se fossero messe davvero in pratica oggi, troverebbero l’Europa impreparata, nonostante piani di riarmo colossali.
L’irrazionalità di progetto
Alcuni esempi? La Francia e la Germania stavano costruendo l’Mgcs, potente carro armato del futuro, ma Berlino si è ritirata dal progetto, obbligando di fatto Parigi a andare avanti da sola. Il capo di Stato maggiore della Francia, generale Fabian Manson ha parlato di miliardi in fumo e di un costo supplementare del 30 per cento. Non sono state del tutto comprese le ragioni di questa revisione, ma sembra una questione di soldi. La Francia è infatti alle prese con un debito pubblico enorme e ha difficoltà per nuovi investimenti. Armin Papperger, amministratore delegato di Rheinmetall, il potente conglomerato tedesco per l’industria militare, ha detto al quotidiano Welt am Sonntag che Parigi stava valutando di ridurre il proprio contributo. Il crescente indebitamento dello Stato incide sui programmi di armamento e questo è stato percepito da Berlino come un disimpegno francese. Dopo il fallimento dello Scaf, il programma per il «caccia del futuro», la cooperazione militare franco-tedesca subisce un’ulteriore battuta d’arresto.
Il mio è meglio del tuo
Lanciato nel 2017, il Main Ground Combat System avrebbe dovuto sostituire i carri armati Leclerc e Leopard 2 tra il 2040 e il 2045. Tempi comunque lunghissimi che danno un’idea della sproporzione temporale e strategica fra l’urgenza delle decisioni politiche e l’effettiva programmazione dell’industria militare. A meno che al tavolo di ingegneri, ministri e generali non siano seduti anche indovini e sciamani, nessuno è in grado di prevedere quali saranno gli scenari di guerra e i nemici di domani, un domani scadenziato a venti o trent’anni. Basti riflettere sulla rivoluzione dei droni, la nuova arma di guerra che ha stravolto gli scenari in Ucraina e nel Golfo. Droni che peraltro costano molto meno di un carro armato o di un caccia e sono più efficaci. Parigi deve scegliere tra lo sviluppo di un carro armato nazionale, che garantisce l’autonomia ma appesantisce il conto, e la ricerca di nuovi partner europei per condividere i costi.
Polonia cingolata
Mentre Francia e Germania rallentano, ecco l’importante passo in avanti della Polonia che, secondo il sito di notizie militari «Armées», disporrà entro il 2030 di 1.100 carri armati, superando in numero quelli di Germania, Francia, Italia e Regno Unito messi insieme. E saranno 1.600 nel 2032. Varsavia sta sviluppando da sola una deterrenza convenzionale nei confronti della Russia, anche se la disfatta dei carri russi sul terreno di battaglia ucraino, suona come un monito all’impiego di questo mezzo nella guerra moderna. Questo potenziamento militare, finanziato con un investimento pari al 4,7% del Pil nel 2025, supera di gran lunga gli standard europei.
Massa corazzata
«In assenza di deterrenza nucleare, Varsavia si affida a una dottrina basata sulla massa corazzata». Amélie Zima, dell’Ifri, spiega che la Polonia cerca in questo modo di rendere qualsiasi aggressione russa troppo costosa. Questa strategia mira a dissuadere Mosca con la minaccia di una massiccia risposta convenzionale». Già prima dell’invasione russa, la Polonia aveva ordinato carri armati negli Stati Uniti e in Corea del Sud. I nuovi prodotti consentono una maggiore agilità sul terreno e aumentano la resistenza della corazza.
Caccia del futuro lontano
Mentre si pensa ai nuovi carri armati, si progettano anche gli aerei da combattimento del futuro. In questi giorni, è stato presentato a Torino, nello stabilimento di Leonardo, il caccia Gcap, che nascerà dalla joint venture Edgewing tra Leonardo, la britannica Bae Systems e la giapponese Japan Aircraft (Jaiec). Lo sviluppo dell’aereo, secondo i vertici dell’azienda, è previsto per il 2035, una scadenza considerata positiva, secondo quando ha detto l’ad di Edgewing, l’ingegner Marco Zoff (sì, è il figlio di Dino, ndr): «Siamo in anticipo grazie allo spirito di collaborazione con inglesi e giapponesi». Il programma prevede la produzione della nuova generazione di aerei almeno fino al 2070 e potrebbe essere prodotto in collaborazione con altri Paesi.
Canada di traverso a Trump
Il Canada è stato ammesso come osservatore. La Germania ha manifestato interesse a entrare come socio. «Sono decisioni – spiega Lorenzo Mariani, ad di Leonardo – che competono ai governi. Dal punto di vista industriale, l’allargamento della base del progetto sarebbe certamente un vantaggio perché amplierebbe le competenze e aumenterebbe le risorse disponibili. Ma un ingresso diretto a breve termine nella joint venture comporterebbe una revisione della governance e, di conseguenza, si rischierebbe un allungamento dei tempi». Tempi lunghissimi dunque. E contraddizioni anche in questo campo.
Finlandia vola America F-35
Nei giorni scorsi, la Finlandia, ha preso in consegna nuovi caccia F-35 dell’americana Lockheed Martin. Ma il giornale Helsingin Sanomat ha rivelato che il velivolo avrebbe prestazioni inferiori a quelle promesse dal costruttore. La causa sarebbe un sistema di sensori e radar non ancora installato sui velivoli. Sistema da installare in un secondo momento, ma a spese dello Stato finlandese. Il contratto che lega Helsinki a Washington, firmato nel 2021, riguarda 64 F-35, per un importo di 9,4 miliardi di dollari, secondo l’Helsinki Times, che lo presenta come il più importante contratto di armamenti mai concluso dalla Finlandia. I velivoli devono sostituire la flotta di F/A-18 ed essere tutti consegnati entro la fine del 2030. La Finlandia è membro della Nato dall’aprile 2023.
Svizzera guarda e diffida
La questione è rimbalzata sulla stampa svizzera, dato che anche Berna ha ordinato lo stesso tipo di caccia alle stesse condizioni. La consigliera nazionale Linda De Ventura (PS/SH) ha lanciato l’allarme sul rischio finanziario rappresentato dal programma. «L’F-35 rischia di diventare un pozzo senza fondo», ha dichiarato. Sui tempi delle consegne del futuro da parte degli Stati Uniti pesano poi le incognite legate alla guerra nel Golfo. La stima di aerei ed elicotteri perduti è controversa, ma si parla di alcune decine, fra abbattuti e danneggiati
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