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20 Ott , 2026|Giuseppe Libutti e Angelica Cavone
Alla manifestazione della “via maestra”, convocata nel segno della Costituzione e dei suoi valori, ha preso la parola anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Dal palco ha richiamato i principi della Carta e la necessità di rimetterli al centro dell’azione politica. “Nella Costituzione c’è una strada, c’è la via maestra”, ha detto, aggiungendo che i giovani, dopo aver salvato la Costituzione, dovrebbero ora salvare l’Italia.
Sono parole che chiunque potrebbe sottoscrivere. Il problema è chi le pronuncia. In cinque anni alla guida della Capitale Gualtieri ha fatto del ricorso ai poteri straordinari, della marginalizzazione del confronto democratico e della prevalenza delle grandi operazioni economiche sugli interessi delle comunità locali i tratti più riconoscibili della propria amministrazione.
Per misurare la distanza tra il discorso e la pratica bisogna ricordare che Gualtieri non è soltanto il sindaco di Roma. È anche commissario straordinario del Governo per il Giubileo, titolare di poteri eccezionali grazie ai quali sono andate avanti alcune delle opere più contestate della città, dall’inceneritore di Santa Palomba al biodigestore di Casal Selce. Sono poteri conferiti dallo Stato, allargati nel tempo dal legislatore e mantenuti dal Governo di Giorgia Meloni, che il sindaco ha usato per prendere decisioni destinate a segnare Roma molto a lungo. Opere che per natura e durata non hanno nulla di temporaneo e non rispondono alle esigenze delle celebrazioni giubilari, perché fissano il modello industriale, ambientale e urbanistico della Capitale per i prossimi decenni.
C’è poi un paradosso evidente. Il Giubileo si è concluso, ma i poteri restano e scadranno soltanto il 31 dicembre 2026. Ancora lo scorso agosto il commissario ha firmato ordinanze sulle aree destinate al polo impiantistico dell’inceneritore. Viene allora naturale chiedersi che rapporto ci sia tra l’evento straordinario che ha giustificato quei poteri e il loro impiego per realizzare opere permanenti, sottratte al normale confronto politico e territoriale. La questione va oltre la legittimità formale dei singoli atti e riguarda la loro compatibilità sostanziale con il principio democratico, con il ruolo degli organi rappresentativi e con la possibilità effettiva dei cittadini di partecipare alle decisioni pubbliche.
Per questo l’intervento alla Via Maestra lascia sconcertati. Chi invoca la Costituzione dovrebbe rispettarne la lettera e anche lo spirito, che non si riduce alla facoltà di concentrare il potere decisionale nelle mani di una sola persona trattando il confronto con le comunità come un intralcio da superare.
Non è un caso che nelle tante manifestazioni contro i poteri commissariali e contro l’inceneritore siano comparse immagini di Gualtieri nei panni di un gerarca del Ventennio. È una provocazione aspra, che però dà voce a chi da anni denuncia una gestione autoritaria delle scelte amministrative e vede nella concentrazione dei poteri una grave regressione democratica. Queste mobilitazioni, pacifiche e nate per difendere il territorio, l’ambiente e la partecipazione, si sono scontrate troppe volte con la chiusura dell’amministrazione e con l’ostilità di gran parte del Partito democratico e delle altre forze politiche che compongono la maggioranza di governo della città.
Ne esce una contraddizione difficile da reggere. La piazza viene celebrata quando contesta il Governo nazionale e diventa un problema quando rivolge le stesse richieste al governo della città, come se la Costituzione valesse in base al colore politico di chi amministra.
Dove non arrivano i poteri del Giubileo intervengono altri strumenti straordinari di matrice governativa. Il nuovo stadio della Roma a Pietralata ne è l’esempio più chiaro. Dopo la dichiarazione di pubblico interesse approvata dall’Assemblea Capitolina, il progetto è stato inserito in un percorso commissariale legato agli Europei di calcio del 2032, fino all’autorizzazione unica rilasciata nel settembre 2026. Ancora una volta una grande operazione viene presentata come interesse pubblico prevalente, mentre sul territorio pesano le conseguenze per le famiglie coinvolte nelle procedure di acquisizione e di esproprio e per chi contesta la trasformazione dell’area.
È un’idea di interesse pubblico in cui troppo spesso finiscono per prevalere gli interessi economicamente più forti su quelli dei residenti e delle comunità locali, e in cui l’amministrazione, invece di riequilibrare rapporti di forza diseguali, rischia di consolidarli.
La stessa logica si ritrova negli ex Mercati Generali, dove la partecipazione è stata rovesciata. Prima si decide il destino di un grande patrimonio pubblico, poi si annuncia il coinvolgimento dei cittadini. Una partecipazione che arriva a scelte già compiute non è partecipazione, al massimo è una consultazione su decisioni prese da altri.
Il quadro che ne risulta è quello di un governo della città in cui le procedure democratiche sono vissute come un rallentamento anziché come una garanzia, il confronto con le comunità viene piegato all’efficienza amministrativa e il successo politico si misura sulla realizzazione delle grandi opere.
La Costituzione però non è stata scritta per permettere a chi governa di decidere senza ostacoli. Si regge sulla distribuzione dei poteri, sulla rappresentanza democratica, sull’eguaglianza sostanziale, sulla tutela dei diritti e sul dovere delle istituzioni di rimuovere ciò che impedisce il pieno sviluppo della persona. L’articolo 3, al secondo comma, affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, e dovrebbe essere il riferimento di qualunque amministrazione che si dica di sinistra. A Roma invece, dalla gestione del patrimonio pubblico alle trasformazioni urbanistiche, le politiche sembrano andare troppo spesso nella direzione opposta, favorendo i grandi soggetti economici, subordinando le esigenze sociali agli investimenti privati e sacrificando la partecipazione alla rapidità delle decisioni.
Lo avevamo scritto già nell’ottobre del 2023, proprio su La Fionda, in un articolo dedicato alla questione Italia e alla questione Roma e alla necessità di cambiare rotta. Sostenevamo allora che le forze sociali che giustamente si mobilitavano contro il Governo Meloni avrebbero dovuto guardare con lo stesso spirito critico al governo della Capitale, che su temi decisivi come i rifiuti e il patrimonio pubblico perseguiva politiche nella sostanza coincidenti con quelle della destra. Tre anni dopo quelle considerazioni sono ancora più attuali. In quell’occasione richiamavamo anche le parole del segretario generale della Cgil Maurizio Landini, che non nascondeva la propria insofferenza verso governi che si dicono di centrodestra o di centrosinistra e poi fanno le stesse politiche.
Che senso hanno oggi quelle parole, se sul palco di una manifestazione in difesa della Costituzione sale proprio il sindaco che nella Capitale esercita poteri straordinari conferiti dal governo e usati per realizzare opere duramente contestate dalle comunità locali? Non si può denunciare la compressione degli spazi democratici sul piano nazionale e ignorare quella che i territori romani denunciano da anni, né difendere la partecipazione quando in causa c’è Giorgia Meloni e considerarla un ostacolo quando a governare è Roberto Gualtieri.
A rendere il quadro più paradossale c’è anche la durata del mandato. Gualtieri ha superato il quinto anniversario della sua elezione e continua a esercitare le funzioni di sindaco in attesa del voto. È una ragione in più per riflettere sul rapporto tra durata del mandato, legittimazione democratica e uso dei poteri straordinari, perché conta chi esercita il potere ma conta altrettanto come lo esercita e quanto i cittadini possano davvero incidere sulle decisioni che riguardano la loro vita.
Tra le associazioni e le realtà sociali che hanno partecipato alla “Via Maestra” ci sono organizzazioni sinceramente impegnate nella difesa della Costituzione, dell’ambiente e dei diritti fondamentali. È a loro che vogliamo rivolgere una domanda. Si può davvero affidare la celebrazione dei valori costituzionali a un sindaco che sta costruendo un inceneritore da 600.000 tonnellate l’anno e ha promosso i biodigestori, compreso quello di Casal Selce, in un territorio agricolo dell’Agro Romano contro cui cittadini e comitati si mobilitano da anni? Nessuno vuole negare a Gualtieri il diritto di parola. Quello che chiediamo è quale credibilità politica abbia una manifestazione in difesa della Costituzione che offre una tribuna privilegiata a chi ha scelto di governare con strumenti eccezionali.
Ascoltare il sindaco ci ha profondamente indignato, e non perché non condividiamo i principi che ha richiamato. Al contrario, li consideriamo troppo importanti per vederli ridotti a formule buone per le piazze e dimenticate nei palazzi del potere.
C’è anche un rischio politico più serio. Se la difesa della Costituzione coincide soltanto con l’opposizione al Governo nazionale e si tace sulle politiche analoghe delle amministrazioni di centrosinistra, la battaglia costituzionale perde significato e si alimenta quella sfiducia nella politica di cui la destra continua a beneficiare. La Costituzione non può essere una bandiera da sventolare contro gli avversari e da riporre quando a tradirne lo spirito sono gli alleati.
Il rispetto per le migliaia di persone scese in piazza con la “Via Maestra” resta intatto, ed è proprio quel rispetto a imporci di non tacere le contraddizioni di chi ha parlato dal palco. Il nostro rispetto va anche, però, alle cittadine e ai cittadini che da anni si battono contro l’inceneritore di Santa Palomba, contro i biodigestori, contro il consumo di suolo, contro la subordinazione del patrimonio pubblico agli interessi privati e contro la riduzione degli spazi di partecipazione. Spesso soli e tra mille difficoltà, continuano a rivendicare il diritto di partecipare alle scelte sul proprio territorio e chiedono il rispetto sostanziale dei principi costituzionali anche quando questo significa opporsi al sindaco espresso dal principale partito di opposizione al Governo.
La Costituzione non si difende soltanto nelle grandi manifestazioni. Si difende ogni giorno nei quartieri, nei territori, nelle vertenze sociali e ambientali, opponendosi alla concentrazione del potere e pretendendo che l’interesse pubblico non venga confuso con quello dei soggetti economicamente più forti. Se esiste davvero una via maestra indicata dalla Carta, non passa per i poteri speciali del commissario di Governo Roberto Gualtieri. La Costituzione non si difende a giorni alterni, e non perde valore quando a comprimerne i principi è un’amministrazione che si dichiara di centrosinistra. Di: Giuseppe Libutti e Angelica Cavone