Kushner e i finanziamenti occulti per la «famiglia»

Dal blog https://www.remocontro.it/

29 Ottobre 2026 Ennio Remondino

Ovunque: dal Medio Oriente alla Russia. Trame e fondi neri: lo scandalo sul genero del Presidente Usa, marito di Ivanka Trump e «inviato speciale per le missioni di pace» ha, in apparenza, la stoffa per la trama di un film di spionaggio ed intrigo finanziario internazionale. Un’inchiesta ricostruisce le trame intessute con le monarchie del Golfo e Mosca

‘Principi e ladri’

Un libro di prossima pubblicazione, «Princes and Thieves…». «Principi e ladri: il piano segreto di Jared Kushner e Mohamed bin Zayed per rimodellare il Medio Oriente», scritto da Matthew Cole, descrive come il genero presidenziale abbia gestito fondi neri forniti dal principe saudita Mohammed Bin Salman e Mohamed bin Zayed Al Nahyan, presidente degli Emirati arabi uniti, allo scopo di dirigere l’evoluzione dello scenario mediorientale.

Le rivelazioni, anticipate dall’autore nell’attuale numero di Vanity Fair, risalgono al primo mandato Trump, quando il giovane Kushner era «consigliere speciale» della Casa bianca con delega agli ‘Accordi di Abramo’. «In quella veste l’erede della dinastia immobiliare famigliare aveva visitato Israele e gli stati del Golfo decine di volte (fra le iniziative “diplomatiche” era stato fra i primi fautori del progetto di conversione della Striscia di Gaza in un resort di lusso».

‘Affinity Partners’ con miliardari arabi

Il racconto di Luca Celada scorre prudente tra dettagli sconvolgenti. I fitti rapporti con le monarchie del Golfo in quel periodo avevano apparentemente agevolato gli ingenti investimenti di queste ultime nella società che aveva successivamente fondato. «Nella Affinity Partners di Kushner, sauditi, Emirati e Qatar avevano investito oltre due miliardi di dollari. (Nel 2018 inoltre, il Qatar aveva contribuito 1.28 miliardi di dollari tramite la controllata Brookfield Asset Management al fallimentare investimento di Kushner nel grattacielo al 666 della Quinta strada di New York)».

Finanziamenti occulti, un sistema

Ma il sistema di finanziamenti occulti descritti da Cole va oltre i già documentati e numerosi conflitti di interesse legati all’attività politica e imprenditoriale del delfino di Trump, rivelandolo come cointestatario di un conto della First Abu Dhabi Bank, a nome della Watani Al Emarat Foundation, una fondazione benevola legata al presidente degli Emirati. In quel conto a partire dal 2017 Emirati e sauditi avrebbero depositato (tramite un istituto finanziario in Azerbaijan) circa 750 milioni di dollari per finanziare, tra l’altro, i programmi di intelligence ed armamento Segreto degli Uae. «Kushner avrebbe inoltre avuto accesso ad un secondo conto di un miliardo di dollari aperto da Mohamed bin Zayed Al Nahyan nella Banca centrale di Israele col consenso di Benyamin Netanyahu. Il primo ministro israeliano è da decenni uno stretto amico dei Kushner, [storica famiglia di origini ebraiche NdR], e frequente ospite della casa di famiglia in New Jersey».

Spie russe del GRU e olandesi del MIDV

Dai dettagli raccolti da Cole attraverso numerose fonti confidenziali in anni di inchiesta (subito smentiti, ma non legalmente contestati, dai legali di Kushner) emergono i contorni di una commistione malsana di interessi nazionali e tornaconti personali (e famigliari) sotto pretesto di diplomazia geopolitica. Ancora più rocamboleschi, tuttavia, sono i retroscena di come è venuta alla luce tutta la faccenda, a partire dal reclutamento di un agente dei servizi russi (Gru) da parte dell’intelligence olandese (Mivd). Il doppio agente rivela agli olandesi che Mosca ha accesso diretto al cellulare di Kushner. Dal 2018 questi ultimi prendono a monitorare le schermate dell’inviato speciale di Trump e così scoprono i frequenti ed ingenti movimenti di fondi attuati da Kushner dai due conti segreti per iniziative diplomatiche “in nero” di cui rimarranno all’oscuro commissioni parlamentari e dicasteri ufficiali.

Un signore della guerra, un mercenario e un ex sicario

Fra questi, quelli che nel libro sono descritti come pagamenti a «un signore della guerra, un mercenario e un ex sicario». (La cronologia degli eventi comprende l’anno, 2018, dell’assassinio del corrispondente dal Washington Post Jamal Khashoggi nei locali dell’ambasciata saudita di Istanbul). «Il libro in sostanza correda di dati e testimonianze i sospetti sulla ‘relazione speciale’ di Kushner, e attraverso di lui della amministrazione/dinastia Trump, con gli emiri del Golfo. Il ruolo di Netanyahu getta poi una luce equivoca sugli accordi di Abramo alla luce dell’unità di intenti fra il premier israeliano e Mohamed bin Zayed, entrambi forti sostenitori della guerra americana all’Iran».

‘Diplomazia’ d’affari

«Uno sconvolgente spaccato delle dinamiche dell’era in cui oligarchie globali hanno convertito la diplomazia in strumento per affari e la geopolitica in business privato gestendo il potere con fiumi carsici di soldi che sostituiscono la politica». Kushner è tra l’altro legato alle tentate speculazioni immobiliari che hanno avuto un ruolo scatenante nei movimenti di protesta in Serbia ed Albania, sottolinea il Manifesto (la tentata conversione del ministero della difesa a Belgrado in albergo di lusso ed il resort proposto per l’isola di Sazan).

La reazione popolare contro quei progetti sembra indicare una crescente insofferenza per la supponenza di una dilagante corruzione che queste ultime rivelazioni sembrano destinate solo ad incrementare.

Tags:diplomazia d’affari.Jared KushnerspeculazioniTrump

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